romeo fontana
Il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo (Ansa)

Se fossimo in una partita di scacchi, quello di Matteo Salvini nei confronti di chi lo voleva impallinare sarebbe uno scacco matto. Dopo essersi blindato a un congresso dove non poteva che essere reincoronato leader della Lega, lascia che siano i senatori a fare il lavoro sporco e a far fuori (in senso figurato, naturalmente) il loro capogruppo, Massimiliano Romeo.

Difeso dal governatore lombardo, Attilio Fontana, ma vittima sacrificale, il primo a pagare il fatto di aver deciso di lavare i panni sporchi di casa rivolgendosi alla stampa. Le interviste prima e il libro poi. Non è l’unico, certo, ad aver alzato la testa contro la direzione del partito, ma forse sarà l’unico a pagarne il prezzo. «Colpirne uno per educarli tutti» potrebbe essere il senso, ma c’è ci crede che il segretario sia disposto a «non fare prigionieri».

Per questo c’è grande attesa per quello che accadrà oggi al Consiglio federale della Lega. Si riunirà a via Bellerio per analizzare il congresso del 24-25 ottobre e si dovrebbe concretizzare la segreteria politica che sarà formata da nove membri.

Il totonomi per chi farà parte del Consiglio federale

I più probabili sono Claudio Durigon, vicesegretario uscente e fedelissimo di Salvini, Silvia Sardone, per gli stessi motivi. Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera, ha lavorato alla mozione sulla questione settentrionale. Alberto Stefani, governatore veneto apprezzato anche pubblicamente dal segretario come rappresentante della nuova leva di amministratori e Giacomo Ghilardi, che potrebbe esserne il rappresentante.

Andrea Crippa è un altro dei nomi accreditati, mentre a meno di particolari colpi di scena, Luca Zaia non farà parte della squadra, almeno per il momento. Fatte le nomine, infatti, si capirà quanto peso Salvini intenderà dare alla Lega Lombarda, che per alcuni rischierebbe il commissariamento. Grande attenzione a due eventuali nomine: Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia. Sono i nomi che possono dire qualcosa sugli equilibri reali della Lega, mentre la presenza dei fedelissimi serve a misurare quanto Salvini intenda mantenere il controllo diretto del partito.

Le questioni sul tavolo oggi

All’ordine del giorno del Consiglio federale ci sono anche l’autonomia differenziata, la manovra, le prossime elezioni amministrative, i congressi locali, il tesseramento e il via libera al nuovo simbolo «Lega Italia Federale», al posto di «Lega per Salvini premier». Inevitabile un passaggio anche sul fine vita, dopo i fatti di ieri.

Intanto cambia il relatore della manovra alla Camera: Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive, prende il posto di Silvana Comaroli, membro della commissione Bilancio e deputata considerata vicina al ministro dell’Economia Giorgetti.

Romeo non si dimette: atteso il voto di sfiducia

Massimiliano Romeo resiste come capogruppo al Senato: non intende dimettersi, fa sapere, e sarebbe pronto ad affrontare il voto del gruppo atteso nei prossimi giorni. La sfiducia a Romeo non è un atto di vendetta personale, precisano fonti leghiste, semplicemente una traduzione di coerenza e agibilità politica.

La Lega perderebbe credibilità politica lasciando alla guida di Palazzo Madama, la Camera più decisiva negli equilibri politici, un esponente che, nei fatti e nei comportamenti, si è posto in contrasto con la linea maggioritaria. Con l’eventuale uscita di scena di Romeo si aprirebbe la partita della successione. E in questo scenario il nome che sta guadagnando maggiore spazio è quello del friulano Marco Dreosto, indicato negli ambienti leghisti come uno dei principali candidati alla guida del gruppo al Senato.

Da non perdere