Roma, Torino e Bologna di nuovo teatri di guerriglia urbana. O, perlomeno, del tentativo di rimetterla in scena, con antagonisti violenti mescolati agli studenti e una rabbia sfogata con lanci di bottiglie e bombe carta che poco giustifica le proteste per una scuola migliore.
Sullo sfondo lo scimmiottamento della rivolta francese, declinato nello slogan «No Meloni day». Insomma, più o meno quello che si augurava l’europarlamentare di Avs Ilaria Salis che, da esperta di antagonismo, da settimane incitava alla lotta definendo la situazione francese «una speranza per tutti» e che, ieri, dai suoi profili social ha rincarato la dose augurando «buono sciopero studentesco a tutti», con tanto di pugno alzato e cuore infuocato come emoticon di accompagnamento.
Roma, bombe carta e assalti al ministero
Quella della Capitale è stata la piazza più violenta: lanci di bottiglie, bombe carta, gli estintori utilizzati come arma contro le forze di polizia schierate a presidiare la zona del ministero dell’Istruzione, verso cui il corteo si era mosso. Dopo aver dato fuoco alle bandiere degli Stati Uniti e di Israele, al grido di «siamo tutti antifascisti», la marcia, formata da circa 5.000 persone e partita dalla metro Cavour, si è diretta verso il ministero in viale Trastevere, dove un gruppo di incappucciati ha acceso la miccia, nella speranza di arrivare a uno scontro violento con la polizia.
Cassonetti dell’immondizia rovesciati, fumogeni, bombe carta, lanci di bottiglie e (sempre per allinearsi alle violenze francesi) anche gli estintori con i getti aperti contro gli agenti schierati a difesa della zona. «Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico», ha commentato il ministro Giuseppe Valditara, mentre la questura di Roma ha fatto sapere che «l’azione di questa componente minoritaria non ha tuttavia inciso sull’efficacia della strategia di gestione dell’ordine pubblico», annunciando inoltre di aver raccolto tutte le immagini del caso e di essere al lavoro per identificare i responsabili.
Torino, pietre contro gli agenti e il ruolo di Askatasuna
A Torino il corteo, formato da circa 3.000 persone, scandiva soprattutto cori contro il governo e in particolare contro il premier Giorgia Meloni e i ministri Valditara, Anna Maria Bernini e Matteo Salvini. Dopo una prima parte scenografica, con un carro armato di cartone bruciato all’ombra delle bandiere palestinesi, la manifestazione ha puntato sulla prefettura dove, al grido «tout le monde déteste la police» e «siamo tutti antifascisti» è partita una sassaiola contro gli agenti di polizia con lanci di bottiglie e petardi.
Non erano pochi i manifestanti a volto coperto (nonostante le ordinanze di divieto emanate dopo gli assalti alle scuole dei giorni scorsi) e le azioni coordinate di guerriglia assomigliano tanto a quelle degli antagonisti di Askatasuna che, dopo il movimento No Tav, ora corteggia (o forse già permea) anche quello studentesco.
Tipica dell’antagonismo estremista anche la conclusione della manifestazione, con la rivendicazione urlata dai megafoni di aver «bloccato la città» e l’appuntamento alla prossima tappa con l’adesione allo sciopero generale del 30 ottobre «per protestare contro il carovita e le politiche del governo». «Due giorni fa, proprio a Torino, sono entrati in una scuola elementare per devastarla, tra i bambini. Mi auguro che la popolazione studentesca e i partiti tutti, proprio per fare un distinguo tra il legittimo diritto a manifestare e la violenza, dicano chiaramente che non si scende in piazza con i violenti», ha commentato Augusta Montaruli, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.
Bologna, blitz all’Ufficio scolastico e tensione in stazione
Anche a Bologna, insieme agli studenti, è tornata a farsi vedere la «Jeunesse en colère» (come amano definirsi in queste settimane gli antagonisti dei centri sociali del capoluogo). Al grido, poco inerente con il tema scuola, «vogliamo riprenderci tutto» e «diamo spazio alla nostra rabbia e ai nostri desideri», hanno tenuto alta la tensione durante tutta la sfilata.
I momenti più difficili si sono registrati in zona stazione, dove il corteo era arrivato dopo una irruzione all’Ufficio scolastico regionale e dove sono cominciati i lanci di bottiglie, pietre e fumogeni contro le forze dell’ordine con un tentativo di occupazione dei binari.
«In alcune città le manifestazioni sono state civili, colorate, festose e giustamente oppositive», ha aggiunto il vicepremier Matteo Salvini, «invece in altre abbiamo studenti che lanciano pietre contro la polizia, quelli non sono studenti. Sono criminali e delinquenti, che è un’altra cosa».
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