Per molto tempo, dopo la nascita, Stellantis è sembrata un’auto in panne sulla corsia d’emergenza dell’industria europea. Ogni trimestrale era un bollettino medico, ogni ribasso in Borsa un’altra badilata sulla bara delle speranze. Poi, a sorpresa, il motore ha ripreso a girare. Non sarà rombante ma almeno non serve più spingere in salita.
A Piazza Affari il titolo Stellantis vola del 15,63% a 4,2 euro. Una fiammata che restituisce dinamismo a un gruppo che negli ultimi mesi aveva frequentato più spesso l’infermeria che il podio. Il motivo? Le perdite del terzo trimestre si sono ridotte del 90% rispetto a un anno fa e i conti mostrano segnali di miglioramento. L’amministratore delegato Antonio Filosa assicura che gli obiettivi per il 2026 restano confermati. Non è la resurrezione, ma per un’azienda abituata a camminare sul filo del rasoio è già una discreta sorpresa.
Soprattutto perché, mentre Stellantis prova a uscire dall’ospedale, Mercedes si presenta con un certificato medico. Nuovo profit warning, previsioni ridotte e una Stella a tre punte che, almeno in Cina, sembra aver perso un po’ del suo potere ipnotico. La coincidenza è quasi beffarda: proprio nel giorno in cui il gruppo di Filosa ritrova il sorriso, il gigante tedesco ammette che anche nel paradiso delle auto di lusso il conto non torna come una volta.
«Siamo sulla strada giusta», dice Filosa. Una frase che, detta così, rischia di essere il navigatore satellitare di chi non vuole ammettere di essersi perso. Stavolta, però, qualche cartello indica che la direzione è corretta.
Stellantis riduce le perdite, ma la ripresa è fragile
Nel terzo trimestre Stellantis ha registrato ricavi per 37,6 miliardi di euro. La perdita netta è scesa a 453 milioni, contro i 4,53 miliardi dello stesso periodo del 2025. L’utile operativo rettificato è salito a 256 milioni, da appena 90 milioni.
Numeri che non meritano ancora una standing ovation, visto che, per esempio, il gruppo ha bruciato cassa per oltre 4 miliardi. Segno che la ferita non è chiusa, ma non è più tempo di campane a morto. Il margine operativo resta fermo allo 0,7%: come correre una maratona con il fiatone dopo i primi cento metri. Inoltre, il flusso di cassa è negativo. Insomma, il paziente si è alzato, ma non è ancora il caso di iscriverlo alla maratona.
La Borsa, però, vive di aspettative. Dopo mesi in cui ogni notizia sembrava aggiungere un mattone al muro del pessimismo, il mercato ha deciso di aprire una finestra. Il +15,6% è il segnale che gli investitori cominciano a intravedere una possibilità di recupero.
Sei miliardi di risparmi per rilanciare il gruppo
Stellantis punta a sei miliardi di euro di risparmi su base annua, con almeno il 40% da realizzare entro la fine del 2026. L’obiettivo è far funzionare meglio la macchina industriale, eliminando sprechi e riportando la produzione in sintonia con la domanda.
Sembra semplice, come tutte le ricette raccontate sulle slide. Il difficile arriva quando bisogna passare dalla presentazione PowerPoint alla fabbrica, dal consiglio di amministrazione alla concessionaria. Perché vendere più automobili non significa necessariamente guadagnare di più. Si può anche riempire il piazzale di vetture, distribuire sconti come coriandoli a Carnevale e scoprire alla fine che la festa l’hanno pagata azionisti e dipendenti.
La sfida di Filosa è proprio questa: smettere di inseguire i volumi. Servono prodotti convincenti, prezzi sostenibili, stabilimenti che lavorano senza accumulare scorte e clienti disposti a scegliere i marchi del gruppo senza aspettare ogni volta il saldo di fine stagione.
Il Nord America offre segnali incoraggianti, mentre l’Europa resta una salita ripida. Qui la concorrenza morde, i consumatori pesano ogni euro e la transizione elettrica complica il lavoro dei costruttori. La qualità non è un dettaglio: è il biglietto d’ingresso verso la credibilità.
Mercedes soffre in Cina, la concorrenza cambia le regole
Poi c’è Mercedes, che ricorda a tutti come nessuno sia immune dall’infezione. Il gruppo tedesco ha ridotto le previsioni sul margine operativo rettificato delle autovetture per il 2026 dal 3-5% al 2-3%. Anche le prospettive sul flusso di cassa industriale sono peggiorate.
Il problema ha un indirizzo preciso: la Cina, insieme a una pressione crescente sui costi. Per anni il mercato cinese è stato una tavola imbandita per i costruttori tedeschi. Bastava arrivare con un marchio prestigioso, una berlina elegante e il giusto prezzo per sedersi a capotavola. Adesso i padroni di casa hanno imparato a cucinare e spesso servono piatti tecnologicamente più aggiornati e assai graditi ai consumatori locali.
I produttori cinesi di auto elettriche non sono più comparse esotiche in un salone internazionale: sono diventati concorrenti capaci di mettere sotto pressione i grandi nomi europei. Nemmeno le stelle sono assicurate contro la grandine.
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