Youssef Siher
Youssef Siher (Ansa)

Ci portano indietro di due anni e mezzo le prime aspirazioni «rivoluzionarie» di Youssef Siher, l’amministratore dei canali social del «Movimento 17 ottobre» indagato con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.

Alla vigilia del 24 febbraio 2024, infatti, il trentenne marocchino, attraverso i suoi canali social, aveva lanciato appelli rivolti a pro Pal, sindacati di base, antagonisti e centri sociali per radunarsi a Milano in occasione di una manifestazione sfociata anche quel giorno, strana coincidenza, in scontri con le forze dell’ordine, disordini di piazza e nell’assalto a un supermercato da parte di un gruppo di incappucciati. Senza dimenticare gli atti di vandalismo, il tentativo di «assalto» al consolato americano e le bandiere israeliane e statunitensi date alle fiamme.

Gli appelli alla mobilitazione del 2024

In quei giorni le storie Instagram del profilo di Siher pullulavano di inviti, locandine e indicazioni ai manifestanti per raggiungere il capoluogo lombardo da altre città italiane come Roma, Bologna e Torino. Tracce con ogni probabilità ancora presenti sullo smartphone dell’esponente dei Giovani palestinesi che resta sotto sequestro nell’ambito delle indagini in corso sulle chat del «Movimento 17 ottobre» trasformate, secondo la Procura di Milano, in uno strumento per aizzare minorenni, studenti e antagonisti alle violenze di piazza a cui abbiamo assistito negli ultimi fine settimana, con annesse devastazioni e saccheggi. E la mossa del procuratore Marcello Viola e della pm Francesca Crupi di non impugnare davanti al Riesame il no della gip Tiziana Landoni all’arresto di Siher per l’assenza di gravi indizi di colpevolezza non va certo interpretata come una marcia indietro. Anzi.

Le indagini proseguono nonostante il no all’arresto

I riflettori investigativi restano puntati sul trentenne marocchino e sulla sua presunta rete di violenti fiancheggiatori. Gli accertamenti investigativi affidati a Digos e polizia postale proseguono ad ampio raggio nell’ambito del fascicolo aperto a carico di Youssef con gravi ipotesi di reato. Gli inquirenti si concentrano anche sui precedenti giuridici in materia che potrebbero tornare utili in sede di giudizio, come una sentenza della Cassazione dello scorso mese di gennaio che riconosce la sussistenza dell’istigazione a delinquere in presenza di una «efficacia persuasiva tale da suggestionare la sfera volitiva di altre persone così da indurle a commettere» reati.

Per la gip Landoni, invece, il trentenne stava, seppur con toni duri e linguaggio volgare, soltanto promuovendo e organizzando forme di protesta contro il governo, senza mai richiamare o istigare alle violenze e alle devastazioni che poi caratterizzarono il weekend del 17 e 18 ottobre a Milano, con un rapido effetto emulazione pronto ad esplodere da Nord a Sud prima del tempestivo intervento delle forze dell’ordine in diverse città con misure cautelari e perquisizioni a raffica che avevano riguardato un elevatissimo numero di minorenni.

La rete del Movimento 17 ottobre e le nuove manifestazioni

Ed è proprio nell’ambito di queste indagini che è spuntata la bozza di una email del «Movimento 17 ottobre» che forniva indicazioni su «luoghi e orari» per «concentrare i cortei sul territorio nazionale» dello scorso 24 ottobre. A riprova, secondo chi indaga, dell’ampia rete di collegamenti messa in piedi da Siher sulla quale proseguono una serie di accertamenti. Intanto a tutela della giudice che non ha ravvisato esigenze cautelari nei suoi confronti il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, ha chiesto e ottenuto dalla prefettura il rafforzamento dei controlli attorno all’abitazione e ai luoghi frequentati dalla gip dopo i messaggi di insulti e minacce.

Oggi l’attenzione sul fronte dell’ordine pubblico si sposta verso le nuove manifestazioni in programma in diverse città, come Torino e Bologna. Nel capoluogo piemontese il nuovo corteo va ad incrociarsi con le tensioni legate all’occupazione del campus universitario Einaudi che ha provocato una profonda spaccatura nel mondo studentesco.

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