I tagli di Stellantis riducono del 25% le auto made in Italy
John Elkann (Ansa)
Sempre più lontano l’obiettivo di un milione di auto l’anno. I cinesi aggirano i dazi della Ue con l’aiuto di Erdogan.

Il sindacato denuncia: la produzione di Stellantis in Italia nei primi sei mesi dell’anno è crollata del 25,2% fermandosi complessivamente a poco più di 303.000 unità tra auto e furgoni (questi ultimi in crescita del 2%).

L’azienda risponde a stretto giro di posta dicendo che la colpa è del mercato che sta scendendo e, soprattutto delle auto elettriche, a cominciare dalla 500e prodotta a Mirafiori la cui domanda è davvero scarsa. Davanti a questa situazione la Ue che fa? Anziché difendere l’industria continentale consente che i dazi alle auto cinesi appena emessi vengano tranquillamente aggirati.

Accade tutto in poche ore. Dapprima la Fim Cisl. Fa i conti della produttività negli stabilimenti italiani di Stellantis concludendo che «se l’andamento riscontrato nel primo semestre venisse confermato e senza inversione di tendenza per gli incentivi, partiti in ritardo a giugno, la produzione complessiva si attesterà quest’anno intorno alle 500.000 unità, al di sotto delle 751.000 del 2023, a metà strada dall’obiettivo di 1 milione di veicoli nel 2030 stabilito dal governo».

Stellantis risponde immediatamente dichiarandosi «consapevole» delle difficoltà provocate dalla caduta del mercato «con particolare riferimento ai veicoli elettrici e, nel caso di Mirafiori, alla 500e». Ribadisce la centralità dell’Italia nelle strategie industriali. Ma aggiunge: «Le difficoltà del mercato ci sono e ci obbligano a operare con unità di intenti e visione, attraverso aiuti diretti e indiretti, per competere a livello internazionale».

Dinanzi a questo appello la Ue che fa? Apre le porte alla produzione cinese. Incredibile. La scorsa settimana Bruxelles ha deciso dazi provvisori sui veicoli elettrici importati dalla Cina, colpendo Byd con un’ulteriore tassa del 17,4% in aggiunta all’attuale aliquota del 10%. E Byd che fa? Per aggirare l’ostacolo decide di aprire uno stabilimento in Turchia, dal valore di un miliardo di dollari. L’annuncio ufficiale sarà fatto direttamente dal presidente, Racep Tayyip Erdogan.

La fabbrica consentirà a Byd l’accesso diretto al mercato europeo. L’unione doganale conclusa con l’UE alla fine del 1995 ha aperto il mercato europeo alle automobili prodotte in Turchia. Inoltre Erdogan ha concesso a giugno un doppio beneficio per la Cina: niente tasse sugli investimenti e libere importazioni Secondo il consulente indipendente Levent Taylan, contattato da France Presse, lo Stato turco avrebbe girato a Byd un terreno cui Volkswagen aveva rinunciato. Secondo il consulente la fabbrica avrà una capacità di circa 100.000 auto l’anno di cui almeno 25.000 destinati al mercato locale e il resto all’Europa.

L’offensiva cinese segue la visita del presidente Xi Jinping: prima la Francia ma soprattutto Serbia e Ungheria. A Budapest è stato confermato che Byd costruirà a Szeged la sua prima fabbrica automobilistica in Europa Lo stabilimento si concentrerà sulla produzione di veicoli elettrici e ibridi plug-in destinati al mercato europeo. Il governo ungherese supporterà l’impianto con sussidi, sebbene l’importo preciso sarà annunciato solo dopo l’approvazione della Commissione europea. Negli ultimi cinque anni l’Ungheria ha attratto circa 20 miliardi di euro di investimenti legati ai veicoli elettrici, compreso un impianto di batterie da 7,3 miliardi di euro costruito da Contemporary Amperex Technology (Catl) a Debrecen. Byd già produce autobus elettrici a Komarom. E per il nuovo impianto a Szeged, Orban ha destinato finanziamenti significativi per migliorare le infrastrutture. L’apertura nella città a sud del Paese consentirà al colosso di Shenzhen di evitare tariffe di importazione. In attesa della realizzazione della fabbrica, ecco allora l’investimento in Turchia, che vanta un know-how riconosciuto nel settore automobilistico con una rete di oltre 500mila subappaltatori avendo attirato dagli anni ’70 numerosi produttori come Fiat, Renault, Ford e Toyota.

Da non perdere

Mps studia il blitz su Bpm e Banca Generali
Aziende

Mps studia il blitz su Bpm e Banca Generali

Lovaglio convoca per oggi un cda straordinario per lanciare un’offerta di scambio sull’istituto milanese e la controllata di Trieste. Sul tavolo anche la valorizzazione del 13% di Mediobanca del Leone per fermare Messina. Mercati freddi, decisivo il ruolo dei fondi.

Fs investe 2 miliardi per 19 treni
Aziende

Fs investe 2 miliardi per 19 treni

I nuovi convogli consentiranno a Trenitalia France di sostenere il piano di crescita dell’alta velocità in Europa, tra Parigi e Londra. L’operazione creerà 2.000 posti.

Donnet: «Al risiko preferiamo gli utili»
Aziende

Donnet: «Al risiko preferiamo gli utili»

L’ad delle Generali si chiama fuori dalle aggregazioni bancarie o assicurative: la rotta tracciata è quella del piano industriale. Nei primi sei mesi l’utile sale del 13,7% a 2,54 miliardi, deciso un nuovo buyback da 500 milioni. Profitti Mediobanca a 711 milioni.

Castagna apre alle nozze Bpm-Agricole
Aziende

Castagna apre alle nozze Bpm-Agricole

L’ad del Banco: «Da un punto di vista industriale ritengo che si tratti di una fusione molto solida. Serve comunque una soluzione che soddisfi tutti gli azionisti». Intanto i conti di Piazza Meda volano: alzato a 7 miliardi l’ammontare dei dividendi da qui al 2027.

La Borsa non crede al blitz di Mps sul Banco
Aziende

La Borsa non crede al blitz di Mps sul Banco

La possibile offerta di Lovaglio sull’istituto di Castagna non scuote i listini: fermo il titolo di Siena, mentre guadagnano Intesa e Unicredit. Gli analisti già fanno i conti sulle potenziali sinergie derivanti dalla fusione tra Ca’ de Sass e il Monte.