Guardare ai mercati finanziari asiatici come a un blocco omogeneo rischia di essere fuorviante. I dati mostrano infatti una spaccatura evidente: da una parte listini sui massimi e comparti tecnologici in forte rialzo, dall’altra mercati tradizionali e grandi gruppi digitali in difficoltà. In un contesto in cui l’indice Msci Emerging Asia guadagna il 27% da inizio anno, l’Asia procede quindi a due velocità.
Il caso più emblematico è la Cina. Gli Etf fotografano una netta divergenza tra le società tecnologiche orientate al mercato interno, sostenute dalla strategia di autosufficienza industriale di Pechino, e i colossi di Internet quotati soprattutto a Hong Kong o all’estero. L’Etf KraneShares Icbccs Sse Star Market 50, che replica il listino di Shanghai dedicato alle aziende ad alta innovazione scientifica, guadagna il 26% da inizio anno e il 35,32% a 12 mesi. L’Invesco ChiNext 50 sale invece del 12%. Bene anche le aziende di media capitalizzazione del mercato domestico: l’Invesco S&P China A MidCap 500 avanza del 13,60% da gennaio e del 28,90% a un anno, mentre l’Xtrackers Csi500 segna un +16,40%.
L’interesse degli investitori si sta concentrando non solo sull’Intelligenza artificiale, ma anche sulla robotica, uno dei settori su cui la Cina sta investendo maggiormente. In effetti, il mercato azionario testimonia l’entusiasmo per il settore: Unitree Robotics ha registrato al debutto sullo Star Market un rialzo del 629% rispetto al prezzo di collocamento, raggiungendo quota 1.100 yuan per azione.
Il quadro cambia completamente per i grandi gruppi Internet. Alibaba, Tencent e altri campioni digitali risentono dei deflussi degli investitori stranieri e della debolezza dei consumi interni. Il KraneShares CSI China Internet perde il 23% da inizio anno, mentre l’Ubs Solactive China Technology arretra del 13%.
«La Cina azionaria si è spaccata in due: il mercato premia l’hardware, i microchip e le medie aziende industriali sostenute dai piani statali», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «mentre punisce i colossi di Internet che in passato entusiasmavano gli investitori».
Più in generale, è la tecnologia a guidare i rialzi in gran parte dell’Asia. La domanda di semiconduttori destinati all’IA sostiene Taiwan e Corea del Sud, mentre il Giappone beneficia anche della debolezza dello yen e di una crescente pressione degli investitori sulle aziende affinché migliorino governance e redditività.
La Corea del Sud rappresenta però il caso più estremo. Il Kospi guadagna il 90% da inizio anno e il 210% negli ultimi tre, ma il rally nasconde una forte concentrazione: Samsung Electronics e Sk Hynix sono arrivate a rappresentare quasi il 40% dell’indice. A questo si aggiunge il ricorso crescente alla leva finanziaria, che amplifica rialzi e correzioni. Il Giappone, intanto, continua il trend positivo, con l’Msci Japan in rialzo del 20% da gennaio, sostenuto dalle riforme societarie e dal rimpatrio dei capitali. All’estremo opposto si trova l’Indonesia, in calo del 32% da inizio anno.
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