Papa Leone XIV
Papa Leone XIV (Ansa)

Colazione, pranzo e primi passi in stanza. È nei dettagli più ordinari che ieri, a 24 ore dall’intervento, si è capito come stia Leone XIV. Nel pomeriggio il medico personale del Papa, Luigi Carbone, e il chirurgo Stefano Margaritora hanno fatto sapere attraverso la sala stampa che gli esami del sangue e la radiografia del torace eseguiti in mattinata «confermano un decorso post-operatorio regolare» e che «i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito».

Il pontefice «ha svolto la fisioterapia respiratoria e ha iniziato a camminare in stanza, ha ripreso una regolare alimentazione» e, conclude la nota, «il decorso procede secondo quanto previsto». Già alle 8.48 il Vaticano aveva parlato di una notte tranquilla. Il direttore della sala stampa, Matteo Bruni, l’ha messa in modo ancora più semplice: «Sta bene, l’umore è buono», e infatti ha persino concelebrato messa al decimo piano del Gemelli.

Del resto il primo bollettino, arrivato martedì in tarda serata, aveva già detto l’essenziale: per rendere l’intervento radicale i chirurghi hanno asportato con tecnica videoassistita il lobo inferiore del polmone destro, l’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato un adenocarcinoma, e il Papa si è svegliato senza complicanze.

Al decimo piano del Gemelli, dove Leone XIV è ricoverato con la sua famiglia pontificia in un’area chiusa a tutti, la consegna è il riposo. Davanti all’ospedale, intanto, crescevano immagini, lumini e uno striscione con la scritta «L’ematologia saluta il Papa!». Il cappellano, don Nunzio Currao, durante la messa delle 13 nella cappella intitolata a Giovanni Paolo II ha riferito che Prevost ha chiesto di pregare il Rosario per la pace, e dal Perù, dove Leone è stato missionario e vescovo, il presidente Keiko Fujimori ha invitato i connazionali a una «grande catena di preghiera» affidandolo al Signore dei miracoli.

Il fratello del Papa: «Il tumore era cattivo, ma è stato rimosso completamente»

C’è poi chi la malattia la conosce da vicino. Louis Prevost, fratello maggiore del pontefice, ha raccontato alla tv americana che l’annuncio di domenica è stato per la famiglia uno choc, anche perché lui stesso è in cura per un tumore. Si tratta, ha spiegato la moglie Deborah alla CBS, di un mieloma multiplo, un tumore del sangue diagnosticato nel 2017: dopo le terapie del 2019, con le cellule staminali e una sperimentazione clinica, la malattia era rimasta a livelli molto bassi, ma circa tre mesi fa è uscita dalla remissione, e ora Louis Prevost segue un nuovo studio clinico in un ospedale della Florida, dove vive.

Al fratello aveva chiesto se fosse in pericolo di vita, sentendosi rispondere di no, e dopo l’operazione ha ricevuto un messaggio dal più stretto collaboratore del Papa: Leone XIV era sveglio, stava bene e non sentiva dolore. Il tumore del Santo Padre, ha detto Louis Prevost, era «cattivo», ma è stato «rimosso completamente».

Le prossime tappe: esame istologico e valutazione dei linfonodi

Che cosa accadrà adesso lo diranno l’esame istologico definitivo e la valutazione dei linfonodi, perché è lì, ha spiegato Claudio Micheletto, direttore della Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona, che va verificata «l’eventuale presenza» di cellule tumorali. Se il quadro resta quello di un tumore preso in fase precoce, la chirurgia può essere risolutiva e gli toccheranno solo controlli periodici; se invece emergessero altri elementi, ha osservato Edoardo Mercadante, che dirige la Chirurgia toracica del Regina Elena di Roma, si valuterà una terapia adiuvante che, a seconda del profilo molecolare del tumore, potrà essere la chemioterapia, l’immunoterapia o una terapia biologica.

Resta la domanda sul viaggio in Uruguay, Argentina e Perù, in calendario dal 6 al 17 novembre: undici giorni, 14 voli e tappe in quota come Cusco, oltre i 3.000 metri. Ufficialmente nulla è cambiato, ma l’arcivescovo di Montevideo, il cardinale Daniel Sturla, alla domanda su un possibile alleggerimento ha commentato che è «troppo presto per rispondere», e fonti vaticane ripetono che a decidere sarà il decorso.

L’omelia del Papa: «Senza famiglie solide il mondo non ha avvenire»

In piazza San Pietro, ieri, il Papa ha parlato lo stesso. A leggere l’omelia preparata da Leone XIV per la messa conclusiva dell’incontro sui dieci anni di Amoris laetitia è stato il cardinale Luis Antonio Tagle. Il testo dell’omelia, che cita più volte Amoris laetitia, a cominciare dalla certezza che «per quanto ferita possa essere una famiglia, essa può sempre crescere a partire dall’amore», merita più di una citazione: «Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire».

Le famiglie sono per il Papa scuole di un amore «fondamentale per il nostro stesso esistere e stare insieme come esseri umani», nel quale «affondano poi le loro radici anche i valori dell’apertura e del rispetto verso la vita, dal concepimento al termine naturale».

E c’è un passaggio che, letto mentre il mondo prega per lui, suona come un esame di coscienza: «La famiglia è luogo privilegiato di preghiera», ma «bisogna riconoscere che oggi in molte parti del mondo l’abitudine a pregare insieme tra le mura domestiche, prima dei pasti, all’inizio e al termine della giornata o in occasioni particolari, si è assai indebolita». Chissà che la convalescenza di un Papa non serva anche a riprendere quell’abitudine.

Correggi l’incongruenza sul PerùRendi più sobrio il titolo

Da non perdere

Chiesa e fede

Sul fine vita i vescovi tradiscono papa Leone

Il pressing attribuito a Cei e Santa Sede per una legge sul fine vita si scontra con le parole di Leone XIV contro la morte programmata. Sullo sfondo, il dibattito sull’autonomia dei medici e sui certificati per i migranti destinati ai Cpr.