Riunione straordinaria del cda di Intesa Sanpaolo per dire che l’Opas su Mps sarà inefficace se l’assemblea di Siena del 29 ottobre approverà le Ops di Lovaglio su Bpm e Banca Generali e la fusione con Mediobanca. Intesa aumenterà di 25 cent la componente in denaro portando il controvalore dell’Opas a 31,4 miliardi.
Intesa alza l’offerta e sfida Lovaglio
Intesa rilancia sull’Opas su Mps. Aumenta di 25 centesimi la componente in contanti e invia agli azionisti di Rocca Salimbeni un ultimatum: il 29 ottobre, in assemblea, dovrete scegliere fra l’Opas di Intesa e il piano di Luigi Lovaglio.Il cda straordinario di Ca’ de Sass, riunito ieri, ha deciso di aumentare la componente cash dell’offerta portandola a 3,8 miliardi, mentre la componente in azioni Intesa resta pari a 27,6 miliardi. Totale 31,4 miliardi.
Un rilancio che cambia il tono della partita. Carlo Messina, ad di Intesa, non si limita a mettere altri soldi sul piatto. Chiede ai soci Mps di sgombrare il campo dalle difese annunciate da Luigi Lovaglio, ad di Mps: la doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali e la distribuzione straordinaria da circa 4 miliardi agli azionisti del Monte, in parte cash e in parte attraverso azioni Generali. Se l’assemblea approverà anche una sola delle delibere Intesa si alzerà dal tavolo.
Qui la vicenda assume i contorni di un referendum molto particolare. Non si vota formalmente sull’Opas di Intesa, ma si vota su tutto ciò che può renderla possibile o impossibile.
Le incognite del piano di Lovaglio
Già adesso, comunque, sul progetto Lovaglio si accumulano le incognite. Per conquistare Banco Bpm serve infatti convincere Crédit Agricole, primo azionista del Banco, che finora ha espresso una posizione tutt’altro che favorevole al progetto senese. I francesi guardano, invece, a una possibile integrazione fra Banco Bpm e le loro attività italiane. Intesa, invece contrappone una certezza a un progetto più complesso e rischioso.
È il cuore della sua argomentazione: l’Opas offre agli azionisti Mps un valore immediato, mentre la strategia di Lovaglio richiede che il mercato accetti una catena di operazioni, autorizzazioni, aumenti di capitale, integrazioni e sinergie ancora da realizzare. Ca’ de Sass parla esplicitamente di una struttura complessa, con rischi di esecuzione e sinergie sfidanti. Ed è qui che si trova la differenza fondamentale fra le due strategie.
L’Opas di Intesa aggiunge valore a Mps attraverso un prezzo e un corrispettivo in azioni più elevati. Le due Ops di Lovaglio, invece, per Intesa rischiano di consumare valore nel tentativo di costruire un argine. È un po’ come se un proprietario ricevesse un’offerta per vendere casa e, per convincere l’acquirente a desistere, decidesse di comprarne altre due.
Ma Messina non si ferma qui. L’ultimatum riguarda anche il capitolo Mediobanca. L’assemblea del 29 ottobre dovrà infatti occuparsi anche della fusione tra Mps e Mediobanca. Il gruppo guidato da Carlo Messina auspica che l’operazine non venga approvata perché vuole arrivare al possibile matrimonio con un Mps il più possibile libero da trasformazioni societarie e finanziarie.
Il valore di Borsa e la posta in gioco
La posta in gioco, però, non riguarda soltanto la geometria delle banche coinvoltr. Riguarda anche il valore di Borsa del Monte. Perché senza l’ombrello dell’Opas di Intesa, il mercato dovrebbe tornare a valutare l’istituto senese sulla base dei suoi fondamentali e delle prospettive del nuovo piano. E in una fase nella quale i rendimenti dei Btp sono tornati a salire e il comparto bancario è sotto pressione, la protezione rappresentata da un’offerta a premio diventa ancora più importante. Non è una previsione matematica sul prezzo futuro di Mps, naturalmente, ma è il rischio che Intesa invita gli azionisti a mettere sul piatto della bilancia.
E qui si arriva al punto più interessante della sfida. Lovaglio ha costruito la propria difesa trasformando Mps da preda in predatore. Prima Mediobanca, poi Banco Bpm, quindi Banca Generali. Una corsa alle acquisizioni che dovrebbe trasformare Siena in un nuovo grande polo bancario italiano. Il progetto deve, però, fare i conti con una lunga lista di condizioni da rispettare.
Messina sceglie la strada opposta: meno promesse, più contante. Alza l’offerta di 25 centesimi e porta il cash a 3,8 miliardi. E contemporaneamente mette gli azionisti Mps davanti alla domanda che nessuno, finora, aveva formulato in maniera così brutale: volete incassare il valore dell’Opas oppure imbarcarvi su una nave che affronterà molti rischi?
Intesa annuncia che garantirà i livelli occupazionali. 6.800 uscite esclusivamente volontarie, accompagnate da circa 6.800 assunzioni, una per ogni uscita volontaria, di cui circa 2.700 global advisor. Inoltre Siena sarà l’hub direzionale di tutte le attività per il Centro e il Sud Italia. Il 29 ottobre, dunque, Rocca Salimbeni non sarà soltanto il luogo di un’assemblea societaria. Sarà il luogo nel quale si deciderà quale dei due progetti ha più strada davanti.
Intesa vuole comprare Mps. Lovaglio vuole usare Mps per comprare altro. Nel mezzo ci sono gli azionisti, chiamati a stabilire se il valore sta nel vendere il Monte a un grande gruppo già pronto a pagare oppure nel continuare a scommettere sulla trasformazione del Monte in qualcosa di ancora più grande. Messina, con il rilancio di ieri, ha reso la domanda un po’ più difficile da eludere.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >