Nuovo conformismo in marcia per il clima. Giovani in piazza incitati dai potenti
Ansa
  • Studenti scioperano nel mondo contro il riscaldamento globale Protesta che da noi ha come sponsor Sergio Mattarella e i giornaloni.
  • «Bella ciao» diventa colonna sonora della rivoluzione climatica. Show di Anpi, Roberto Saviano, Laura Boldrini e Nicola Zingaretti.

Lo speciale contiene due articoli

Nei giorni di sciopero c’è sempre un clima stupendo. Il vento freddo è calato, il cielo è di un azzurro che neanche Matisse: due passi in centro e poi comincia il weekend. Così, in una cornice da gita scolastica, il Friday of Future per sensibilizzare i grandi del pianeta contro il riscaldamento globale va in scena come previsto: migliaia di ragazzi mandati in piazza dai grandi (e meno grandi) del pianeta. È un classico del potere in difficoltà cavalcare le istanze più innocue e spedire i bambini a fare le crociate, come raccontava Marcel Schwob in un libello da leggenda.

Così, dietro le trecce dell’attivista svedese Greta Thunberg in odore di baby Nobel, gli studenti italiani partecipano con convinzione alle manifestazioni in 208 città e l’effetto è anche emozionante per quei volti, quella gioia, quella sana ingenuità. Gli slogan sono metafore auliche tipo «Inutile conquistare la Luna per perdere la Terra» piuttosto che furbate politiche da infiltrati a 5 stelle: «Altro che treni ad alta velocità, siamo al capolinea». Ma il più calzante resta «Ci siamo rotti i polmoni», che va di pari passo con il manifesto del palloncino di Banksy trasformato in pianeta che sfugge dalle mani della bimba vestita di rosso. E quando un corteo è arte, nessuno può fiatare.

Confusione di ruoli

La mattinata extrascolastica è ovviamente un successo. E mentre i ghiacciai si sciolgono, i pinguini si tuffano e i cinesi inquinano insieme con Donald Trump, risulta difficile spiegare ai 30.000 ragazzi di Roma, ai 20.000 di Napoli e Milano (poco più dei tifosi dell’Eintracht giovedì pomeriggio secondo la questura, 100.000 secondo gli organizzatori), ai 10.000 di Bologna e Firenze che una manifestazione fortemente sponsorizzata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dai grandi network mediatici come Repubblica e Corriere della Sera e da quasi tutti i partiti, sigle sindacali, associazioni di corpi intermedi dello Stato, sia veramente contro il potere dei grandi. La discrasia è evidente. E la foto che ritrae la sedicenne Thunberg omaggiata dal paternalistico baciamano di Jean-Claude Juncker è la conferma di una confusione di ruoli fin troppo bene organizzata.

Platealmente incoraggiata dalle scuole e dagli insegnanti, la pacifica ed eterodiretta rivolta dei pargoli sensibilizza le coscienze, fa sentire innocenti e ci offre un’arma in più per negare ai figlioli l’ennesimo regalo avvolto dal velenoso packaging delle multinazionali della plastica che ammorbano i mari, soffocano Moby Dick ma fanno felici i giornaloni con la pubblicità. «Il tempo non è infinito, siamo all’ultimo atto, nei 2070 i nostri nipoti sapranno quando il pianeta morirà». L’anatema di Barack Obama del 2012 ha molto successo fra i ragazzi. Per la verità si sta facendo parecchio per ridurre le emissioni di anidride carbonica su una crosta terrestre in cui l’inquinamento obiettivamente cala e la sensibilità green cresce in modo esponenziale.

Insulti a Salvini

Lo sciopero buono ha tre deviazioni politiche: due serie e una folcloristica. È simpatico cominciare da quest’ultima, con l’immagine del sindaco di Milano, Beppe Sala, ormai in testa ad ogni corteo, tanto che nessuno si stupirebbe di vederlo in tunica arancione a quello degli Hare Krishna. Porta con orgoglio la fascia arcobaleno al posto di quella tricolore, è circondato di ragazzine con le trecce da Greta e dice: «Da domani si ricomincia, non finisce qui. Il Nobel a Greta non lo vedrei come una cosa strana».

A Napoli la manifestazione è meno tranquilla e le forze dell’ordine devono intervenire a fermare alcuni infiltrati dei centri sociali che, sapendo della presenza del vicepremier Matteo Salvini in città (c’era un summit sull’ordine pubblico) scandiscono: «Non sei il benvenuto». Lui posta la risposta, com’è nello stile social della casa: «Dovrebbe essere una manifestazione in difesa del pianeta ma i soliti democratici insultano i poliziotti e procedono al grido “Odio la Lega” e “Leghista sei il primo della lista”».

A Roma e Milano, infine, arriva il tentativo di strumentalizzazione da parte del Movimento 5 stelle. «L’ambiente è una delle nostre 5 stelle», scandiscono i grillini. Ma Miriam Martinelli, 16 anni, terzo anno in un istituto agrario della provincia milanese, invitata a parlare al Parlamento europeo, ambientalista così convinta da rifiutarsi di salire su un’automobile (insomma la Thunberg italiana) li smentisce smarcandosi: «Non siamo rappresentati da nessun partito. Ci invitano, ci ascoltano e non fanno nulla. Compresi i 5 stelle che dicono di esserci vicini».

Potrebbero sottoscrivere la frase anche gli operai della Sirti, l’azienda di reti per la telecomunicazione, che a pochi chilometri da lì stanno manifestando per salvare non certo il pianeta, ma qualcosa di più impellente: i loro 833 posti di lavoro azzerati da altrettanti licenziamenti.

Cortei in 208 città

Nessuno se ne occupa, la vicenda è poco chic e va a mettere in imbarazzo quel mondo digitale profondamente amato dai globalisti da stock option e da bicicletta con pedalata assistita. Meglio preoccuparsi per i tramonti, com’è giusto per chi li abbina cromaticamente con gli Spritz. Alla fine il pianeta palloncino non vola via, Banksy non si disvela e i ragazzi tornano a casa. Gli organizzatori, esaltati dal risultato, promettono: «Esperienza stupenda, ci ritroveremo in piazza ogni venerdì». Il dato finale è da record: su 123 Paesi del mondo coinvolti, in Italia si sono avuti cortei in 208 città. La media più alta della Terra. Da noi gli scioperi emozionano fin da piccoli.

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