Contratto fermo dal 2019: la società lascia Federdistribuzione. Altri 3,5 milioni di addetti senza rinnovo. E la Cgil fa i referendum.

La notizia di giornata arriva dalla Lidl: la catena di supermercati di origine tedesca, che viene considerata una sorta di discount di qualità, ha lasciato con effetto immediato Federdistribuzione. L’associazione di categorie alla quale aveva aderito meno di 3 anni fa. Motivo? La decisione, si legge in un comunicato, è stata presa «a seguito del continuo ed eccessivo protrarsi delle negoziazioni per il rinnovo del contratto nazionale della Distribuzione moderna organizzata, scaduto nel 2019». «Tale decisione», viene evidenziato, «è maturata con l’obiettivo di dare risposte concrete e immediate ai propri 22.000 dipendenti, che hanno visto in questi anni una progressiva erosione del proprio potere d’acquisto a causa dell’inflazione». Ma il punto dirimente è un altro. «L’azienda», si legge ancora, «applicherà il contratto già rinnovato da Confcommercio che prevede aumenti salariali e una tantum già definiti».

In soldoni: uno tra i principali gruppi della Gdo ha deciso di dire addio alla federazione che la rappresentava perché ha ritenuto prioritaria l’esigenza di incrementare le buste paga dei suoi dipendenti. E qui vale la pena fare un passo indietro per spiegare quello che sta succedendo. Nel commercio esistono quattro diversi contratti, i due principali, che i sindacati trattano con Confcommercio e Confesercenti riguardano circa 3 milioni di lavoratori e sono stati di recente firmati (aumenti per 240 euro in busta paga). Così come quello che fa riferimento alle cooperative. Mentre è dal 2019 che i lavoratori dei gruppi che aderiscono a Federdistribuzione sono senza rinnovo.

Questa situazione ha portato a un recente sciopero e a breve potrebbe innescarne un altro. In buona sostanza Federdistribuzione chiede in cambio dell’aumento da 240 euro, maggiore flessibilità una diversa attribuzione delle mansioni rispetto alla classificazione del personale (in alcuni casi a livelli superiori si chiedono mansioni più umili). Nelle more dell’accordo l’associazione ha deciso di erogare 70 euro di aumento salariale ai lavoratori.

Questi i fatti. Tralasciando il merito e i comunicati di parte che anche ieri si sono succeduti, l’addio di Lidl evidenzia tre questioni essenziali per il mondo del lavoro italiano che prima o poi verranno al pettine e dovranno essere affrontate. In primis, la consapevolezza aziendale (in questo caso specifico non corrisposta dall’associazione) della necessità di assecondare le esigenze soprattutto salariali dei lavoratori che a causa dell’inflazione hanno perso potere d’acquisto. Insomma, vista la corretta scelta politica di non imboccare la strada del salario minimo diventa conseguenziale per tutte le parti in causa perseguire con decisione la strada dei rinnovi contrattuali. E a questo proposito vale la pena ricordare che la recente firma sul contratto del commercio (Confesercenti e Confcommercio) ha dato sollievo a circa 3 milioni di lavoratori, ma anche che ne restano più di 3,5 milioni in attesa di rinnovo e quindi di buste paga più ricche.

In secondo lugo pone una sfida centrale alla Confindustria che verrà, quella che ieri ha incoronato Emanuele Orsini come nuovo presidente di viale dell’Astronomia. La speranza è che il suo quadriennio (2024-2028) prenda decisamente le distanze dalla gestione di Carlo Bonomi, e che combatta delle battaglie meno politiche e più focalizzate sulle necessità dei singoli territori.

Terzo , ripropone la questione Landini. Il segretario della Cgil che sta facendo del suo mandato una sorta di campagna elettorale permanente contro il governo Meloni. Le ultime preoccupazioni riguardano i referendum contro il jobs act di Matteo Renzi e le battaglie contro il premierato e l’autonomia differenziata con tanto di manifestazione ad hoc il 25 maggio a Napoli. Tutto questo mentre, come detto, ci sono migliaia di lavoratori, molti anche nel pubblico, in attesa di un rinnovo. A questo tema però, nelle interviste e nelle dichiarazioni che annunciano scioperi e manifestazioni, l’ex segretario della Fiom dedica solo le briciole. Più o meno gli riserva lo stesso spazio che ha dato a Stellantis negli ultimi mesi. Eppure ci sarebbe da dire sul fatto che nel 2023 il tempo medio di attesa per il rinnovo dei contratti è nettamente cresciuto, ci sarebbe da interrogarsi sulle modalità con le quali vengono condotte le trattative, spesso arcaiche, e sull’eventualità che una maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda possa contribuire a rasserenare il clima e ad agevolare le negoziazioni. Insomma ci sarebbe da pensare meno alla politica e più alla sorte dei lavoratori.

Ecco perché la mossa della Lidl, al di là del merito della vertenza, può rivelarsi come uno choc salutare per tutto il sistema.

Da non perdere

Aziende

Fs investe 2 miliardi per 19 treni

I nuovi convogli consentiranno a Trenitalia France di sostenere il piano di crescita dell’alta velocità in Europa, tra Parigi e Londra. L’operazione creerà 2.000 posti.

Donnet: «Al risiko preferiamo gli utili»
Aziende

Donnet: «Al risiko preferiamo gli utili»

L’ad delle Generali si chiama fuori dalle aggregazioni bancarie o assicurative: la rotta tracciata è quella del piano industriale. Nei primi sei mesi l’utile sale del 13,7% a 2,54 miliardi, deciso un nuovo buyback da 500 milioni. Profitti Mediobanca a 711 milioni.

Castagna apre alle nozze Bpm-Agricole
Aziende

Castagna apre alle nozze Bpm-Agricole

L’ad del Banco: «Da un punto di vista industriale ritengo che si tratti di una fusione molto solida. Serve comunque una soluzione che soddisfi tutti gli azionisti». Intanto i conti di Piazza Meda volano: alzato a 7 miliardi l’ammontare dei dividendi da qui al 2027.

La Borsa non crede al blitz di Mps sul Banco
Aziende

La Borsa non crede al blitz di Mps sul Banco

La possibile offerta di Lovaglio sull’istituto di Castagna non scuote i listini: fermo il titolo di Siena, mentre guadagnano Intesa e Unicredit. Gli analisti già fanno i conti sulle potenziali sinergie derivanti dalla fusione tra Ca’ de Sass e il Monte.