Per il cda l’offerta di Unicredit è troppo bassa e ostile. «Preoccupati per le ricadute sull’occupazione». S&P: «Possibili rialzi».

Nessuna sorpresa: come era prevedibile, il cda del Banco Bpm che si è riunito ieri mattina ha bocciato l’offerta di Unicredit. In una lunga nota l’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha spiegato le motivazioni della sua decisione. In primo luogo, l’offerta «non è stata in alcun modo preventivamente concordata con l’istituto di credito». Fermo restando che la banca «si esprimerà sull’offerta con le tempistiche, gli strumenti e secondo le modalità previste dalla legge, dall’analisi del comunicato il consiglio di amministrazione all’unanimità rileva in via preliminare e nel miglior interesse degli azionisti, che l’offerta indica un corrispettivo unitario – interamente in azioni – che riflette un premio dello 0,5% rispetto al prezzo ufficiale del Banco Bpm del 22 novembre, e uno sconto implicito del 7,6% rispetto al prezzo ufficiale di ieri», ovvero di lunedì. Insomma, è troppo bassa.

Non solo. Per il cda, le condizioni risultano «del tutto inusuali per le operazioni di questa tipologia e non riflettono in alcun modo la redditività e l’ulteriore potenziale di creazione di valore per gli azionisti» del Banco. E ancora: l’offerta «espone gli stakeholders di Banco Bpm all’alea connessa all’esito delle iniziative di espansione avviate da Unicredit in Germania, nonché ad una significativa diluizione dell’attuale esposizione geografica che, in luogo di un’attrattiva concentrazione di Banco Bpm nelle regioni più dinamiche del Paese e dell’Eurozona, si riposizionerebbe su aree oggi caratterizzate da una minore crescita e un maggior rischio geopolitico». Un’eventuale fusione, sempre secondo il cda dell’istituto milanese, farebbe «venir meno l’autonomia giuridica di Banco Bpm, a discapito del brand e riducendo significativamente la concorrenza sul mercato bancario italiano sia per i clienti retail che per i clienti corporate, in particolare per le Pmi ossia il tessuto produttivo a cui storicamente la banca si rivolge». Dal punto di vista della forza lavoro, «le sinergie di costo lorde stimate» da Unicredit «sono pari a 900 milioni, ossia più di un terzo della base costi di Banco Bpm, destando forti preoccupazioni sulle prevedibili ricadute a livello occupazionale e sociale» (secondo qualche analista la stima potrebbe aggirarsi intorno ai 6-7.000 esuberi). Peraltro, viene aggiunto, «tali sinergie, al pari di quelle di ricavo, non sono per nulla valorizzate nelle condizioni dell’offerta».

La banca sottolinea, comunque, che resta «focalizzata sull’implementazione del piano 2023-2026, sull’esecuzione dell’Opa su Anima e sul conseguente aggiornamento del piano industriale, non trascurando alcuna opzione strategica che possa ulteriormente contribuire all’obiettivo di creare valore per gli azionisti e per tutti gli altri stakeholders del gruppo». Sempre ieri è stato infatti depositato il documento di offerta e le altre istanze autorizzative dell’Opa su Anima presso la Consob e le altre autorità coinvolte.

I passaggi chiave della valutazione preliminare fatta dal cda sull’Ops di Unicredit sono, dunque, questi: si tratta di un’offerta ostile, fatta a un prezzo inadeguato, mette a rischio le mosse su Anima e Mps, ed è appesa alla sorte dell’operazione Commerzbank.

Sul tema del prezzo, va considerata la possibilità che Unicredit lo alzi. La stessa agenzia di rating S&P non esclude un rialzo dell’offerta pubblica di scambio annunciata dal gruppo guidato da Andrea Orcel. «Dato che il tasso di cambio proposto implica un prezzo delle azioni solo marginalmente superiore al prezzo di chiusura alla fine della scorsa settimana, non possiamo escludere una modifica ai termini dell’accordo per renderlo più attraente o altre parti che mostrano interesse per Bpm», spiegano gli analisti, ricordando che l’accordo è subordinato all’ottenimento delle approvazioni normative (dalla Bce, da Bankitalia e dall’Antitrust) nonché all’approvazione dell’aumento di capitale richiesto dall’assemblea di Unicredit fissata per aprile. Ieri, intanto, il titolo Banco Bpm ha chiuso con un -1,08% a 6,9 euro, mentre Unicredit ha ceduto l’1,1% a 35,8 euro.

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