Ergastolo con tre anni di isolamento diurno. È la condanna inflitta dalla Prima Corte d’Assise di Roma a Francis Kaufmann, alias Rexal Ford, per il duplice omicidio di Villa Pamphili: la compagna Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda, di appena 11 mesi, trovate morte il 7 giugno 2025 nel parco romano. I giudici hanno accolto le richieste della Procura.
Villa Pamphili, la ricostruzione del duplice omicidio
Secondo l’accusa, Kaufmann avrebbe prima soffocato la compagna e, alcune ore dopo, strangolato la bambina. I due corpi erano a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, in un ritrovamento che aveva dato il via a una complessa indagine. L’uomo, fuggito in Grecia dopo i fatti, rispondeva di duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla minorata difesa, dalla relazione affettiva con la compagna e dal rapporto di discendenza con la piccola, oltre che di occultamento di cadavere.
Il pm: «Freddo, lucido, manipolatore»
Nella requisitoria il pubblico ministero aveva descritto l’imputato come un uomo «freddo, lucido, manipolatore, narcisista patologico», precisando però che non era incapace di intendere e di volere. «Ha una forte e spiccata personalità ma è un impostore», aveva detto. Il magistrato aveva ricordato anche come Kaufmann fosse riuscito a «incartare» gli agenti che lo avevano fermato, ubriaco, in strada con la figlia, e aveva aggiunto: «Se avessero fatto bene il loro lavoro forse la bambina sarebbe ancora viva».
La difesa aveva chiesto l’assoluzione
Di segno opposto la posizione della difesa. L’avvocato Paolo Foti aveva chiesto l’assoluzione da entrambi i capi di imputazione, sostenendo che Kaufmann non avesse commesso i fatti, anche con formula dubitativa.
Il processo era stato sospeso a maggio, quando la Corte aveva disposto per l’imputato un percorso farmacologico, ed era ripreso poco più di un mese dopo, una volta accertata la compatibilità delle sue condizioni psicofisiche con il carcere. A ottobre i giudici avevano respinto la richiesta della difesa di una nuova perizia sulla capacità di intendere e di volere. Oggi la sentenza di primo grado.
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