A Siena il post Covid è senza Palio e senza pallone. «Ma grazie al turismo ne usciremo»
  • Il sindaco Luigi De Mossi: «Soffriamo per la mancanza del Palio, ma siamo consapevoli che per noi dura tutto l’anno e siamo già pronti per il 2021. Con un turismo di qualità e iniziative tempestive stiamo limitando i danni della pandemia».
  • Il primo cittadino attende in questi giorni la risposta della Figc in merito all’iscrizione della Robur in Serie D e avverte: «Chi vorrà la società dovrà dare garanzie finanziarie, tecniche e imprenditoriali».
  • Oggi si sarebbe dovuto correre il Palio dell’Assunta, ma le restrizioni causate dal Covid hanno cancellato lo storico appuntamento così come quello del 2 luglio. Per la prima volta negli ultimi 76 anni la città non vivrà la tradizionale corsa.

Lo speciale contiene tre articoli.

Per la seconda volta negli ultimi sei anni la squadra di calcio di Siena è costretta a ripartire dalle serie dilettanti dopo un fallimento finanziario. Stessa sorte già toccata al basket con la Mens Sana che dopo il crack del 9 luglio 2014 targato Monte dei Paschi, l’anno scorso è stata esclusa dalla Serie A2 a campionato ancora in corso ed è dovuta ripartire dalla Promozione. Per la prima volta negli ultimi 76 anni a piazza del Campo non si corre nessuna delle due corse del Palio di Siena. Un doppio colpo duro da mandare giù per i senesi, una popolazione attaccata in particolar modo alle proprie tradizioni, alle proprie radici e alla propria storia, soprattutto dopo il periodo non facile attraversato con il lockdown e la paura generata dal coronavirus, ma che «ha saputo reagire in maniera eccezionale e coesa», come raccontato direttamente dal sindaco Luigi De Mossi, e che dal turismo di qualità che una città d’arte come Siena è in grado di offrire, vuole ripartire.

Signor sindaco, in un videomessaggio del 13 marzo ai suoi concittadini disse che stavate lavorando per limitare al massimo i danni. A distanza di 5 mesi, può dirci se i danni sono stati limitati?

«I danni ci sono, è inevitabile e mi aspetto che a ottobre e novembre i bilanci di tanti piccoli bar e ristoranti non siano così in ordine come ci aspettavamo, ma tra questo e il disastro annunciato c’è un gap che noi abbiamo cercato, non voglio dire di colmare, ma sicuramente di limitare. Per quello che mi riportano i miei assessori, i ristoratori e gli albergatori non sono totalmente scontenti. Certo, non è una stagione ordinaria, su questo nessuno si può illudere, però non è nemmeno così drammatica come a metà marzo pensavamo.

A livello di turismo avete registrato molte perdite?

«Guardi, non ho ancora in mano i dati statistici, a livello di presenze di turisti c’è stata una flessione inevitabile, ma mi sento di poter dire che siamo quelli che l’hanno subita in maniera minore in tutta la Toscana. Anche se siamo stati penalizzati siamo riusciti a contenere l’emorragia grazie a una serie di iniziative prese dai miei assessori e dalla mia giunta, sono stati molto efficaci e tempestivi nelle decisioni».

Quali?

«Abbiamo allargato il suolo pubblico e tolto la Cosap (canone per l’occupazione del suolo pubblico, ndr), abbiamo ridotto del 20% i canoni di locazione per le attività commerciali per quanto riguarda gli affittuari del comune, abbiamo tolto il ticket sui pullman, abbiamo reso gratuiti tutti i musei civici comunali».

Sta funzionando?

«Guardi, stamani in piazza del Duomo c’erano delle file sterminate e anche davanti al Palazzo Comunale. Sempre nel rispetto del distanziamento sociale. Quindi da questo punto di vista abbiamo sofferto, ma forse meno che in altre città».

Si può dire quindi che siete stati tempestivi?

«Bisogna sapere cogliere l’attimo. Nel momento di maggiore crisi bisogna avere il coraggio delle decisioni, addirittura io sostengo che qualche volta anche una decisione sbagliata è meglio piuttosto che non prenderne affatto. Le persone hanno un’aspettativa e questa non va delusa mai».


Il sindaco di Siena, Luigi De Mossi (Ansa)


Si può dire lo stesso del governo?

«Se devo fare un’osservazione apartitica e apolitica, anche se io pur essendo civico sono appoggiato dal centrodestra, devo dire che il governo non è tempestivo e non dà delle risposte puntuali. Le persone hanno la necessità di avere risposte, anche di un no ma che sia un no chiaro, trasparente e tempestivo. È questa chiarezza che chiedo, come amministrazione locale, al governo centrale».

Si aspettava un sostegno diverso ai comuni?

«Io quello che contesto in questo momento è l’intempestività della reazione rispetto a quelle che sono le esigenze nazionali. I soldi devono arrivare quando c’è bisogno, sennò non vorrei che si facesse come i medici di Pinocchio dove si cura il paziente ma il paziente è morto. È necessario agire e cercare di dare delle risposte. Noi in piena emergenza Covid abbiamo approvato il piano operativo della città».

Tornando al turismo, gli ultimi dati raccontano di un calo netto di visitatori dall’estero. A Siena è così?

«È vero, però noi crediamo anche in un turismo interno, tanto che abbiamo fatto un’operazione con gli Uffizi di Firenze e la città di Perugia che si chiama “Arte al centro” e che prevede la possibilità di pernottare tre giorni a Siena e tre giorni a Perugia con in mezzo la visita agli Uffizi. Cerchiamo di lavorare su quello che abbiamo, su un turismo interno fatto di buona cucina, di sicurezza e di salute».

Può funzionare?

«Mi spiego meglio. Noi ci aspettiamo un turismo interno molto italiano ma molto curioso e molto disponibile al buon cibo e alla buona cultura e che possa far spendere il tempo nelle nostre città d’arte. Un turismo lento che apprezzi la qualità di quello che è lo stare in zone dove in ogni angolo c’è una bellezza. Inoltre Siena è una città carbon free, quindi anche in termini di salute e salubrità siamo tra le eccellenze».

Vi sentite penalizzati rispetto alle località balneari?

«È vero che in questo periodo si preferisce andare al mare, però il rischio è che non si rispettino le norme del distanziamento sociale. Noi miriamo a un target disponibile a vivere con un orologio più lento le giornate e che scandisca il passaggio del tempo più a misura d’uomo».

Che reazione ha visto nei suoi concittadini?

«Posso dire che la popolazione ha reagito in maniera eccezionale. Dissi subito che ero orgoglioso dei miei concittadini che sono una popolazione disciplinata, solidale e coesa. Pensi che la raccolta delle mascherine le ha organizzate il comune, ma a distribuirle ci hanno pensato le contrade. Io non ho speso un euro per la distribuzione laddove altri comuni hanno speso fino a 30.000 euro per mandarle per posta. Noi le abbiamo consegnate a mano tramite i contradaioli di tutte e 17 le consorelle».

Ecco a proposito di contrade, quanto le costa dover rinunciare al Palio?

«Per noi è il nostro doppio rito annuale, ma Siena il Palio lo vive 365 giorni all’anno. Il Palio non finisce mai, il Palio non è una corsa di cavalli. Le racconto un episodio».

Prego.

«Giovedì scorso (il 13 agosto, ndr) è morto un nostro contradaiolo della Tortuca, Gabriello Lorenzini detto Colonnino. C’era tutta la contrada in chiesa. Questo per dire che in questa città le contrade vanno oltre gli eventi episodici dell’interruzione del Palio».

Si era parlato addirittura della possibilità di farlo «a porte chiuse»?

«Sarebbe stato impossibile perché è una festa di popolo e senza la piazza piena per gioire e difendere i propri colori che sono identitari di ogni contrada non avrebbe avuto alcun senso. È il popolo il protagonista del Palio, né il cavallo né il fantino, non a caso viene vestito con i colori delle rispettive contrade. È la nostra festa ed è il momento culminante che scandisce la nostra vita. Noi siamo già pronti per il 2021».

E a livello turistico quanto pesa?

«Per i senesi il Palio è una festa intima e personale e addirittura il turismo qualche volta gli dà anche fastidio. Oggi ovviamente c’è bisogno del turismo e quindi ben venga. Per noi il Palio rappresenta “una scheggia di Medioevo lanciata verso la modernità” come diceva una persona che d’identità se ne intendeva come Curzio Malaparte. Noi siamo sofferenti in questi giorni per la mancanza del Palio, ma siamo anche consapevoli che il Palio non finisce mai».

Adesso parliamo di calcio sindaco. Sono tempi bui per la Robur Siena, che accade?

«Purtroppo questo è il risultato di un’economia che ha subito dei colpi durissimi. Basti pensare alle sorti del Monte dei Paschi. Io in questi giorni sto aspettando una risposta della Figc in merito all’iscrizione della squadra in Serie D. Credo che il problema sia stato gestionale, devo anche dire che chi c’era ci ha profuso molti soldi».

Si parla di quattro cordate tra cui quella armena della società Berkley Capital. Ma cosa chiede a chi vorrà rilevare il Siena?

«Negli ultimi giorni i soggetti interessati sono saliti a sei. Ma chi vorrà venire a Siena deve avere chiaro una cosa: primo devono avere un assegno circolare dell’importo necessario all’iscrizione intestato alla Figc e su questo non transigo, devono avere un progetto sportivo almeno quadriennale, devono attestare una solidità patrimoniale e una trasparenza delle risorse da parte di tutte le banche e poi devono garantire i livelli occupazionali per quanto riguarda i dipendenti e la continuità dei settori giovanili maschile e femminile. Chi viene a Siena non viene per portare via ma per portare qualcosa, e quindi c’è bisogno di un professionista del calcio che abbia un’idea chiara di un piano industriale e che non sia sporadica. Perché sa una cosa?».

Dica.

«Nello sport come nella vita bisogna essere dei professionisti, se anche si sbaglia bisogna sbagliare da professionisti. Le partite si vincono prima in società e poi in campo. I grandi giocatori arrivano se c’è una grande struttura societaria. Guardiamo l’esempio dell’Empoli che continua a rimanere tra Serie A e B perché ha una struttura societaria che sa come ci si comporta nell’ambito calcistico».

Anche la squadra di basket dopo il crack del 2014 è dovuta ripartire da zero lo scorso anno. Ma perché è diventato così complicato fare sport a Siena?

«Perché fino a oggi si pensava che bastassero i soldi per poter giustificare la presenza delle nostre squadre nelle serie superiori. In realtà come ho già detto ci vuole la società per fare sport a un certo livello. Meno soldi, ma più capacità societarie. Per esempio noi abbiamo la squadra di pallavolo gestita in maniera molto buona e credo che ritorneranno in Superlega quanto prima. Non bisogna mai costruire sulla sabbia, purtroppo questa città ha vissuto delle stagioni con soldi molto facili. Bisogna ritornare a capire che i soldi non si fabbricano ma vanno anche sudati. Ora siamo tornati ad apprezzare il valore del denaro che non va sprecato, ma investito».


Da non perdere