Il successo del «late show» americano in un documentario su Sky
«The story of late night»

The story of late night, in onda su Sky Documentaries e disponibile on demand, non è un panegirico volto a magnificare un’eccellenza americana. È la cronaca, fedele, di come quest’eccellenza sia diventata tale: di come sia nato il late show e di quanto profondamente abbia cambiato il volto della televisione, dentro e fuori gli Stati Uniti.

La seconda serata, nell’ambito della televisione italiana, ha perso di importanza. È andata sparendo, fino a estinguersi (quasi) del tutto. Altro l’ha fagocitata: l’eterna rincorsa agli ascolti, la competizione malsana fra il Servizio Pubblico e le reti private, quello sfidarsi atroce a chi la tira più lunga. Nessuno show di seconda serata ha mai avute vere chance di emergere, di intrattenere. Non in Italia, perché gli Stati Uniti, invece, il segmento del late show lo hanno coltivato a dovere. E un documentario, alle 21.15 del 20 agosto, ne racconterà la storia (rintuzzando, suo malgrado, l’invidia dello spettatore). The story of late night, in onda su Sky Documentaries e disponibile on demand, non è un panegirico volto a magnificare un’eccellenza americana. È la cronaca, fedele, di come quest’eccellenza sia diventata tale: di come sia nato il late show e di quanto profondamente abbia cambiato il volto della televisione, dentro e fuori gli Stati Uniti.

La narrazione parte da lontano, dal principio. Sono gli anni Cinquanta, quelli di Steve Allen e del suo The Tonight Show. Il format è nuovo, il timido tentativo di rendere fortunato un esperimento. Il successo, allora, non è immediato. Diversi conduttori si affastellano per cercare di indovinare la formula, gli equilibri del trionfo. Ma uno, più degli altri, ne è capace. Il decennio, allora, cambia. I tratti di Steve Allen sfumano nel viso aperto di Johnny Carson. La stella. L’astro capace di interpretare il dinamismo della società americana, di seguirne e, in una certa misura, guidarne l’evoluzione. È Johnny Carson, più di ogni altro, a consolidare il format del late night, scoprendo anzitempo il talento comico di quelli che saranno i grandi. The story of late night, I sei episodi voluti dalla Cnn corrono veloce verso la contemporaneità. David Letterman, la sua battaglia con Jay Leno. I primi anni Duemila, le notizie trattate con un’arguzia tale da indurre la risata anche in chi non avrebbe grandi ragioni per ridere. Il documentario, in cui diversi conduttori d’oggi raccontano quanto il late night li abbia ispirati e quanto grande sia perciò il loro debito, arriva al presente. Agli eredi, alle nuove generazioni. Trova Jimmy Fallon, Chelsea Handler, Stephen Colbert, James Corden, Seth Meyers, Trevor Noah, il Covid-19 e Donald Trump. E la storia, così come il dovere di cronaca impone di raccontarla, sarebbe esaurita. Sarebbe, però. Perché il documentario, imperdibile per chiunque si trovi a guardare con invidia ai late show della televisione statunitense, non si limita al compitino, alla narrazione infiocchettata di un successo mondiale. Non esaurisce il proprio racconto fra risate e complimenti. Si interroga, sul presente e sul passato, mostrando allo spettatore il dietro le quinte del successo che negli anni ha imparato a conoscere, il suo lato problematico, la fatica e le storie che di divertente non hanno avuto nulla.

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