Nuova giornata di manifestazioni in tutta Italia, tra cortei di studenti e di lavoratori dei sindacati che hanno indetto lo sciopero generale. Le motivazioni delle proteste sono sempre le stesse: guerra, carovita e andare contro il governo.
A Roma e Milano le forze dell’ordine sono state messe in stato di massima allerta. Nel capoluogo lombardo il centro è stato blindato e il corteo dei lavoratori dell’Usb, che avrebbe dovuto radunarsi in Duomo, è invece partito dalla stazione centrale.
Per la giornata di mobilitazione, che coinvolge oltre 50 piazze italiane, il Viminale ha predisposto un massiccio dispositivo di sicurezza mirato a prevenire disordini e isolare eventuali gruppi violenti.
A Milano i manifestanti bloccano la tangenziale: «Siamo tutti maranza»
Corso Buneos Aires e viale Abruzzi sono le arterie che il corteo dei lavoratori e quello degli studenti hanno percorso, per poi incontrarsi in piazzale Loreto. Circa 35mila persone, che si sono mosse verso la periferia percorrendo via Andrea Costa, verso la tangenziale Est di Milano.
«Occupare non è reato, andiamo in tangenziale», «siamo tutti antifascisti» e «siamo tutti palestinesi» sono i cori scanditi dal corteo, oltre a quelli contro il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. I manifestanti hanno anche esposto cartelli per esprimere solidarietà a Youssef Siher, la mente dietro al gruppo Movimento 17 ottobre. Uno di questi recitava la frase del pro Pal marocchino contestata dalla Procura nel capo d’imputazione: «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove».
Nel corteo sono presenti anche molti bambini piccoli, con insegnanti e genitori. I manifestanti sono entrati nell’A51 all’altezza di Cascina Gobba, per poi proseguire in direzione di Lambrate. La circolazione è stata preventivamente interrotta in entrambe le direzioni.
Alcuni membri del corteo hanno fatto esplodere una batteria di petardi ed è stato affisso in Tangenziale un enorme striscione con scritto «Gen Maranza». «Siamo tutti maranza, se vi piace chiamarci così», hanno aggiunto al megafono.
Ferrarese (FdI): «Milano non può essere ostaggio delle volontà politiche della sinistra»
«Ancora una volta Milano viene messa sotto scacco da una manifestazione che sta provocando pesantissimi disagi alla circolazione», è il commento di Mattia Ferrarese, consigliere del Municipio 3 e Responsabile del Dipartimento Trasporti e Servizi pubblici locali di Fratelli d’Italia a Milano. «Il corteo ha di fatto paralizzato un intero quadrante della città, con ripercussioni sulla viabilità da Lambrate fino a Sesto San Giovanni, coinvolgendo anche gli accessi e le uscite della Tangenziale Est, con gravi conseguenze per migliaia di automobilisti, lavoratori e pazienti diretti agli innumerevoli presidi ospedalieri presenti».
«Nessuno intende mettere in discussione il sacrosanto diritto di manifestare, ma questo diritto non può trasformarsi nella pretesa di impedire a un’intera città di vivere, curarsi, lavorare e spostarsi. Oggi lavoratori, professionisti, commercianti e cittadini si ritrovano intrappolati nel traffico, costretti a subire le conseguenze della protesta», ha aggiunto. «Milano non può essere ostaggio delle volontà politiche della sinistra: la libertà di manifestare deve convivere con quella di chi non partecipa alle proteste, di chi deve raggiungere un ospedale o il proprio posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola o semplicemente tornare a casa».
A Torino gli antagonisti di Askatasuna forzano il blocco della polizia
Momenti di tensione a Torino, dove lo spezzone del corteo riconducibile al centro sociale Askatasuna ha forzato il cordone delle forze dell’ordine in via Po, facendo arretrare gli agenti e riuscendo a ricongiungersi con il resto della manifestazione.
In mattinata, alcuni agricoltori avevano anche rovesciato del letame davanti al Municipio. La protesta si è poi svolta sotto la stretta sorveglianza della polizia.
A Bologna i manifestanti bloccano i licei
Brevi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine sono stati registrati anche a Bologna. Anche qui, dopo alcuni attimi di contatto ravvicinato, la spinta di decine di migliaia di persone – 50.000 secondo gli organizzatori della protesta – è riuscita ad aprire un varco nel cordone di sicurezza.
Il corteo è poi entrato in tangenziale, imboccando lo svincolo in uscita su via Stalingrado in direzione Casalecchio-Borgo Panigale, sempre preceduto dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa, mentre dall’altro un elicottero della polizia ha monitorato la situazione.
Nella città rossa per eccellenza sono stati presi di mira diversi istituti superiori. Gruppi di manifestanti hanno bloccato gli ingressi dei licei Copernico, Minghetti, Fermi, Arcangeli, Laura Bassi e Righi e dell’istituto agrario Serpieri, impedendo l’accesso alle scuole. Al liceo Galvani sono stati collocati cassonetti davanti agli ingressi.
Scontri tra manifestanti e polizia in Veneto: sette agenti feriti a Mestre
Il Veneto sembra essere la zona calda di questo venerdì di proteste. A Mestre sette agenti sono rimasti contusi durante gli scontri con i manifestanti che hanno tentato di superare il blocco delle forze dell’ordine, mentre a Vicenza gli organizzatori del corteo hanno riferito di tre manifestanti feriti nei tafferugli nei pressi della tangenziale. Qui gli agenti hanno utilizzato anche gli idranti per contenere la protesta.
A Treviso sono state lanciate uova colorate contro la sede di Confindustria, azione rivendicata dai manifestanti come «sanzione» contro gli industriali per «le pessime condizioni di lavoro e nel finanziamento dell’industria bellica».
A Venezia, 3.000 persone si sono ritrovate in Campo San Bortolo e sulla statua di Goldoni è stato appeso uno striscione che recita «Venezia antifascista». Il corteo però sembra essere pacifico e si è spostato in direzione del Ponte di Rialto.