Tinto Brass è morto oggi a Roma all’età di 93 anni. Nato a Milano il 26 marzo 1933 in una famiglia di artisti e intellettuali, Giovanni era nipote del pittore Italico Brass. Fu proprio lo zio a chiamarlo Tinto, in onore del celebre pittore veneziano Tintoretto. Cresciuto a Venezia, città d’origine della famiglia, si laureò in giurisprudenza, ma non esercitò mai la professione, preferendo seguire la sua precoce passione per il cinema.
Le prime esperienze nel mondo della settima arte arrivarono a Parigi, dove fu assunto come archivista alla Cinémathèque Française, negli anni d’oro della Nouvelle Vague.
Da «Chi lavora è perduto» a «Caligola»: il cinema provocatorio degli anni Settanta
Gli esordi della sua carriera furono legati al «cinema impegnato». Debuttò nel 1963 con «Chi lavora è perduto», un’opera influenzata dalle avanguardie narrative e dall’anarchia espressiva del periodo. La svolta verso un cinema più visionario e provocatorio si consolidò alla fine degli anni Sessanta con «Nerosubianco» e «Dropout», interpretato da Franco Nero e Vanessa Redgrave, cui seguì «La vacanza».
Nel 1976 realizzò «Salon Kitty», film che segnò l’inizio della sua esplorazione del rapporto tra potere, decadenza e sessualità. Un percorso che trovò una delle sue espressioni più controverse nel 1979 con «Caligola», kolossal dalla lavorazione travagliata e destinato a suscitare scandalo.
«La chiave» e il successo: l’erotismo diventa la cifra di Brass
Negli anni Ottanta Brass ridefinì la propria poetica, concentrandosi sull’erotismo patinato e liberatorio e facendo della sensualità il fulcro della sua cinematografia. Il grande successo di pubblico arrivò nel 1983 con «La chiave», interpretato da Stefania Sandrelli, che consacrò il suo stile visivo: inquadrature voyeuristiche, ironia e celebrazione del corpo femminile.
Seguirono altri titoli di grande impatto popolare, come «Miranda», «Capriccio», «Snack Bar Budapest» e «Così fan tutte», pellicola che lanciò l’attrice Claudia Koll.
Da «Miranda» a «Monamour»: una carriera tra scandalo e ironia
Nei decenni successivi Brass proseguì lungo questa strada, firmando opere come «Fermo posta Tinto Brass», «Monella», «Tra(sgre)dire», «Senso ’45» e «Monamour». Si affermò così come una delle figure più irriverenti, discusse e singolari del cinema italiano.
Era sposato con Carla Cipriani, nipote del fondatore dell’Harry’s Bar e coautrice di molte sceneggiature dei suoi film. Dalla loro unione sono nati i figli Beatrice e Bonifacio.