Gino Severini: ritorno a Cortona
Gino Severini, La danse du Pan Pan à Monico, 1911-1959/1960. Courtesy RMN-Grand Palais / Hélène Mauri – Dist. Photo SCALA, Firenze. © Gino Severini by SIAE 2026.

A Cortona, origini etrusche e cuore medioevale, Gino Severini vide la luce il 7 aprile del 1883, ma da Cortona se ne andò presto. La provincia toscana gli andava stretta, le sue ambizioni erano altre, i suoi orizzonti più ampi, la sua vena artistica aveva bisogno di esplorare, conoscere, sperimentare.

Per questo a sedici anni partì per Roma , dove conobbe Umberto Boccioni e Giacomo Balla (all’epoca già famoso come pittore divisionista) e da qui, dopo essersi avvicinato al «divisionismo », lasciò l’Italia per la Francia: era il 1906 e Parigi l’attendeva. E Parigi, così vivace e intellettualmente stimolante, lo stregò per la vita: nella capitale francese  frequentò le avanguardie artistiche parigine (Amedeo Modigliani , Georges Braque e Pablo Picasso in primis), poeti e attori, si sposò ed ebbe dei figli, ma il suo legame con l’Italia rimase comunque saldo e forte. Ed è per questo , per la sua capacità di aver alimentato un dialogo artistico continuo e costruttivo fra i due Paesi (e non solo), che a Severini va riconosciuto il ruolo fondamentale di «mediatore » tra culture e linguaggi figurativi, tra mondi ed epoche, tra tradizione e innovazioni, tra artisti, esperienze e visioni diverse.

Gino Severini: ritorno a Cortona

Dal Futurismo al mosaico

Identificare Severini con una determinata corrente artistica è praticamente impossibile: forte del suo ruolo di «mediatore», se da una parte, mentre si trovava a Parigi, fu tra i firmatari del Manifesto Futurista di Marinetti, dall’altra, proprio nella capitale francese,  assisteva alla nascita del cubismo picassiano, dando così vita ad un suo originale e personale «cubofuturismo ». I suoi soggetti preferiti diventano le ballerine, straordinari insiemi  di tasselli geometrici (basti pensare alla famosa Ballerina Blu) di matrice cubista che per Severini rappresentano il simbolo universale del dinamismo. Dinamismo, che è comunque movimento, ma non proprio quella velocità tanto osannata e rappresentata nelle opere futuriste: è una « velocità severiniana», tutta declinata nella danza. Ma la vera svolta artistica, quello che molti definiscono «il tradimento», avviene nel 1921, quando Severini scrive Du cubisme au classicisme, famoso trattato in cui afferma, nero su bianco, la necessità di un ritorno al classicismo e all’ordine: sono gli anni che seguono la fine della Grande Guerra, un trauma enorme, che nell’arte prende forma, come una sorta di catarsi, nella metafisica di Giorgio De Chirico (tanto per citare il Maestro..) e nel Realismo magico di Felice Casorati. Di pari passo a questa «evoluzione classicista », Severini vive una profonda crisi religiosa: la sua arte cambia ancora, diventa mosaico e affresco. I temi sono sacri e decorano le chiese, soprattutto svizzere , Semsales e La Roche in testa. Ma gli anni passano, una seconda Guerra Mondiale dilania l’Europa e la cifra stilistica del pittore toscano, in eterno viaggiare fra Francia e Italia, è una ripresa dei soggetti futuristi riscritti in chiave astrattista. E’ solo negli anni ’50 che Severini sceglie di vivere definitivamente in Francia: Parigi, dove ottiene una cattedra di mosaico, di diventa la sua dimora stabile e qui, i 26 febbraio del 1966 la sua vita termina. Ma a custodire le sue spoglie sarà Cortona, dove tutto ebbe inizio. E la sua cittadina ora lo celebra con una mostra di respiro internazionale.

Gino Severini. Modernità come dialogo: la mostra a Cortona

Allestita a Palazzo Casali, sede del Museo dell’Academia Etrusca , e curata da Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, questa esposizione non è una «mostra-evento». E’ una mostra più intima, che senza giudicare o celebrare rivela le variegate facce dell’uomo e dell’artista: spetta al pubblico scegliere la preferita. A Cortona, l’alfa e l’omega di Gino Severini, il luogo dove il cerchio si chiude, c’è tutto l’artista, dalla gioventù alla maturità: c’è il Severini divisionistadegli esordi, il futurista, quello classicista e del ritorno all’ordine e anche il « Severini artigiano », con tutta una serie di bozzetti per i mosaici, tempere, studi per gli affreschi: il colore che si trasforma  in pietra e tasselli e diventa  « materia costruttiva », architettura, assume un ritmo nuovo. Un percorso espositivo di 80 opere, suddivise in 5 sezioni,  in cui la modernità dell’artista –  di cui non bisogna mai dimenticare l’importante ruolo di «mediatore » fra influenze artistiche e culturali provenienti da mondi e tradizioni diverse – non solo emerge da alcuni suoi, straordinari lavori (uno su tutti, la maestosa  tela La danse du Pan Pan a Monico, dipinto futurista di 4 metri giunto a Cortona dal Centre Pompidou di Parigi dopo 35 anni di assenza dall’Italia) – ma anche da mirati confronti con artisti suoi contemporanei (da Carrà a Balla passando per Boccioni e Picasso) o con Maestri antichi come Maestro Lucchese (in mostra conMadonna in trono con Bambino ed angeli, in prestito dalle Gallerie dell’Accademia di Firenze) o Margarito d’Arezzo (a Cortona con un San Francesco datato 1260). E dagli esordi alla maturità , dalle danzatrici cubiste alle maschere della Commedia dell’arte italiana (insieme alla danza, tema ricorrente in Severini), dallo straordinario dipinto Maternità del 1916 (fiore all’occhiello delle collezioni severiniane di Cortona) all’inedita documentazione fotografica degli affreschi realizzati  in numerose chiese nella Svizzera romanda, la mostra si chiude con un’installazione multimediale immersiva che trasporta il pubblico nel mondo di inizi Novecento così come Severini lo ha interpretato nel suo magnifico La danse du Pan Pan a Monico.

Gino Severini, Nature morte au journal Lacerba, 1918. Yves Bresson / Saint-Étienne Métropole Museum of Modern and Contemporary Art.
Gino Severini, Ritratto del Dr. Giordani, 1913. Roma, collezione Banca d’Italia. Foto: Domenico Capone e Maurizio Necci per Azimut.
Gino Severini, Autoritratto, 1913. Castello di Rivoli, Collezione Cerruti.
Gino Severini, Autoritratto, 1907-1908. Tortona, Pinacoteca Divisionismo. Foto: Carlo Baroni, Rovereto.
Gino Severini, Danseuse dans la lumière, 1913. Roma, collezione privata – Courtesy Galleria Russo, Roma.
Gino Severini, Ritratto di Madame M.S., circa 1915. MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. © Gino Severini by SIAE 2026.
Umberto Boccioni, Gli stati d’animo: quelli che vanno, circa 1911. Roma, Colle Doldo, courtesy Futur-ism A.C.

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