Due anni a un rapinatore della Tunisia. Il doppio a chi ha cercato di fermarlo
(iStock)

Un ristoratore riminese, convinto di essersi difeso da un’aggressione ma condannato a 4 anni per lesioni gravi, invoca ancora la «legittima difesa», e un cittadino tunisino in duplice veste, imputato per rapina e parte lesa, punito con 2 anni e due mesi, si ritrovano nello stesso processo. È quanto stabilito l’altro ieri dalla sentenza di primo grado del tribunale di Rimini, per fatti risalenti al 13 luglio 2024, sul lungomare di Rivabella.

La notte di violenza sul lungomare di Rivabella

Da una parte un uomo incensurato che, temendo per l’incolumità dei propri cari, con un casco avrebbe colpito al volto il tunisino mandandolo in coma. Dall’altra il nordafricano, finito in terapia intensiva al culmine di una serata in cui avrebbe seminato il panico sul litorale romagnolo. Una vicenda dai contorni drammatici, con un padre di famiglia che ha sempre sostenuto di aver impugnato quel casco per «legittima difesa» e che, quantomeno, è riuscito a evitare una condanna per tentato omicidio, come invocato all’inizio dall’accusa, che chiedeva 13 anni e 4 mesi di carcere.

La sentenza pronunciata dal giudice Alessandro Capodimonte, riporta al 13 luglio di due anni fa sul lungomare di Rivabella. È quasi mezzanotte, ma per strada ci sono ancora molte persone, tra turisti e avventori dei locali. Un’ordinaria serata di metà estate finché un cittadino tunisino non decide di seminare il panico tra i passanti. È uscito dal carcere da circa una settimana, ma probabilmente la pena non deve essergli risultata educativa. L’uomo si aggira sul litorale in evidente stato di alterazione alcolica. Prima discute con alcuni connazionali, poi inizia a infastidire diverse persone. Il suo comportamento diventa sempre più aggressivo e si rende così protagonista di una serie di episodi ravvicinati. Della sua furia rimane vittima anche un avvocato riminese, che sarebbe stato colpito dal nordafricano con due testate nel tentativo di impossessarsi del suo zaino. Il legale, costituitosi poi in giudizio con un collega, finisce in ospedale con lesioni giudicate guaribili in 40 giorni.

La rapina al minimarket e lo scontro con il ristoratore

La serata dello straniero è però solo all’inizio. Avrebbe deciso di prendere di mira un minimarket per sottrarre alcune bottiglie di birra. Poi si sarebbe diretto all’interno di un bar-ristorante sulla spiaggia. Lì la situazione precipita. Il titolare dell’esercizio commerciale, già provato da una rapina il giorno precedente, inizia a preoccuparsi. All’interno del locale c’è anche la sua figlioletta. La minacciosità dell’energumeno, come descritta dall’imputato, lo avrebbe spinto a chiamare ripetutamente le forze dell’ordine, intervenute sul posto, però, solo dopo l’aggressione.

Il tunisino si sarebbe allontanato dal locale, dirigendosi in una gelateria sul lungomare, dove avrebbe sottratto due bottiglie di alcolici, poi rotte e brandite come arma. Il ristoratore, in forte stato di agitazione, a quel punto, avrebbe deciso di raggiungerlo. Lì si sarebbe consumato lo scontro finito al centro del processo. L’allora trentacinquenne italiano, con il casco da motociclista in mano, avrebbe sferrato un colpo al volto e uno alla testa del tunisino. Lo straniero sarebbe crollato sull’asfalto, battendo la nuca e perdendo conoscenza. Il ristoratore, forse in preda al panico, si sarebbe allontanato mentre il nordafricano è rimasto a terra privo di sensi. Il magrebino è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Bufalini di Cesena, dove è rimasto a lungo in coma prima di risvegliarsi e tornare nuovamente in carcere per aver disatteso l’obbligo di presentazione ai carabinieri, ma anche per il coinvolgimento negli episodi della notte del 13 luglio 2024.

Le condanne e il ricorso in Appello

Per la rapina, la pm Paola Bonetti aveva chiesto 3 anni e 4 mesi di reclusione. Il giudice lo ha, invece ,condannato a 2 anni e 2 mesi. L’avvocato aggredito si è costituito parte civile. Il legale del nordafricano, Alfonso Vaccari, prende atto della condanna del ristoratore, «sanzionato per un fatto comunque grave». Giuliano Renzi, difensore dell’esercente romagnolo, presenterà ricorso in Appello. Ha espresso rammarico per il fatto che non sia stata «riconosciuta la legittima difesa» e non siano state «concesse le attenuanti generiche a una persona incensurata che, la sera prima, aveva subito una rapina cruenta».

Reggio Emilia, arresti domiciliari per un ventitreenne

A neanche 200 chilometri di distanza, un’altra vicenda giudiziaria vede protagonista uno straniero. A Reggio Emilia un ventitreenne pakistano è stato arrestato con l’accusa di aver abusato di una quindicenne conosciuta sui social. I fatti risalgono alla fine di febbraio.

I due si erano accordati per incontrarsi dopo lunghe conversazioni su Instagram. Ma, secondo la testimonianza della ragazza, l’appuntamento si sarebbe trasformato in un’aggressione sessuale all’interno dell’auto del giovane, parcheggiata nei pressi di un centro commerciale. Il gip aveva disposto il divieto di avvicinamento alla vittima. Ma la Procura ha presentato appello al Tribunale del riesame di Bologna, ottenendo l’aggravamento della misura cautelare. Per il ventitreenne sono stati disposti gli arresti domiciliari.

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