Nel giorno in cui, a Marcinelle (Belgio), si celebrava il settantesimo anniversario della strage di 262 lavoratori, 136 dei quali peraltro immigrati di origine italiana, i rappresentanti del sindacato belga legato alla Cgil hanno girato le spalle alle autorità.
Non si tratta di un’offesa al nostro Paese e alle sue istituzioni, ma di un insulto alle vittime. Le immagini sono chiare: sia le fotografie sia i filmati mostrano i delegati con le loro loro magliette rosse, i fazzoletti al collo, rivolti in senso contrario rispetto al palco, per segnalare la loro opposizione nei confronti di chi stava parlando. Ovvero Antonella Sberna, onorevole di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Parlamento europeo, e Ignazio La Russa.
La protesta dei sindacalisti durante la commemorazione
La scelta di girarsi mentre interveniva il presidente del Senato, fra l’altro, è avvenuta mentre la seconda carica dello Stato leggeva il messaggio di Sergio Mattarella: dunque si è trattato anche di uno sfregio al presidente della Repubblica.
Maurizio Landini, a Marcinelle per l’occasione (poteva non sapere quello che si apprestavano a fare i militanti della confederazione gemella per protestare contro la decisione di affidare i discorsi di commemorazione a parlamentari di destra? Ne dubito), ha provato a metterci una pezza, dicendo che chi ha denunciato lo sgarbo, non nei confronti delle istituzioni ma delle vittime di una strage di lavoratori immigrati, aveva preso un colpo di Sole, ma purtroppo per lui non soltanto le immagini dimostrano che la protesta c’è stata, ma lo stesso Landini, mentre negava l’insulto ai lavoratori, teneva il fazzoletto rosso del sindacato gemello legato al collo. E del resto la Fgtb, (Fédération générale du travail de Belgique), ossia l’equivalente a Bruxelles della Cgil, con cui l’organizzazione di Landini ha molti rapporti, ha rivendicato la propria scelta di voltare le spalle alle autorità e dunque alla tragedia, dicendo di voler testimoniare la propria militanza antifascista. E il segretario della Cgil, lungi dal dissociarsi o dal chiedere scusa, ha attaccato chi si è indignato.
Il che la dice lunga sulla faziosità di un’organizzazione che dovrebbe farsi carico della difesa degli interessi dei lavoratori, a prescindere dal colore politico di chi sta al governo o di chi in quel momento rappresenta le istituzioni. Forse, essendo in Belgio, i militanti sindacali volevano ripetere l’episodio con cui un ministro socialista di origine italiana si rese protagonista, rifiutando di stringere la mano a Giuseppe Tatarella, il più moderato fra gli esponenti di destra del primo governo Berlusconi. Un atteggiamento stupido già a quei tempi (l’allora ministro delle Poste fu l’ispiratore della svolta di Fiuggi che portò il Movimento sociale italiano a trasformarsi in Alleanza nazionale, abbandonando alcune idee e comportamenti giudicati estremi), ma doppiamente stupido oggi.
Il silenzio della sinistra sulla protesta a Marcinelle
Che senso ha voltare le spalle a rappresentanti delle istituzioni democraticamente eletti? Landini e compagni sanno che a prescindere da chi ricopra un certo ruolo, dare la schiena a chi in quel momento rappresenta l’Italia equivale a offendere gli stessi italiani? Il segretario del maggior sindacato si rende conto che, per esprimere il proprio dissenso nei confronti di Sberna e La Russa, i suoi compagni hanno insultato le vittime di una strage sul lavoro? Capisco la scelta politica di contrastare in ogni modo chi sta al governo e capisco pure che Landini sia alla ricerca di un ruolo per quando, tra pochi mesi, sarà costretto a lasciare la guida della Cgil, ma gli interessi personali da tempo hanno affievolito il ruolo del sindacato (che infatti oggi gonfia i propri iscritti arruolando pensionati con il «trucco» del tesseramento perpetuo) e di questo passo rischiano di renderlo sempre più ininfluente.
Triste fine per chi partì per difendere operai e salariati e oggi non riesce a tutelare chi ha un lavoro, contribuendo con le proprie politiche di aperture all’immigrazione ad abbassare le tutele dei lavoratori.
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