È una stupenda e significativa coincidenza il fatto che questa storia si svolga attorno a una scuola intitolata a Collodi, perché sembra proprio una delle parabole dell’immortale toscano. Un racconto educativo che potrebbe intitolarsi Il paese dei farlocchi: alcuni creduloni, convinti di essere più furbi degli altri, si fanno invece infinocchiare e – quasi come nel capolavoro collodiano – alla fine fanno la figura dei somari.
Questi i fatti. L’altro giorno, sui muri della scuola primaria Collodi di Porta a Lucca (Pisa) compaiono alcune scritte realizzate con lo spray. Una di queste recita: «Sì fascia», e reca sotto disegnata una freccia. Che significa tutto ciò? Alcuni organi di stampa locale e, soprattutto, i maggiorenti del Partito democratico non hanno dubbi: si tratta senz’altro di inaccettabili proclami fascisti, intollerabili graffiti inneggianti al regime.
La scuola Collodi e il falso allarme fascista
Il quotidiano PisaToday titola: «Scritte fasciste sui muri della scuola Collodi di Porta a Lucca. Ferma condanna del vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo e della senatrice Pd Ylenia Zambito». Un altro quotidiano online, QuiNewsPisa, scrive: «Scritte e simboli riconducibili all’immaginario fascista e nazista sono comparsi sui muri della scuola primaria Collodi di Porta a Lucca».
In men che non si dica, i dem si sono scatenati. «Le scritte e i simboli riconducibili all’immaginario fascista e nazista comparsi sui muri della scuola primaria Collodi, a Porta a Lucca, sono un gesto gravissimo e intollerabile, ancora più odioso perché colpisce una scuola, luogo di educazione, libertà e democrazia», ha dichiarato, implacabile, Mazzeo.
Che, non pago, ha aggiunto grave: «Pisa è una città insignita della Medaglia di bronzo al valor militare per la Resistenza e non può esserci spazio per simboli e richiami a ideologie fasciste e naziste».
Ancora più dura la senatrice dem Ylenia Zambito: «Sono nuovamente apparse sui muri di Pisa scritte e simboli fascisti e fa impressione vedere che sono state fatte sulle pareti della primaria Collodi di Porta a Lucca: un gesto gravissimo, ancora più odioso perché compiuto contro una scuola, luogo di formazione e libertà», ha tuonato la parlamentare progressista.
«Dopo l’imbrattamento della lapide dedicata a Franco Serantini ed altri luoghi, continuano ad apparire scritte e riferimenti nostalgici di chi vuole riportare l’oscuro passato fascista che ha voluto dire per il nostro Paese l’eliminazione delle libertà garantite dalla democrazia, lo sfruttamento dei lavoratori e il trascinamento dell’Italia nella guerra e nell’occupazione nazista che hanno fatto pagare al popolo italiano un profondo contributo di sangue».
La Zambito ha anche notato un terribile tempismo nell’apparizione delle odiose affermazioni fasciste sulle pareti della scuola: «Fa impressione che siano apparse oggi, giorno in cui ricorre il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti, strenuo oppositore del fascismo brutalmente ucciso dalle squadracce fasciste».
Quale onta per Pisa che qualcuno abbia osato inneggiare al Duce, per di più sui muri di una scuola elementare! Fortuna che i prodi combattenti piddini hanno risposto per le rime con eloquenti proclami antifa!
Fin qui, l’eroico racconto dell’impavida lotta dem contro la dittatura destrorsa incipiente. Ma ecco che a turbare l’armonia dell’idilliaco quadretto arriva – sfrontata! -la realtà.
«Sì fascia»: la scritta che scatena il Pd
Mentre consiglieri comunali, regionali e senatori Pd ancora si sbracciavano per condannare le scritte fasciste, sui social la popolazione pisana ha iniziato a farsi venire qualche dubbio. Piano piano, post e commenti si sono fatti marea.
Ha cominciato, garbata, una certa Cecilia, che su Facebook ha scritto: «Stanno facendo dei lavori di rifacimento della facciata, probabilmente mettendo il cappotto, credo che queste scritte siano state fatte dalla ditta esecutrice per indicazioni. Dovreste controllare meglio prima di scrivere pubblicamente certe cose».
La commentatrice ha pubblicato anche una foto eloquente: vi si vede una parete della scuola Collodi con una scritta fatta con lo spray che recita «No fascia». Brivido e raccapriccio: ma che succede? Sul muro frontale un fascista ha scritto «Sì fascia» e su quello laterale un comunista ha vergato «No fascia»?
O forse si tratta del medesimo graffitaro che, indeciso sulla posizione da prendere, prima ha inneggiato a Benito e poi ha cambiato idea? E ancora, domanda delle domande: se uno vuole esaltare il regime, perché scrive fascia al femminile e non, al massimo, fascio?
Il Comune svela l’equivoco: erano indicazioni per i lavori
Boh. A svelare il mistero provvede un tecnico del Comune di Pisa che, sollecitato, risponde: «Confermo che le scritte sono soltanto indicazioni della ditta che sta facendo i lavori alla scuola per un cambio di tipo di isolante da mettere intorno alle aperture con caratteristiche diverse. Quindi si realizzano alcune fasce in corrispondenza delle aperture. Nessuna scritta ma solo indicazioni per gli operatori che devono eseguire».
Capito? Le presunte scritte fasciste e i presunti simboli nazisti (semplici frecce) li hanno in realtà fatti gli operai che stanno svolgendo i lavori di manutenzione alla scuola Collodi.
Tutto lì: segni sul muro per indicare le zone in cui utilizzare o meno un certo prodotto. Però i politici del Pd, in maniera totalmente acefala e incredibilmente ottusa, hanno voluto a tutti i costi vederci una provocazione fascista. Senza ragionare, senza verificare, senza porsi mezzo interrogativo sono corsi a emettere comunicati tutti identici e ugualmente retorici, prodotti di una ossessione che ha clamorosamente sfondato la barriera del ridicolo.
Nella storia di Collodi i bambini sedotti dal paese dei balocchi si trasformavano in ciuchi. Nel paese dei farlocchi antifascisti toscani non si diventa realmente equini: si fa solo la triste figura degli asini.
La retromarcia dei dem dopo la gaffe antifascista
Sui social i politici del Pd sono stati ampiamente e giustamente sbertucciati. Tanto che il consigliere comunale dem Enrico Bruni ha dovuto maldestramente dare conto della topica. Ovviamente non si è affatto scusato, anzi: ha dato la colpa al brutto clima che aleggia su Pisa governata dal centrodestra.
«In un simile contesto», ha scritto Bruni, «non deve stupire che l’allerta sia alta e che chi coltiva un sincero sentimento antifascista guardi con particolare preoccupazione a ogni nuovo episodio. Proprio per questo è doveroso chiarire che le scritte apparse sul muro della scuola primaria Collodi non avevano, come inizialmente temuto, un significato fascista.
Erano indicazioni legate a lavori in corso: quelli che sembravano simboli runici erano frecce e la scritta interpretata come “sì fasci” era in realtà un “sì fascia” scritto in modo poco leggibile. Sono contento che questa vicenda si sia chiarita nel migliore dei modi ed è giusto riconoscere con chiarezza l’errore di interpretazione. La preoccupazione espressa da me e da altri nasceva però da una sequenza reale e grave di episodi che non può essere sottovalutata».
Capito? Il patetico errore progressista (evitabilissimo dato che scritte e simboli erano fin troppo chiari) per l’esponente Pd è figlio del fascismo di ritorno i cui segnali sono ovunque visibili.
Filippo Bedini, vicesindaco destrorso di Pisa, non infierisce troppo: «L’auspicio è che questa mega-gaffe, che copre di ridicolo a livello nazionale gli esponenti Pd pisani che hanno preso fischi per fiaschi costringa più di qualcuno a fermarsi e riflettere sul fatto che la politica è una cosa seria e come tale va affrontata, senza demonizzazioni un tanto al chilo e con rispetto», scrive via social.
L’ottimismo di Bedini è nobile, ma temiamo che l’antifascismo immaginario dei dem sia divenuto una patologia incurabile. Nella favola di Collodi solo Pinocchio, da ciuchino che era, riesce a tornare umano dopo molte peripezie e con aiuti divini. Per tutti gli altri, il destino è segnato: somari sono diventati, somari restano.
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