Meloni onora i soldati morti. L’M5s fa propaganda: «Armi anziché manutenzione»
L'elicottero militare italiano precipitato in Bosnia (Ansa)

Il governo ha espresso cordoglio per la morte dei quattro militari italiani nell’incidente dell’elicottero della missione Eufor Althea in Bosnia. Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha deposto un fascio di rose al Villaggio della Difesa, allestito al Circo Massimo per le celebrazioni del 4 novembre.

«Stringerci a chi soffre, custodire il ricordo di chi abbiamo perso, accompagnare i feriti e i loro cari in queste ore difficili», ha detto Meloni. Poi l’invito agli italiani: «A chi vorrà venire al Circo Massimo, chiedo un gesto semplice: portate un fiore. In quel fiore ci saranno il vostro affetto, il vostro rispetto, il grazie dell’Italia». Il messaggio si è concluso con una promessa: «Simone, Claudio, Franco, Adriano, Laura: non vi dimenticheremo».

L’incidente in Bosnia: come sono morti i 4 militari

Già la sera precedente il presidente del Consiglio aveva definito l’incidente «motivo di profondo dolore», esprimendo vicinanza alle famiglie e ai militari impegnati nella missione. A bordo del velivolo, precipitato nel distretto di Brčko, c’erano 15 militari.

Sono morti i sergenti dell’esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il tenente della Croce Rossa Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci. Undici persone sono rimaste ferite. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è in contatto con l’ambasciatrice italiana a Sarajevo, Sarah Castellani, che si è recata in ospedale per accertarsi delle condizioni dei sopravvissuti.

La vergognosa propaganda del Movimento 5 stelle

Mentre il governo manifestava il proprio dolore, è arrivata la presa di posizione del Movimento 5 stelle. I capigruppo delle commissioni Difesa di Camera e Senato, Arnaldo Lomuti e Bruno Marton, hanno chiesto di accertare (come se ci fosse bisogno della loro richiesta per farlo) le cause dell’incidente e di verificare se il possibile guasto sia legato a carenze nella manutenzione dell’elicottero.

I due esponenti hanno poi sostenuto che le risorse destinate all’acquisto di nuovi mezzi e armamenti siano sproporzionate rispetto a quelle riservate alla manutenzione e al supporto tecnico dei mezzi in dotazione. Hanno riferito che le difficoltà manutentive, compreso il ricorso a mezzi cannibalizzati per recuperare pezzi di ricambio, riducono la disponibilità operativa e aumentano i rischi per il personale. Il Movimento 5 stelle, che non perde mai occasione per fare propaganda, nemmeno davanti a una tragedia, chiede di riequilibrare gli investimenti e di dare priorità alla sicurezza dei militari e all’efficienza dei mezzi.

La storia dell’elicottero Chinook

Ora gli approfondimenti tecnici dovranno dare le risposte a questa tragedia, a cominciare dallo stato dell’elicottero Boeing CH-47F Chinook, nome che si pronuncia «Shin’oh» e che, nella tradizione statunitense, rende omaggio alla tribù di nativi americani che viveva nell’estremo Nord-Ovest degli Stati Uniti, lungo il corso inferiore del fiume Columbia, ritenuto ancora insostituibile. I Chinook erano abituati a cacciare, oltre che a pescare salmoni e alci nel loro ambiente, per poi trasformare le prede in beni di scambio.

L’elicottero deriva dagli studi dell’ingegner Frank Piasecki (1909-2008). È una macchina volante lunga 15 metri e larga quasi quattro, con un peso massimo al decollo che sfiora le 24,5 tonnellate, di cui poco meno di 13 di carico utile. Entrato in servizio nel 1962, ha pochi concorrenti: il Sikorsky CH-53D/E Super Stallion, più capace ma anche più costoso, e i russi Mil Mi-26 e Mi-17.

Dalle operazioni speciali alle emergenze, ecco come l’Italia usa i Chinook

Nello scenario dell’Europa continentale, lo Chinook è l’unico elicottero in grado di sollevare mezzi corazzati o trasportare decine di soldati in un solo viaggio. Per questo l’Aviazione dell’esercito italiano (Aves) impiega la versione avanzata ICH-47F, prodotta da Leonardo su licenza Boeing, che acquisì il progetto originale della Vertol. È utilizzato per operazioni militari e logistiche e per trasferire veicoli, munizioni e materiali pesanti verso zone difficili da raggiungere o nei teatri operativi internazionali.

In Italia è stato impiegato anche durante calamità ed emergenze, come terremoti e alluvioni, per evacuazioni e trasporti di beni di prima necessità, anche quando le strade sono interrotte. Viene inoltre utilizzato nelle operazioni militari speciali e per il lancio di paracadutisti.

L’Italia possiede Chinook dai primi anni Settanta, quando era in servizio la versione «C». In seguito ha adottato i più moderni «D» e oggi gli «F», dotati di aggiornamenti tecnologici, tra cui motori più potenti e strumentazione digitale integrata, che ne migliorano le prestazioni. In ambito Nato, oltre agli Stati Uniti, che dispongono di 465 esemplari in condizioni di volo, i CH-47 sono in servizio in Canada, Germania, Regno Unito, Grecia, Paesi Bassi, Spagna e Turchia.

Nel corso della sua carriera, lo Chinook ha operato in Vietnam, nelle Falkland, con le forze britanniche e l’Ejército argentino, durante la guerra del Golfo, nei Balcani, in Kosovo, Afghanistan, Somalia, Mozambico, Kurdistan, Sierra Leone e Libano. Nel mondo sono attivi oltre 1.200 esemplari.

Da non perdere