Botte, insulti, foto della Meloni al rogo: le piazze che piacciono ai progressisti
Disordini a Torino vicino al Colosseo durante i cortei del 30 ottobre (Getty Images)

Scontri con le forze dell’ordine, poliziotti feriti, cassonetti incendiati, tangenziali occupate e vandalizzate, lancio di uova verso gli agenti, minacce di morte alla premier Giorgia Meloni e al vicepremier Matteo Salvini e, addirittura, un tentato «assalto» al Parlamento.

Questa la fotografia dell’ennesima giornata di cortei e proteste in tutta Italia che da Milano a Roma, da Torino a Mestre si è tradotta ancora una volta in violenze e disordini inaccettabili da parte di frange capeggiate, manco a dirlo, da collettivi di sinistra e centri sociali.

Sono entrate in azione al netto degli annunci pacifisti della vigilia e dietro le rivendicazioni legate il carovita e il no al riarmo, con i sindacati di base con in testa Usb che parlano di un milione di presenze in 70 città per lo sciopero generale di ieri.

In ogni caso, la macchina preventiva messa in campo dal Viminale con prefetti, questori e vertici delle forze di polizia si è dimostrata efficiente, riuscendo rapidamente a isolare e placare i gruppetti di malintenzionati che in diverse città si sono sganciati dal corteo principale con il solo obiettivo di arrivare allo scontro e provocare disordini.

I violenti in azione a Mestre e Vicenza

Purtroppo, non senza conseguenze: basti pensare a quanto accaduto a Mestre, dove sei agenti del reparto mobile di Padova sono rimasti feriti durante il servizio nell’area tra corso del Popolo e la rotatoria di via Gozzi, punto in cui un gruppo di manifestanti stava provando a forzare il cordone predisposto nei pressi di una zona interdetta. «Il capo contingente ha riportato la sospetta frattura di un dito», spiega il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, mentre «gli altri cinque operatori hanno subito traumi ad arti e articolazioni».

Altri quattro agenti dello stesso reparto, ma a Vicenza, sono rimasti ustionati dopo il lancio di fuochi d’artificio da parte dei manifestanti che volevano sfondare un cordone di sicurezza.

A Torino in piazza anche un deputato di Avs

A Torino il corteo si è radunato in piazza Palazzo di Città per poi percorrere le vie del centro. All’altezza di via Po il primo momento di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine, coinciso con l’arrivo della rappresentanza del centro sociale Askatasuna che è riuscita a unirsi al corteo principale aprendosi un varco tra gli agenti di polizia per poi dirigersi verso Porta Susa insieme ai collettivi studenteschi.

E tra fumogeni e cori contro la polizia, è spuntato il deputato di Avs, Marco Grimaldi. Per la vicecapogruppo di Fdi alla Camera, Augusta Montaruli, «nelle stesse piazze dei violenti che tentano di sfondare i cordoni e feriscono i poliziotti, lanciano uova contro la prefettura o mettono manichini di Giorgia Meloni a testa in giù, c’è tutto il campo largo».

Avs respinge le accuse e lega la presenza in piazza del suo parlamentare a una «iniziativa di dialogo per evitare conseguenze ben più negative e gravi». I disordini sono proseguiti in piazza Castello, davanti alla prefettura, dove le forze dell’ordine hanno azionato gli idranti per disperdere i manifestanti che poco prima avevano lanciato uova, bottiglie e vernice rossa.

Dopo il tramonto la manifestazione è ripresa: mille studenti si sono ritrovati in centro, con le forze dell’ordine impegnate nuovamente nel presidio delle sedi istituzionali e delle strade di accesso alle vie dello shopping.

Vandalismo a Milano, scritte choc in tangenziale: «Meloni appesa». A Bologna forzato il blocco della polizia

Facinorosi in azione anche a Milano dove i due cortei partiti da punti diversi della città si sono ricongiunti in piazzale Loreto per puntare verso la tangenziale Est, rimasta bloccata per tre ore. Occupazione caratterizzata da atti di vandalismo con cartelli stradali e aree di servizio imbrattate con la vernice rossa. Ai lati della carreggiata le scritte choc con lo spray «Meloni appesa» e «Salvini appeso». Alcuni giovani manifestanti si sono arrampicati su un’insegna stradale per apporre la loro firma sulla giornata di protesta con il manifesto «Gen Maranza».

Scenario abbastanza simile a Bologna, dove gli animi tra manifestanti e polizia si sono accesi quando il corteo si è diretto verso la tangenziale (anche in questo caso rimasta bloccata per circa tre ore) dopo aver sfondato lo sbarramento delle forze dell’ordine.

A Roma tentato assalto al Parlamento e scontri vicino al Colosseo

A Roma, invece, i disordini più gravi si sono verificati in coda al corteo partito da piazza dei Cinquecento per raggiungere la zona dei Fori imperiali. Nel primo pomeriggio, infatti, un gruppo di 300 manifestanti ha fatto rotta verso il Colosseo.

All’altezza di via Claudia sono state realizzate delle barricate con i cassonetti incendiati e lanciati oggetti verso le forze dell’ordine. Un altro spezzone di corteo, al grido «Noi la guerra non la vogliamo» ha raggiunto la sede del ministero dell’Istruzione, presidiata dalle forze dell’ordine, con annesso lancio di uova.

Lo stesso gruppo di studenti si è spostato in zona Ponte Sisto per puntare verso il Parlamento (sono state chiuse le piazze davanti a Palazzo Chigi e Montecitorio), trovando schierate le forze dell’ordine. I giovani manifestanti hanno provato più volte a sfondare il cordone di sicurezza. Otto di loro sono stati fermati dalla polizia.

Striscione i volti di Meloni e Bernini bruciato a Napoli

Situazione decisamente più tranquilla a Napoli, al netto di qualche iniziativa di pessimo gusto: alcuni attivisti hanno dato fuoco a uno striscione con i volti della premier Meloni e del ministro dell’Università, Annamaria Bernini.

A Enna, infine, un minorenne è stato denunciato dalla Digos con l’accusa di avere incitato a provocare disordini durante un corteo studentesco dello scorso 26 ottobre. Sui social incitava i suoi followers a compiere azioni violente durante una manifestazione.

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