«Adotta un disobbediente». L’invito è perentorio e il progressista radical ha già il dito sul Paypal: con una modica cifra può sostenere l’ecoteppista di riferimento con borraccia atossica.
Il bouquet è ampio, si va dal fanatico che imbratta la facciata del Senato e della Scala a quello che si incolla alla Primavera del Botticelli; dai kamikaze che si siedono sul Raccordo anulare a Roma paralizzando il traffico ai nostalgici di Ridolini che tirano torte in faccia alla statua di re Carlo d’Inghilterra. L’idea è venuta all’associazione ecologista Ultima generazione, evidentemente a corto di liquidi nonostante le nutrite sovvenzioni straniere (documentate ieri da La Verità), che sul suo sito ha lanciato in grande stile una campagna di crowdfunding per salvare il pianeta e – nel frattempo, più prosaicamente – il bilancio.
La sinistra è in eccitazione, dopo «abbraccia un cinese» (non andò benissimo) ecco un nuovo tema di mobilitazione generale sul quale puntare per rilanciare la coalizione: la «giustizia climatica» innalzata a dogma da Elly Schlein che si candida alla segreteria del Pd per «governare le grandi trasformazioni del pianeta». Mettendo insieme le sue ultime interviste si ottiene il testo del prossimo singolo di Manu Chao.
E allora adotta un disobbediente. Sostienilo, sovvenzionalo, pagalo affinché possa commettere reati con maggiore efficacia. Diventane complice. Del resto lo scopo degli attivisti climatici è noto, non c’è bisogno di allegare un vademecum. Si legge nel sito: «Abbiamo bisogno di persone come te! Avere un sostegno può essere fondamentale per chi fa disobbedienza civile. Chi sta dedicando la vita a questa causa e ci si impegna a tempo pieno è proprio una persona come te. Non è facile conciliare una normale vita lavorativa con l’impegno che nasce dalla preoccupazione che si ha per il futuro».
È giusto, l’ecoteppista si deve sostentare. E poiché trascorre le sue giornate sdraiato sull’autostrada o seduto in un museo ad aspettare il momento di distrazione dei custodi, bisogna che a sfamarlo ci pensino i supporters. Anche perché l’ipotesi di lavorare non è contemplata. L’idea è destrutturata a livello intellettivo ma non priva di fascino, è democratica e offre possibilità per tutte le tasche.
Con soli 15 euro il donatore può aiutare l’ecoguerriero affamato a garantirsi quattro pasti rigorosamente vegani (chissà se serve il supplemento per le cavallette fritte della Ue). Con 30 euro lo si supporta nel pagare il biglietto del treno per spostarsi da un blitz all’altro. Con 50 gli si garantisce l’alloggio dove pianificare nuove mirabolanti imprese. Con 100 euro si alimenta un fondo per le spese legali necessarie dopo aver commesso i resti. E in questo si nota una sutura con il passato, quando al tempo degli Unni metropolitani (anni Settanta) i katanga di Mario Capanna venivano aiutati a passarla liscia dal «Soccorso rosso», organizzazione di avvocati e futuri pm compiacenti che sarebbero stati protagonisti della stagione di Mani Pulite. Non s’inventa mai niente.
L’elaborazione del proprio infantilismo è la condanna della sinistra in movimento. Con una costante: le ultime generazioni sono destinate a diventare penultime in fretta. Invecchiate precocemente le Sardine, s’avanzano le Cozze che si appiccicano all’asfalto e ai quadri. Già pensionato Mattia Santori dopo il de profundis alle oche in Consiglio comunale a Bologna, ecco sorgere la stella barbuta di Simone Ficicchia, per il quale gli adepti hanno organizzato un sit-in davanti al tribunale di Milano. L’attivista ventenne ha preso parte a una trentina fra blitz con la vernice e blocchi stradali, ed è accusato di «resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e violenza privata».
Dovrà subire tre processi, ma niente paura: l’ecologismo tira, le mamme Ztl si struggono, serve un volto per i talk di La7 e per molto meno Alfonso Pecoraro Scanio diventò ministro. Ovviamente non è mai un problema di ideali, quelli sono liofilizzati nella kultur italiana gauchiste: marxismo elementare, marcusianesimo pop, terzomondismo accalorato, anticapitalismo, antiamericanismo (ma con il consenso dei sociopatici siliconvallici) e allarmismo cosmico, fondamentale per inchiodare gli incerti a scenari climatici apocalittici. Del tipo, andremo tutti arrosto.
Come spesso capita in questi casi, i soldi sono il problema. E allora «adotta un disobbediente» e diventa suo complice, a costo di sfondare il tetto di cristallo del ridicolo. Non osiamo pensare quanti calmanti avrebbe assunto in diretta Myrta Merlino se un’idea simile fosse venuta ai No green pass. Eppure le associazioni ecologiste sono mediamente ricche, possono contare su casseforti americane di peso.
Per plasmare i pargoli, Ultima generazione incassa fondi dal Climate emergency fund con sede a Beverly Hills, colosso della propaganda climatica sostenuto dal regista Adam McKay (Don’t look up, per l’appunto), affiancato da due nomi che costituiscono altrettante garanzie: Aileen Getty (nipote di Paul) e Rory Kennedy (figlia di Bob). Cognomi storicamente inquinanti.
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