C’è una foto che chi ha seguito questa storia non ha mai dimenticato. Un visino tondo e paffuto, il sorriso a incorniciare una bocca ancora sdentata, due fanali azzurri al posto degli occhi sotto un buffo cappello azzurro appoggiato di sghimbescio. È cosi che avevamo conosciuto la piccola Matilda Borin, 22 mesi ancora da compiere.
Davanti a quella foto, ci siamo prima commossi. Poi indignati. La storia della piccola Matilda è un pugno nello stomaco ancora oggi, a distanza di 21 anni, per la sua tragica fine e soprattutto per una verità ancora negata, per una giustizia che si è arresa, per un dramma che grida vendetta.
Cos’è successo il 2 luglio del 2005
Era il 2 luglio 2005 ed erano da poco passate le 14, quando la notizia nel giro di pochi minuti rimbalza su tutte le agenzie di stampa. Una bambina – riportano – è morta assassinata. Pochi minuti prima al 118 era arrivata una telefonata. La voce è quella di Elena Romani, la madre della bimba, un’avvenente hostess di 31 anni. La sua voce è rotta dal pianto. «Correte», implora, «mia figlia fa fatica a respirare, il suo volto è cianotico».
La scena del delitto è una villetta di 60 metri quadri a Roasio. Siamo in mezzo alle campagne afose del vercellese. Dentro quell’abitazione ci sono solo loro tre: Elena, la piccola Matilda, e il nuovo compagno della donna, Antonio Cangialosi, 33 anni, professione bodyguard.
Nell’ambulanza subito accorsa sul posto e ora diretta a tutta velocità verso l’ospedale, la piccola esalerà i suoi ultimi respiri. I sanitari in quel momento hanno già capito che non poteva trattarsi di morte naturale.
Quando avevano tolto il pannolino alla bimba, infatti, la causa di quella morte si era subito presentata con evidenza davanti ai loro occhi. Sulla schiena della piccola era presente un enorme ematoma. Di lì a poco anche l’autopsia confermerà l’orrore.
La bambina è morta per lo spappolamento degli organi interni con relativa emorragia, compatibili con un calcio o una ginocchiata. E se è vero, come è vero, che in casa c’erano solo due persone, la domanda sorge inevitabile: chi ha compiuto l’ insensato feroce gesto? È stata la madre o il compagno?
L’interrogatorio della madre: un racconto che non convince
Ma quello che sembrava un caso di rapida soluzione si trasforma nel corso del tempo in un vero paradosso. Inizialmente la Procura di Vercelli iscrive entrambi, madre e fidanzato, sul registro degli indagati. Li interroga per ore e ore. I due si lanciano accuse reciproche. Il loro rapporto è ormai finito.
Elena Romani non riesce a convincere i giudici con il racconto che fa dei minuti precedenti la tragedia. «Mi trovavo sul balcone a stendere il lenzuolo sporco del vomito di mia figlia, che non si era sentita bene durante il sonnellino», ricostruisce. «Ho affidato momentaneamente Matilda, che nel frattempo piagnucolava, ad Antonio, il mio compagno, e quando sono rientrata la bimba era già cianotica».
Il suo racconto non convince. La donna non viene creduta e viene portata in carcere. Ci resterà per 118 giorni. «Ha agito di impulso, stizzita dal pianto incessante della bimba» è la motivazione dei giudici (i malpensanti osservano come in quei giorni fossimo nel clou del clamore mediatico sollevato dal caso Cogne), che l’arrestano con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
I processi alla madre e al compagno: le assoluzioni e quella bimba «uccisa da nessuno»
Nel processo, però, l’accusa non regge, e la bella hostess viene assolta fino in Cassazione, il 27 ottobre 2011. A quel punto il colpo di scena: le indagini si concentrano automaticamente sull’ex compagno Antonio Cangialosi, il quale non fa che sostenere la propria innocenza utilizzando a suo vantaggio proprio la ricostruzione dei fatti riferiti dalla stessa Elena Romani.
Quando la piccola gli era stata messa in braccio dalla madre, sostiene Antonio, stava già male, aveva già vomitato e piangeva per il dolore. Segue anche per lui la trafila di indagini, processi e tre assoluzioni per non aver commesso il fatto.
Questa è la storia di Matilda, «uccisa da nessuno». Oggi avrebbe 21 anni. Una bambina bellissima con due fanali azzurri, la bocca a cuore ed il sorriso pieno di gioia di vivere.
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