Il Papa è malato e la cristianità non sta bene
Papa Leone XIV (Ansa)

Salvo brevi periodi, il terzo millennio è stato a lungo contrassegnato dalla figura del Papa Malato. Cominciò Giovanni Paolo II, con la sua lunga malattia che si acuì nei primi cinque anni dopo il 2000, che furono gli ultimi del lungo pontificato di Karol Wojtyla. Sorse allora la domanda se il Papa dovesse lasciare il Soglio di Pietro perché era fortemente condizionato dalla malattia; ma quel Papa dal coraggio leonino portò fino alla fine il suo Apostolato, pur vivendo con momenti d’insofferenza e perfino di ribellione quella lunga malattia con i suoi impedimenti.

Fu profeta Giovanni Paolo II quando definì il Policlinico Agostino Gemelli di Roma la terza sede del Papa dopo quella di San Pietro, e prima di quella, ormai raramente abitata, di Castel Gandolfo. Così è stato in questo scorcio di millennio.

Da Giovanni Paolo II a Leone XIV: i Papi e la malattia

Gli successe papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, e dopo una tregua di pochi anni cominciarono a insorgere notizie poco rassicuranti sulla sua salute, fino alle clamorose dimissioni giustificate proprio dai motivi di salute che poi, considerando i suoi dieci anni di vita come Papa «a latere», si rivelarono preoccupazioni perlomeno eccessive.

Fu poi la volta di papa Francesco, in cui lo spettro della malattia apparve allontanarsi dalla Santa Sede, anche se restava qualche apprensione per il Papa emerito, salvo tornare a fare i conti con la malattia negli ultimi anni di pontificato di Jorge Mario Bergoglio, alle prese ancora con il Gemelli, fino all’immagine del Papa in carrozzella. Poi la sua morte, a poca distanza da quella del suo predecessore. Nel giro di un paio d’anni abbiamo assistito a doppi funerali solenni per la morte dei due papi.

Leone XIV, il nuovo Papa alle prese con la malattia

Ora è appena trascorso un anno e mezzo dall’elezione di un Papa relativamente giovane e ritenuto in buona salute, che avevamo visto a cavallo e che vedevamo camminare con passo spedito e sicuro dopo le difficoltà di movimenti dei suoi predecessori.

E siamo ancora, a sorpresa, dopo così poco tempo, davanti a un Papa che confessa senza ipocrisie la sua malattia, che va a operarsi tempestivamente al Gemelli, e dopo il buon esito dell’operazione si apprende che aveva un adenocarcinoma, una brutta bestia ai polmoni. Si attendono ora gli esami istologici per capire se il cancro ha intaccato i linfonodi e altre parti del corpo.

Ma siamo ancora al quarto assalto al corpo del quarto Papa in questo primo spicchio di millennio. L’agenda dei prossimi impegni, il clima interno alla Curia e alla cupola del Vaticano, i tramestii serpeggianti di voci e manovre dietro quel fulmine a ciel sereno, hanno rimesso in fibrillazione la Chiesa, che si trova ancora una volta alle prese con un Papa Malato, tra convalescenza, controlli, limitazioni, ansie e incognite sul domani.

La scristianizzazione e il declino della fede in Occidente

Facile e quasi spontanea l’associazione di idee tra la malattia ricorrente dei Papi e il malessere della cristianità in questa epoca. La scristianizzazione non è certo cominciata con questo millennio. I primi segnali risalgono in realtà agli albori della modernità, via via accresciuti e approfonditi nel corso del tempo.

Più che l’ateismo critico e tragico dei tempi andati e più che il conflitto con l’islam, religione più agguerrita, in tutti i sensi, la malattia della cristianità è piuttosto cagionata da quello che viene definito ateismo pratico; ovvero nessuna abiura aperta del cristianesimo, nessuna dichiarazione altisonante di ateismo o di morte di Dio ma uno scivolare continuo verso la totale inavvertenza della fede e del culto religioso, una graduale scomparsa di Dio e di ogni prospettiva religiosa ultraterrena.

L’indifferenza al tema, la sua obsolescenza irreversibile, la sua marginalità o la sua riduzione ad affare privato di piccole minoranze residuali.

Consumismo e tecnica: l’americanizzazione del mondo

E questo, in Occidente ha coinciso con l’americanizzazione del mondo, ovvero con l’adozione di un modello di vita fondato sul primato dei consumi, della tecnica, del benessere, della ricchezza e della potenza.

Con il paradosso aggiuntivo che se il modello di americanizzazione globale è stato un formidabile veicolo di ateismo pratico e di sostituzione della virtù con la felicità, del sacrificio con il godimento, della comunità con l’individuo, la matrice di questo modello, vale a dire gli Stati Uniti, è ancora pervasa di un afflato religioso, anche eccentrico e a volte mal riposto, alimentato da versioni settarie di pseudo-cristianesimo e di religiosità di vario tipo.

Fino alla convinzione derivata dall’ebraismo, del popolo americano come popolo eletto da Dio a guidare le sorti del mondo. L’insistenza sul legame tra ateismo e americanizzazione del mondo, che è poi l’avvento del dominio globale della tecnica e del mercato, non è casuale, se si considera che l’attuale pontefice proviene proprio dagli Stati Uniti, è americano. La sua elezione apparve ispirata dallo Spirito Santo come cura omeopatica rispetto all’ateismo, al nichilismo e alle sette religiose che pullulano negli States. La battaglia contro il nichilismo globale riparte proprio dall’epicentro del mondo.

Il carisma della sofferenza e il peso del pontificato

La malattia ha dato ai Papi del nostro secolo un dono e un fardello: il dono è il carisma della sofferenza, come se il Papa assumesse sulle sue fragili spalle il dolore del mondo e le pene degli uomini; quell’aura che li rende più vicini a Cristo, di cui sono vicari in terra.

Il fardello è invece la difficoltà di rispondere con vigore e con ardore ai mali del mondo, la mano vacillante in un’epoca che esige fermezza e vigore, la voce più flebile mentre si vorrebbe un Papa che fa risuonare alto e forte il suo messaggio al mondo sui temi dell’uomo ma anche della fede, di Dio, della testimonianza e della coerenza.

Un Papa fragile in un mondo dominato dai potenti

La malattia propone l’immagine di un Papa debole in mezzo ai flutti di un mondo dominato dalla forza e dall’arroganza dei potenti, oltreché dal cancro del cinismo, del relativismo e del nichilismo. Un mondo di autocrati e di guerre, di democrazie finte o impotenti, di poteri forti che provengono dai rami della tecnocrazia e della finanza, ma anche dagli apparati militari, dall’industria farmaceutica, dai giganti del web.

E la voce del Papa, anziché farsi più forte davanti a questi giganti imponenti, si attenua, si indebolisce, viene distratta dalla lotta con la malattia che inevitabilmente toglie energie, tempo, respiro, azioni e attenzioni. Naturalmente ci auguriamo che papa Leone XIV superi bene la malattia e le sue conseguenze; e che il male sia circoscritto e superato dopo l’operazione e possa così riprendere la sua missione con pienezza di energie e fiducia nell’avvenire. Ma quando vedi in così pochi anni ancora nuove notizie e nuovi titoli sulla malattia del Papa, per la quarta volta in così poco tempo, quando vedi un altro pontefice varcare i cancelli del Gemelli, la prima riflessione che ti assale è di trovarsi ancora una volta davanti a una malattia non solo personale ma forse epocale, e metaforica, simbolica, per indicare le condizioni della cristianità.

Leone XIV e il futuro della Chiesa

Come oggi salì al Soglio di Pietro 48 anni fa papa Giovanni Paolo II, e ci apparve presto un leone. Che Leone XIV abbia il coraggio di affrontare la sua malattia con la forza vincente che si addice al nome che si è scelto.

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