Game over. Dopo mesi di tira e molla, serviti solo per prendere tempo e capire che tipo di alleato fosse veramente Roberto Vannacci, adesso Giorgia Meloni esce allo scoperto. Futuro nazionale non entrerà a far parte della coalizione.
Che Vannacci rappresentasse più una spina sul fianco del centrodestra che una risorsa per la maggioranza lo si era intuito da tempo. Le sue uscite, spesso fuori luogo ed esagerate, non sono mai piaciute al premier che, adesso, lo ha chiaramente scaricato.
Meloni si è accorta che può anche fare a meno di lui osservando l’asticella del 42% che, in base alla nuova legge elettorale, garantirebbe automaticamente alla coalizione, qualora la raggiungesse, di accaparrarsi settanta deputati aggiuntivi alla Camera e trentacinque senatori aggiuntivi al Senato. Evidentemente è convinta di potercela fare.
L’intesa con Catendo De Luca e Alternativa popolare
E, al momento, per riuscirci trova più conveniente l’accordo siglato con Sud chiama Nord di Cateno De Luca che definisce così il generale: «È un cazzaro. È il classico prototipo del personaggio che approfitta di un momento difficile e alimenta l’odio».
Intesa anche con Alternativa popolare, «una forza moderata, radicata e responsabile», spiega il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. Una strategia che punta a bilanciare l’emorragia di consensi della Lega, cannibalizzata da Futuro nazionale, anch’esso però in continuo calo di consensi.
L’affondo di Meloni: «Futuro nazionale vuole far perdere il primo premier che la destra italiana abbia mai espresso»
«Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti. Non ero ricattabile prima, non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani», risponde il presidente del Consiglio nel libro di Bruno Vespa. Una netta chiusura che argomenta così: «Io voglio tornare al governo e lo voglio fare con il centrodestra che conosciamo, arricchito da nuovi movimenti civici che si stanno formando e possono rafforzare la nostra offerta politica».
Il premier assimila la patata bollente Vannacci all’opposizione, visto che vota «costantemente contro il governo in compagnia di Conte e Schlein, Renzi e Fratoianni. Un campo larghissimo, dove molto spesso persino le argomentazioni sono simili», spiega Meloni, per la quale lo scenario è chiaro: «Futuro nazionale ha un obiettivo dichiarato, far perdere alle urne il primo presidente del Consiglio che la destra italiana abbia mai espresso. E, se perde questo governo, governa la sinistra. Vannacci era vicesegretario della Lega e ha scelto lui di abbandonare la Lega e, quindi, il centrodestra».
Un ragionamento condiviso ovviamente anche dalla sorella Arianna, responsabile della segreteria politica di Fdi: «Forse gli italiani si sono semplicemente accorti del bluff Vannacci».
La risposta di Vannacci: «Non mi avvicino a chi porta avanti l’agenda Draghi»
Accuse rispedite al mittente dal generale che critica la strategia del centrodestra di allargare il perimetro della coalizione («sembra un’ammucchiata») e a Meloni chiede, a Un giorno da pecora su Radio1, di spiegare «come mai voglia far vincere la sinistra».
Vannacci rigira scaltramente la frittata: «Non mi avvicino a chi sta portando avanti l’agenda Draghi, a chi ha tradito le promesse fatte in campagna elettorale, dal blocco navale, alla rottamazione della Fornero, passando per il taglio delle accise, il premierato e la riforma della giustizia. Gli sgherri di Meloni sono stati lanciati, mi riferisco a La Russa, le varie Ronzulli, Tajani e Occhiuto, che erigono mura e fanno dichiarazioni di incompatibilità».
Ma resta anche possibilista: «Le decisioni si prendono a ridosso delle elezioni. Credo sarebbe meglio votare a fine primavera. Ma non ci muoviamo dalle nostre linee rosse».
Uno dei nodi da superare è, ad esempio, lo stop agli aiuti a Kiev, su cui però Meloni è inflessibile, come già ribadito anche a Salvini.
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