Nelle città italiane, le autorità si stanno preparando a una nuova ondata di proteste contro il carovita. A Torino, la polizia ha sequestrato 188 chilogrammi di materiale pirotecnico, nell’ambito dei servizi preventivi disposti dal questore Massimo Gambino in vista della manifestazione prevista nel pomeriggio.
La merce detenuta abusivamente è stata scoperta nell’abitazione di un quarantaquattrenne italiano. Altri scatoloni sono stati rinvenuti in cantina. L’uomo è stato denunciato per detenzione e commercio abusivo di materiale esplodente.
Secondo gli accertamenti effettuati dagli investigatori, è emerso che le scatole erano state manipolate alterando il segnale di pericolo, in modo da nascondere la natura del contenuto durante il trasporto.
Da Roma a Torino, gli scontri nelle ultime manifestazioni
Questa operazione della polizia è una delle tante effettuate da quando il governo ha predisposto il rafforzamento della sicurezza in seguito alle devastazioni avvenute nel weekend del 17-18 ottobre, specialmente a Milano.
Nei finesettimana successivi, durante le proteste, si sono verificati solo scontri sporadici tra agenti e frange violente dei cortei, che in molti casi sono state contenute e separate dal resto dei manifestanti pacifici.
La scorsa settimana, la zona calda è stata il Veneto, dove diversi poliziotti sono rimasti feriti a Mestre e a Vicenza. Tensioni erano state registrate anche a Roma, dove un gruppo di circa 300 persone aveva eretto delle barricate nelle vicinanze del Colosseo e lanciato oggetti in direzione degli agenti.
Il «rivoluzionario» Siher chiamava alla rivolta già nel 2024
In tutto questo, è ancora accesa la polemica attorno a Youssef Siher, la presunta mente dietro al Movimento 17 ottobre indagato con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.
Siher incitava alla rivolta dal 2024. Però resta libero
Nonostante la sua scarcerazione, infatti, il lavoro degli investigatori non si è fermato e ha portato alla luce il fatto che l’aspirante rivoluzionario marocchino, attraverso i suoi canali social, aveva lanciato appelli alla rivolta già alla vigilia del 24 febbraio del 2024, rivolgendosi ai pro Pal, ai sindacati di base, agli antagonisti e ai centri sociali affinché si radunassero a Milano per una manifestazione che, anche in quell’occasione, era sfociata in violenza.