Youssef Siher, promotore del Movimento 17 ottobre
Youssef Siher, promotore del Movimento 17 ottobre, è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo (Ansa)

Youssef Siher, il ricercatore trentenne di origini marocchine ed esperto di islam politico, ritenuto la mente dietro al Movimento 17 ottobre, sarebbe troppo pericoloso per restare ai domiciliari. Per questo, i pm della Procura di Milano hanno chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere.

Secondo gli investigatori, oltre al sussistente pericolo di fuga e di reiterazione del reato, Siher avrebbe una conoscenza degli strumenti informatici tali da poter «sviluppare una strategia rivoluzionaria».

Il «profilo di spicco nel movimentismo» e l’«intento strategico» delle piazze

Secondo il magistrato dell’antiterrorismo Francesca Crupi, che coordina le indagini con il procuratore Marcello Viola, Siher ha «un profilo di spicco nel movimentismo» e ha dimostrato «particolare abilità», dato che in pochi giorni è riuscito a creare un gruppo social che ha raggiunto quasi 9.000 follower, la maggior parte dei quali propensa a mettere in atto «condotte criminose contro l’ordine pubblico».

Origini marocchine e pro Pal: chi è Youssef Siher, la mente dietro al Movimento 17 ottobre

La sua «conoscenza dei mezzi informatici idonea» allo sviluppo di una strategia rivoluzionaria è l’elemento chiave per quanto riguarda il rischio di reiterazione del reato. Si è rivelato in grado, infatti, di redigere comunicati capaci di «concentrare in piazza migliaia di persone», a cui venivano fornite istruzioni che denotavano «un chiaro intento strategico». In particolare, per quanto riguarda i luoghi indicati come punti di raduno, adatti a «impedire i controlli delle forze dell’ordine».

Dopo l’intervento di inquirenti e investigatori sabato 24 ottobre, i canali social gestiti da Siher e la moglie sono stati bloccati e le «istruzioni» date agli aderenti al Movimento con i nomi delle piazze di Milano dove ritrovarsi non sono state trasmesse.

Tant’è che gli stessi membri dell’organizzazione hanno iniziato ad abbandonare le chat, lamentandosi anche del fatto che questa «mobilitazione permanente fino alla caduta del governo dei padroni» annunciata in pompa magna sia finita in una nuvola di fumo con il fermo del ricercatore.

A Genova si cercano legami con la rete di Hannoun

Nel frattempo, la Procura di Genova ha preso in autonomia l’iniziativa di compiere una serie di approfondimenti riguardo a possibili legami tra Siher e gli indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sui finanziamenti ad Hamas.

La storia di Siher è la dimostrazione che l’unico errore è stato integrare

Il procuratore Nicola Piacente ha affermato che il presidente dei Giovani palestinesi di Milano non è mai stato direttamente intercettato durante le indagini su Mohammad Hannoun e la sua rete, ma che eventuali contatti potrebbero emergere durante le analisi della Digos.

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