Conte in tackle: «Renzi è un problema per l’Italia»
Giuseppe Conte (Ansa)

Considerato che le chiacchiere sono il punto di forza del centrosinistra, la scelta sembra più che azzeccata: le primarie per decidere il candidato premier si terranno entro febbraio, in sostanza a ridosso del carnevale.

È questa l’unica notizia che emerge dalla riunione di ben tre ore che si è tenuta ieri a Roma tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Al termine del vertice del «campo stretto», Pd, M5s e Avs, che poi, tra mille difficoltà, dovrebbe allargarsi anche a partiti di centro, i quattro cavalieri dell’apocalisse hanno diffuso un comunicato congiunto.

L’annuncio delle prossime mosse del «campo stretto»

«Ci siamo riuniti», scrivono Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, «per definire le prossime tappe della coalizione progressista. Sulla scorta di quanto anticipato la settimana scorsa, abbiamo convenuto di organizzare nel mese di dicembre, mentre si discute questa pessima manovra, una mobilitazione a carattere nazionale per l’alternativa a quattro anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima allo zero e aumentato le diseguaglianze. La manifestazione sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del paese e alla società civile».

«Dalla settimana prossima», aggiungono, «inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre. Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di governo alla destra. Infine, abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio, con l’obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista».

Il dilemma di Schlein e Conte: per Giuseppi, Renzi è «un problema dell’Italia»

Dunque, la scaletta prevede, dalla prossima settimana, il confronto con le altre forze di opposizione (escluso ovviamente Carlo Calenda). E qui c’è il primo problema: Matteo Renzi. L’ex premier ha un accordo con la Schlein, ma Conte non si fida (del resto, l’ultima rottamazione del rottamatore è stata quella del secondo governo guidato da Giuseppi, quello giallorosso). E lui non dimentica: «La presenza di Italia Viva nella coalizione», dice Conte a Bruno Vespa nel libro Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, «non è un problema nostro, ma dell’Italia. Se una parte dell’elettorato del M5s non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa la Meloni. Poiché è stato il Partito democratico a volere che Renzi stesse con noi è la sua segretaria a doversi assumere la responsabilità di ottenere garanzie politiche che ci salvaguardino dal depotenziamento dell’alleanza che Renzi può portare, e prevengano instabilità future».

Non si capisce Elly che garanzie potrebbe ottenere da Renzi: una scrittura privata firmata davanti a un notaio? Detto ciò, si intuisce che a questi tavoli dovrebbero partecipare i vari cespugli che andranno a comporre la coalizione di centrosinistra: Progetto civico, Più uno, Socialisti, Più Europa e ci perdonerete se ne tralasciamo qualcuno (ne spunta uno nuovo ogni settimana).

Il comunista Acerbo dalla parte del leader M5s

Chi invece è già stato arruolato è Maurizio Acerbo, leader di Rifondazione comunista, le cui posizioni pro-Hamas hanno provocato l’ira dei famigerati «riformisti» dem, la corrente di centro del partito, con il senatore Filippo Sensi che su X ha scritto: «Gli abbiamo pure prestato un senatore, a questo fenomeno», riferendosi ad Andrea Crisanti, che a Palazzo Madama è passato dal gruppo del Pd al misto per consentire a Rifondazione di non dover raccogliere 6.000 firme a collegio per presentarsi alle elezioni.

«Se non ci fosse la Schlein», risponde Acerbo a Un giorno da pecora, su rai Radio Uno, «ma il Pd fosse ancora il partito di Renzi noi non ci saremmo stati, fortunatamente ha il 2% ora, non credo sarà molto influente. Vedo che gli uomini di Renzi rimasti nel Pd continuano ad attaccarmi ogni giorno. Sensi ha detto che devo ringraziare il Pd? Sì, Schlein e Crisanti, non lui, che ha attaccato me per attaccare Schlein».

L’affondo di De Luca: «Non ci sono più rivoluzionari, abbiamo mezze pippe»

Schermaglie: ormai anche i «riformisti» hanno capito che se si vuole davvero essere competitivi con il centrodestra, non si può essere schizzinosi, e quindi alla fine si accucceranno. Chi continua invece a menare duro è il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, un altro «irregolare» del Pd, che se non avesse il figlio Piero deputato e segretario regionale in Campania del partito sarebbe pronto a correre alle primarie per Italia viva. De Luca, in diretta Facebook, interviene a modo suo sul caso di Youssef Siher: «Siamo passati da Che Guevara a Youssef. Non ci sono più neanche i rivoluzionari, abbiamo queste mezze pippe».

Non può mancare il bacio della pantofola a Maurizio Landini: giovedì prossimo, 5 novembre, dalle 14 alle 16, all’interno della due giorni dedicata al programma della Cgil dal titolo «Il futuro è adesso», in programma al Teatro Brancaccio di Roma, ci sarà un confronto tra il segretario generale della Cgil e i leader dei partiti politici di opposizione.

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