- Claire Michel ricoverata per un’infezione da Escherichia coli. La sua squadra si ritira dal triathlon: «Speriamo sia di lezione». Due elvetici e un norvegese hanno sintomi. «Si valuta altra sede per le prove in acque libere».
- Le virostar si tuffano nella melma. In crisi di notorietà, Matteo Bassetti evoca Louis Pasteur: «A vedere queste gare, si rivolterebbe nella tomba». E Fabrizio Pregliasco elenca le malattie che si rischiano a immergersi nei liquami.
Lo speciale contiene due articoli.
Chiamatelo Emmanuel Marròn: altro che green, le acque della Senna sono marroni, inquinate e pericolose, e così le manie di grandezza del presidente francese annegano tra le polemiche. «Correreste il rischio di entrare nella Senna due giorni prima della gara, magari per poi ammalarvi il giorno prima della competizione?», Si era chiesto l’irlandese Daniel Wiffen, record europeo negli 800 metri stile libero, prima dell’inizio dei Giochi. Ed è stato buon profeta: Claire Michel, una atleta belga del triathlon che aveva nuotato nella Senna in occasione della gara individuale, è stata ricoverata per aver contratto il batterio Escherichia coli, presente nel fiume. La poveretta lamenta problemi di stomaco e intestinali: «Sono stata curata bene e mi riprenderò», scrive la Michel su Instagram, «sono però davvero devastata per la squadra e mi dispiace finire i Giochi in questo modo».
Il Belgio è letteralmente furioso con l’organizzazione, tanto che ieri mattina ha deciso di ritirare la sua squadra dalla staffetta mista di triathlon. Nella nota ufficiale diffusa dai vertici dello sport belga si spiega che la rinuncia alla staffetta è stata presa «nei colloqui con gli atleti e lo staff. Il Comitato olimpico belga e la Federazione triathlon sperano che la lezione venga appresa in vista delle prossime competizioni di triathlon alle Olimpiadi». Va sottolineato che nei giorni scorsi diversi allenamenti dei triatleti erano stati annullati proprio perché il livello di Escherichia coli superava le soglie di guardia. Cronaca di un ricovero annunciato, anzi di più: due triatleti svizzeri, Adrien Brifford e Simon Westermann, accusano sintomi di gastroenterite, ma non confermano ufficialmente che si tratti della Senna, mentre un atleta norvegese ha accusato dolore addominale e vomito il giorno seguente alla gara. Il direttore sportivo della Federtriathlon norvegese, Arild Tveiten, spiega che la causa del malore non è ancora nota, ma aggiunge: «Stiamo pensando quello che pensano tutti: che probabilmente è il fiume. Ma non lo sappiamo».
Parliamoci chiaro: l’Escherichia coli è un indicatore di contaminazione fecale, la Senna per farla breve è ancora troppo piena (ci si perdoni, è il caso di dirlo, il francesismo) di cacca, come ha fatto intuire pochi giorni fa un’altra atleta belga, Jolien Vermeylen: «Ho bevuto molta acqua», ha detto la Vermeylen, «e non ha il sapore della Coca-cola o della Sprite. Nuotando sotto il ponte, ho sentito e visto cose a cui non dovremmo pensare troppo». Cosa avrà visto e sentito, sotto i ponti, la belga? Non si sa, ma è facile pensare a qualche topolone olimpico. Un film horror, queste gare nella Senna, che Macron ha voluto a tutti i costi per autocelebrare la propria grandezza (il fiume non è balneabile da 100 anni). Un film costato 1,4 miliardi di euro per gli interventi di bonifica che non hanno bonificato niente, e a rivederle ore fanno francamente ridere le immagini del sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, del prefetto della Regione Ile-de-France, Marc Guillaume, e del presidente del Comitato organizzatore olimpico, Tony Estanguet, che si sono fatti un tuffetto a favore di telecamere, prima dell’inizio dei Giochi, per dimostrare la balneabilità della Senna, non solo agli atleti ma anche ai cittadini della capitale, infuriati per gli altissimi costi dell’intervento, e ai quali era stata fatta intravedere la possibilità di farsi il bagnetto sotto casa. Detto del malcapitato triatleta canadese Tyler Mislawchuk, le cui immagini mentre vomita dieci volte hanno fatto il giro del mondo, torniamo al Marròn: il nostro Greg Paltrinieri, argento nei 1.500 (in piscina), e appena diventato il nuotatore italiano con più medaglie olimpiche (cinque), è atteso alla prova dei 10 km in acque libere, ovvero nella Senna. «Sì, siamo preoccupati», ha detto qualche giorno fa alla Gazzetta, «è una location mai provata. Non puoi organizzare una gara così senza averla mai provata. Probabilmente l’acqua è fredda e con corrente da fiume. Molto probabilmente è sporco perché non ci sono le condizioni per nuotare, ma sono quasi sicuro che la faranno lì perché ci hanno investito troppo. Mi sembra un po’ una presa in giro». Per chiarire bene il concetto, Paltrinieri ha citato Carlo Verdone in Troppo forte, che racconta dell’avventura in una palude in Rhodesia: «Mi sarò bevuto dai sei a sette litri di merda». Le prossime gare sono comunque appese a un filo. Nessuno può sapere se ci saranno le condizioni affinché vengano disputate nella Senna, anche perché c’è l’incubo di altre patologie: «I rischi sanitari per gli atleti delle Olimpiadi 2024», spiega il presidente della Società italiana di medicina ambientale, Alessandro Miani, «legati all’inquinamento della Senna non possono essere completamente eliminati. La presenza nelle acque dei fiumi di batteri fecali, come ad esempio l’Escherichia coli, può provocare infezioni gastrointestinali nell’uomo con sintomi come diarrea e vomito. Si possono verificare poi infezioni della pelle e degli occhi per via del contatto con l’acqua contaminata, con conseguenti eruzioni cutanee e infezioni oculari. Altro rischio importante è la leptospirosi, malattia causata da batteri presenti nell’urina degli animali come ratti e topi: i sintomi includono febbre alta, mal di testa e dolori muscolari. Occorre poi considerare», aggiunge Miani, «le esposizioni agli inquinanti chimici presenti nelle acque dei fiumi, come metalli pesanti, pesticidi o altre sostanze, i cui effetti nocivi sulla salute non sono immediati ma si riscontrano sul lungo termine». Così ieri la portavoce delle Olimpiadi, Anne Descamps, ha voluto rassicurare: «Abbiamo un’altra sede come possibile piano di riserva» per il nuoto in acque libere. Il piano B per non affogare nella melma.
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