Sindacati, pro Pal e atenei occupati. A Roma e Milano si teme uno sfacelo
(Ansa)

«Isolare i violenti»: è l’obiettivo annunciato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per evitare pericolose derive nella giornata caratterizzata in oltre 50 piazze dallo sciopero generale indetto dall’organizzazione sindacale Usb contro il carovita e per ribadire il no al riarmo. Il capo del Viminale, ieri mattina, ha sentito in videoconferenza prefetti, questori e vertici delle forze di polizia di tutti i capoluoghi di Regione per mettere in campo «un articolato dispositivo» per «tutelare il diritto di manifestare pacificamente» e, allo stesso tempo, isolare chi «scende in piazza solo per creare disordini e commettere violenze».

Sciopero generale, allerta massima a Roma e Milano

A preoccupare governo e forze dell’ordine (che annunciano un presidio capillare del territorio e un’intensa attività di intelligence) è un possibile remake dei propositi di guerriglia urbana da scatenare nei centri delle principali città italiane, con frange violente di devastatori e saccheggiatori pronti a entrare in azione, sulla scia di quanto avvenuto un paio di settimane fa a Milano, per trasformare la manifestazione nell’ennesima occasione di sfida alle forze dell’ordine.

E anche oggi il capoluogo lombardo (insieme a Roma) sarà tra le città con il grado di allerta più elevato per i due cortei (sindacati e pro Pal si concentreranno alle 10 in piazza Duca D’Aosta, studenti e universitari in piazza Leonardo Da Vinci alle 9.30) che dovrebbero puntare verso la Tangenziale, probabilmente con l’intenzione di occuparla e paralizzare la circolazione cittadina.

Le indagini sugli scontri e l’allarme per i centri sociali

Soluzione che lascerebbe, almeno in teoria, il centro ai margini della protesta, al contrario di quanto avvenuto negli ultimi due fine settimana. E a proposito dei disordini del 17 ottobre che si erano verificati a Bergamo la Digos ha perquisito sei minorenni, tra i 14 e i 17 anni per gli scontri in centro città durante una manifestazione studentesca. Il timore concreto è legato a chi sembra voler continuare a soffiare sul fuoco della protesta giovanile.

E a lanciare l’allarme su quella che rischia di trasformarsi in un’altra «giornata di barricate e devastazioni» è stato l’assessore lombardo alla Sicurezza, Romano La Russa, che ha puntato il dito contro i centri sociali (Lambretta in testa) e gli antagonisti, accusati di aver lanciato «una vera e propria chiamata alle armi sui social istigando alla violenza con video e immagini esplicite degli scontri avvenuti nelle scorse settimane». Ed è proprio dal Web che deve partire una sempre più efficace attività preventiva.

Nordio: «Prevenire la violenza attraverso i social»

Per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, «se oggi la chiamata a raccolta dei facinorosi avviene attraverso i social, noi attraverso i social possiamo bloccare e prevenire questi fenomeni». Come? La proposta del Guardasigilli è chiara: auspica «una legislazione ma anche una operatività collettiva a livello europeo o mondiale sulle piattaforme» anche con l’obiettivo di individuare una possibile regia comune dietro gli scontri delle ultime settimane. Come già avvenuto più volte nel recente passato, il rischio è legato alle infiltrazioni di aspiranti «rivoluzionari» pronti a nascondersi tra la folla prima di entrare in azione.

Università e scuole occupate prima dello sciopero generale

E a proposito di giovani, a fare da apripista allo sciopero odierno sono state le decine di occupazioni di università e istituti scolastici. Una lista che ieri si è allungata proprio con l’occupazione di un’aula alla Bicocca di Milano, arrivata dopo quella all’Università Statale ma anche al liceo classico Tito Livio e all’istituto professionale Caterina da Siena, dove le trattative con i dirigenti scolastici hanno avuto effetti diversi. Nel primo caso, è stata consentita la prosecuzione delle lezioni per chi non aderisce alla protesta, nel secondo, invece, la sospensione è stata totale.

Situazione complicata che ha spinto la preside, Lara Santangelo, a diffondere una circolare per invitare le famiglie a sollecitare i propri figli «al ripristino della legalità», non prima di aver ricordato agli stessi genitori che toccherà a loro risarcire qualunque danno, imbrattamento o furto di materiale che dovesse essere accertato al termine di quella che ha definito «l’illegittima presa di possesso dell’edificio».

Torino, scontro sulle occupazioni al Campus Einaudi

Restando al Nord, tra le occupazioni universitarie spicca (già dalla giornata di lunedì) anche quella del Campus Einaudi di Torino, dove il fronte della protesta è tutt’altro che compatto. I rappresentanti della lista studentesca «Obiettivo studenti unito», con una nota ufficiale, si sono opposti «alla scelta di una minoranza di impedire lo svolgimento delle attività accademiche a tutti gli studenti».

Il Fuan (gruppo universitario di FdI) ha chiesto durante il Consiglio di dipartimento di giurisprudenza le dimissioni della direttrice del Campus, Anna Mastromarino, accusata di non aver tutelato il diritto allo studio e di aver favorito gli occupanti. Subito dopo i rappresentanti sono stati invitati a lasciare la sala in cui si svolgeva la riunione. Per la vicecapogruppo di Fdi alla Camera, Augusta Montaruli, quanto accaduto «dimostra chiaramente il tentativo di alcuni docenti di estrema sinistra e dei collettivi legati ad Askatasuna di piegare alle proprie logiche politiche la vita universitaria».

Roma, occupata la Sapienza dopo le tensioni nelle scuole

Anche a Roma la protesta partita a inizio settimana dagli istituti superiori e sfociata in episodi di violenza come l’aggressione al dirigente scolastico del liceo artistico Argan, Nicola Armignacca, accerchiato e picchiato da tre giovani incappucciati, si è allargata al mondo accademico con l’occupazione della facoltà di lettere e filosofia dell’Università Sapienza annunciata dal collettivo Osa (Opposizione studentesca d’alternativa). Occupata anche la sede di Porta di Massa dell’università di Napoli Federico II. Dalle aule oggi si passerà alle piazze. Con tolleranza zero per i violenti.

Da non perdere

Ammazza la figlia perché può rivedere il papà
Cronaca

Ammazza la figlia perché può rivedere il papà

Una trentenne russa avrebbe ucciso la bimba di tre anni con diverse coltellate. Era suo l’affido esclusivo della piccola: l’ex compagno era stato accusato di maltrattamenti. Ma il tribunale aveva avviato un percorso di riavvicinamento al padre che ha turbato la donna.