- In Occidente chi si riavvicina alla fede è interessato al sacro più che a migranti e ambiente. E i battezzati crescono pure nella Francia laicista: +30% nel 2024.
- Lo scrittore Giuseppe Signorin: «La religione mi sembrava non c’entrare con la cultura. Chi è lontano dalla Chiesa ne ha un’idea sbagliata».
- I musulmani sono avvantaggiati (ma sempre meno) dal trend demografico, però sale tra di loro il numero di chi passa al Vangelo. Che «guadagna» 4 milioni di fedeli l’anno.
Lo speciale contiene tre articoli.
Se ha ragione san Gregorio Nazianzeno, vescovo e dottore della Chiesa secondo cui l’Onnipotente «di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell’uomo», a Dio qualche soddisfazione la sta dando perfino l’Occidente laico e secolarizzato. Per quanto scristianizzata, infatti, quest’area del globo è da qualche anno protagonista di parecchie conversioni al cattolicesimo; alcune delle quali perfino clamorose, se si pensa per esempio a J.D. Vance, il vicepresidente eletto degli Stati Uniti d’America, o al Nobel per la letteratura del 2023, il norvegese Jon Fosse, al vescovo anglicano Richard Pain o a Tammy Peterson moglie di Jordan, probabilmente lo psicologo vivente più celebre del pianeta.
A sorpresa, queste conversioni, anche quando non riguardano volti noti, tendono a verificarsi anche là dove uno meno se lo aspetterebbe. Notevole, al riguardo, quanto accade nella Francia di Emmanuel Macron, patria della Rivoluzione francese e d’una cristianofobia dilagante – i 1.000 atti d’odio anticristiano annui sono un record europeo; eppure, la scorsa Pasqua i battezzati adulti sono stati oltre 7.000 (7.135, per l’esattezza), somma ragguardevole se si pensa che corrisponde al 30% in più rispetto al 2023; tanto che i laicisti del quotidiano Libération, davanti a questi numeri, pare siano saltati sulla sedia.
Se non migliaia, comunque certamente centinaia di conversioni al cattolicesimo si verificano anche nelle insospettabili Svezia, Norvegia, Finlandia; il tutto in numeri ancora piccoli, va detto, per parlare di grande ritorno della Chiesa, ma certamente più che sufficienti per attirare l’attenzione e per portare a chiedersi: chi sono i nuovi convertiti? E soprattutto: per quale motivo, nell’Occidente «sazio e disperato» – per riprendere una espressione dell’indimenticabile cardinal Giacomo Biffi – tante anime ancora ritrovano o trovano la via della Chiesa?
Rispondere a simili interrogativi non è affatto semplice, anche perché tali esperienze risultano, in chi le vive, qualcosa di estremamente intimo, motivo per cui l’argomento non ha mai smesso di incuriosire antropologi, psicologi e sociologi della religione. Per la verità, nel corso degli anni, diversi sociologi hanno provato a mettere a punto dei modelli basandosi su dei fattori personali che caratterizzano la conversione religiosa e che la possano rendere in qualche misura prevedibile. Tuttavia, questi modelli non hanno mai convinto del tutto per il semplice fatto che non sono mai riusciti ad offrire una spiegazione esaustiva del processo di conversione che, per questo motivo, ha mantenuto una dimensione misteriosa e affascinante.
Ciò non toglie che degli elementi ricorrenti nelle conversioni siano stati individuati; anzitutto l’età. Le conversioni religiose tendono infatti a manifestarsi, pur con le dovute eccezioni, prima dei 40 anni – quindi interessando soggetti giovani o relativamente tali; inoltre la gran parte di esse si protraggono per periodi non sempre brevi, anche se alcune risultano letteralmente istantanee o quasi; un po’ come la famosa folgorazione sulla via di Damasco di san Paolo. Per quanto riguarda invece ciò che spinge ad abbracciare la fede cristiana, i fattori determinanti sembrano essere prevalentemente due.
Il primo è quello relazionale e, in estrema sintesi, si esprime con la conoscenza e l’influenza di qualcuno che cristiano già è. Il peso delle relazioni nella conversione religiosa emerge da molteplici confessioni e si è manifestata in più occasioni nel corso della storia, come sottolineava il grande sociologo delle religioni Rodney Stark. «I più famosi innovatori religiosi», osservava infatti Stark in un suo libro, «cominciarono convertendo i loro parenti più stretti e i loro amici. Mosè cominciò con sua moglie e suo suocero, passando poi a suo fratello e a sua sorella. I primi convertiti da Zoroastro furono sua moglie e lo zio di questa. Il primo a essere convertito da Maometto fu sua moglie, poi un cugino di questa e dopo ancora i figli da lui adottati, le quattro figlie e vari servitori di famiglia».
Non basta però conoscere qualcuno già credente per convertirsi. Occorre trovarsi davanti un esempio positivo e credibile. Se n’è accorta, tra gli altri, Tamra Hull Fromm, studiosa del Catholic Biblical School del Michigan particolarmente sensibile all’argomento non foss’altro perché lei stessa, nel 2001, ha sperimentato sulla propria pelle l’esperienza di cui si sta parlando, abbracciando il cattolicesimo. Ebbene, la ricercatrice ha prodotto uno studio decisamente interessante, che sia pure per sommi capi merita qui di essere ricordato.
In breve, per la propria tesi di dottorato la Hull Fromm ha realizzato una ricerca su 24 giovani adulti convertiti alla Chiesa cattolica e battezzati nell’arcidiocesi di Detroit. L’aspetto più stimolante di questa indagine riguarda le dinamiche di conversione dei soggetti studiati, che vedono in una figura amica, un testimone che in un primo momento, attenzione, magari neppure appariva un credente, un prezioso se non decisivo viatico verso il nuovo credo. «Il testimone che vive la fede in modo autentico e non giudicante», ha spiegato la studiosa americana esponendo il suo studio, «agisce sia come antidoto ai pregiudizi antireligiosi, sia come accompagnatore verso la fede della persona con cui entra in relazione».
Dopo quello delle relazioni, il secondo fattore che pesa molto nelle conversioni, banalmente, è quello religioso. Esaminando le biografie dei convertiti – intesi come coloro che tornano alla fede cui erano stati educati o scoprono quella cristiana per la prima volta –, troviamo infatti spesso, come passaggio decisivo, quello d’una Messa, di un ingresso in chiesa, della visita a un santuario o anche solo di una semplice preghiera.
Questo per quanto riguarda le conversioni in senso generale; c’è poi, a ben vedere, un fattore nuovo che caratterizza quelle al cristianesimo di questi anni: i social network, ossia le piattaforme dove i neoconvertiti spesso e volentieri, ciascuno con il proprio stile, raccontano le loro esperienze. Sul mensile Il Timone, a questo proposito, sono da poco stati intervistati Niccolò Reale, che sui social è conosciuto e seguito come Summacognitio – e che è approdato al cattolicesimo da protestante che era –, e Federica Tognacci, su Instagram presente come Fede_prega_ilrosario, e che è diventata cattolica dopo anni trascorsi tra mantra, reiki e sedute di psicoterapia.
C’è una storia di conversione, avvenuta a 18 anni, anche nella biografia di Sara Alessandrini, che sempre su Instagram, col suo profilo Itinerari religiosi, oggi guida quasi 54.000 follower in chiese e santuari. Lo stesso Giuseppe Signorin, intervistato nella pagina accanto, è molto attivo sui social, sui quali con la moglie Anita – in uno stile spesso allegro e scanzonato – richiama sovente le figure di santi e beati.
A dispetto d’un certo ecclesialmente corretto che all’annuncio del Vangelo sembra ora quasi preferire le battaglie politiche dell’ambientalismo, dell’accoglienza dei migranti e delle minoranze sessuali, i nuovi convertiti sono insomma oggi coloro che – oggi forse di più di tutti – mettono al centro testimonianze di fede autentica, dove Dio non è una variabile secondaria ma il centro di tutto. Ed accade per di più proprio su Internet, là dove il sacro, che in teoria avrebbe dovuto evaporare del tutto, sperimenta oggi una nuova giovinezza. Provare, anzi cliccare per credere.
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