«Negli ultimi sette anni a Malpensa non c’è stato nessun allarme bomba, poi nel giro di 72 ore uno, due, tre avvisi di seguito su voli che erano partiti o sono arrivati nell’hub. In questo caso la procedura è molto semplice».
«Le forze dell’ordine che ricevono l’avvertimento anonimo verificano il grado di attendibilità e pericolosità dell’alert (nei casi segnalati il livello di rischio era basso) e lo comunicano all’Enav (la società italiana responsabile della gestione del traffico aereo civile nello spazio nazionale), che a sua volta immediatamente contatta il pilota dell’aereo, che a quel punto si prende la responsabilità di proseguire nel viaggio o di fermarsi nello scalo più vicino perché vengano effettuate verifiche e bonifiche del caso».
Il racconto che fa alla Verità una fonte molto vicina alle dinamiche dell’Aeronautica, ma che preferisce restare anonima, aiuta a capire quello che sta succedendo nei cieli europei nelle ultime ore. Come sono stati gestiti i sei casi «italiani» (due dirottati) del filotto di almeno 27 voli minacciati che hanno sconvolto nella giornata di ieri le tratte continentali.
Coinvolte Irlanda, Regno Unito, Spagna, Bulgaria, Romania, Polonia, Finlandia, Austria, Danimarca, Belgio, Portogallo, Francia, Grecia, Serbia e Repubblica Ceca, con tante low cost nel mirino (da Ryanair fino a Wizz Air, Air Lingus e Lot Polish Airlines).
La facilità con cui si può bloccare un aereo e le motivazioni dietro alle mail minatorie
Una descrizione che porta ad almeno un paio di considerazioni. La prima è la relativa semplicità con la quale è possibile bloccare un volo. La procedura è ovviamente molto rigida e «severa» e non potrebbe essere altrimenti. Ma l’input è non prendere rischi. C’è un filtro, certo, ma qualsiasi organizzazione sovversiva voglia creare panico ha gioco abbastanza agevole a rivolgere gli occhi al cielo.
La seconda, le motivazioni. Su almeno 27 voli «attenzionati», alla fine tutti gli allarmi si sono rivelati infondati. Prende quindi piede la pista eversiva e quella di una regia unica, anche se portata avanti con dinamiche diverse.
Lo «Stato maschile», gli hacker russi e la pista araba
Ci sono infatti telefonate decriptate, ma anche una mail minatoria inviata ai dipendenti di Aeroporti di Roma e a una società di logistica aeronautica del sedicente «Stato maschile», che lotta contro il «regime femminista»: «Siete tutti complici di un complotto criminale, vogliamo annientarvi per questo. In questo preciso momento sui seguenti voli sono stati piazzati ordigni esplosivi: AY1751 Helsinki-Roma e EI402 Dublino-Roma».
I destinatari hanno girato il messaggio minatorio a polizia postale e Polaria ed è iniziato il giro descritto sopra. Le prime ricostruzioni portano al collegamento con un movimento estremista russo di destra radicale, misogino, omofobo, fondato online nel 2016 da Vladislav Pozdnyakov.
Ma è probabile che sia stato usato per depistare. E che dietro ci sia altro. I russi stessi ma non solo. Perché è vero che c’è una mail scritta in italiano e che le due tratte evidenziate portano alla Capitale, per cui ci sono tracce che potrebbero far propendere per l’estremismo interno, anche quello legato alle piazze del 17 aprile. Ma è altrettanto vero che sono state ricevute altre mail con scritte in arabo. Insomma, se sicuramente l’Italia è nel mirino non è semplice risalire agli autori degli atti destabilizzanti, anche perché tutti gli indirizzi vengono considerati fasulli.
La «guerra sotto soglia» e il costo di questa ondata di minacce
«Si chiama guerra “sotto soglia”», ha spiegato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, «perché è sotto la soglia di attribuzione. Viene fatta apposta in questo modo, perché nessuno possa attribuire a un colpevole».
«È la stessa cosa che vale per gli attacchi cyber», ha continuato, «sono al 99% sotto la soglia di attribuzione. Quindi tu lo subisci, devi difenderti, magari ti fa danni, ma nessuno può dimostrare che arriva da A, B o C. Uno può dubitare da dove può arrivare ed è una nuova minaccia a cui sono quattro anni che dico che in qualche modo dobbiamo abituarci. Fanno parte di una strategia per aumentare il caos. Ieri ce ne sono stati, poi per fortuna ci sono rivelati tutti i falsi. È un esempio di come è facile, comunque, innescare problemi, ansia e psicosi nei nostri Paesi. È tutto legato: i frigoriferi, il sangue in Francia, i droni, gli aerei. Viviamo in questo periodo».
Alla fine comunque il conto è salato. Perché se è vero che non c’è stato nessun danno alle persone, bisogna però considerare un aggravio economico per circa 60.000 euro a volo (tra carburante, extra-tasse e protezione delle persone), un grandissimo spavento e una baraonda nei cieli che era poi il risultato al quale miravano gli ideatori del blitz.
Baraonda che ha fatto alzare i caccia Rafale dell’aviazione francese per intercettare un Airbus 320 della Aer Lingus che era partito da Dublino e stava per arrivare a Roma. Il volo è stato dirottato verso la base militare di Évreux-Fauville, in Normandia, perché il pilota (allertato del pericolo) si era rifiutato di atterrare nella base militare, preferendo un aeroporto civile. Il comandante ora è sotto inchiesta. Del resto, mai s’era registrato un numero così importante di passeggeri coinvolti (almeno 5.000) e un’ondata di allarmi così alta in poche ore.
Un’ondata che secondo gli esperti è destinata a proseguire, magari attraverso formule e modalità differenti, ma sempre con lo stesso obiettivo: far montare il più possibile la tensione.
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