- Nonostante la bassa adesione dei lavoratori, sindacati e facinorosi provocano il caos, ma Scotto, Scuderi & C. rientrano da Tel Aviv senza problemi. Salvini: «Dalla Cgil una guerra politica». Ci sono 55 agenti feriti.
- Inseguendo l’effetto Sardine, Elly Schlein prova a trarre forza dalla piazza. Ma così facendo finisce a rimorchio di Landini e si intesta pure disordini e disagi.
Lo speciale contiene due articoli.
Antonio Tajani ci aveva parlato mentre erano all’aeroporto. «Stanno bene», riferiva ieri mattina il ministro degli Esteri, poi i quattro parlamentari che volevano vivere il brivido della Flotilla sono rientrati in Italia. In aereo, ovviamente, volo IZ 335 della Arkia Israeli Airlines atterrato a Fiumicino alle 13.45 con quasi 3 ore e mezzo di ritardo rispetto all’orario previsto.
Un vero stress, poveri politici. Seppure confortati dal personale dell’ambasciata, quella lunga attesa prima di lasciare l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv deve essere stata logorante, nella fretta di volare verso casa sperando che il governo israeliano non cambiasse idea trattenendoli assieme alla ciurma. Ai quattro, ha precisato Tajani, «è stata riconosciuta l’immunità». «Non c’è stato alcun maltrattamento», assicura l’ambasciatore di Italia in Israele, Luca Ferrari.
I quattro intrepidi, il senatore Marco Croatti (M5s), il deputato Arturo Scotto (Pd), gli eurodeputati Annalisa Corrado (Pd), e Benedetta Scuderi (Avs) sono stati accolti con baci e abbracci al loro rientro. In prima fila, oltre ai familiari, c’erano il sindaco di Roma Roberto Gualtieri («mentre la città è paralizzata da scioperi e manifestazioni non autorizzate che bloccano la vita dei cittadini e dei turisti», ha tuonato Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina), la segretaria del Pd Elly Schlein, Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e deputato di Avs, il presidente dei senatori del Movimento cinque stelle, Stefano Patuanelli.
«Siamo un po’ provati, ma siamo tornati e adesso il nostro pensiero continua ad essere a Gaza», si è premurata di dire la Scuderi con kefiah al collo. Per poi aggiungere: «Ci sono state delle violazioni», oggi racconterà i dettagli del loro fermo. Non andavano in gita a Gaza. Croatti ai giornalisti ha confidato: «Siamo tremendamente preoccupati per tutti gli italiani rimasti nel centro di detenzione. Noi abbiamo passato una nottata molto difficile, bisogna ora portare a casa tutti».
Intanto a Roma ci sono solo loro quattro. Sui social due giorni fa era circolata una clip del pentastellato imbragato con un salvagente rosso, che più che drammatica risultava fantozziana: «Sono un senatore della Repubblica. Se state guardando questo video, sono stato rapito e portato via contro la mia volontà dalle forze israeliane», dichiarava. «Per favore, dite al mio governo di richiedere il mio rilascio immediato e di tutti gli italiani imbarcati».
Feroci i commenti sulla pagina Instagram del Corriere della Sera che aveva riproposto il video. Da «Vi prego, tenetevelo» a «Scusate questo è più di un mese che è in barca…ma al Senato cosa fa? Ha preso ferie?», mentre un utente scriveva: «Siete imbarazzanti e state facendo tutto tranne che un’azione umanitaria».
Gli israeliani hanno fatto partire subito, Croatti e colleghi, la Farnesina ne aveva chiesto la liberazione immediata. Intanto l’Italia era bloccata, impossibile muoversi per lo sciopero generale indetto a sostegno di chi si è ostinato ad avvicinarsi a Gaza. Stop di treni, autobus, metro, taxi, voli; caos in scuole, università, ospedali per le astensioni di ieri in nome della «salvaguardia dei principi supremi su cui si fonda la Repubblica: la pace, i diritti umani, il rispetto degli obblighi internazionali», recitava il comunicato della Cgil.
I manifestanti hanno invaso anche la pista dello scalo di Pisa, provocando la sospensione dei voli. Se fosse capitato a Fiumicino, chissà quanto avrebbe tuonato l’opposizione per fare atterrare almeno l’aereo con a bordo i quatto «eroi» parlamentari. La situazione si preannuncia critica pure oggi, con la manifestazione programmata in diverse città italiane.
«Ci hanno schedato e monitorato», raccontava appena sbarcato il senatore del M5s. «Ci hanno fatto montare su furgoni per andare in carcere, di nuovo prelevato per farci una fotografia, fatto firmare una dichiarazione per confermare che stavamo bene, poi ci hanno rimesso in un altro furgone». Fine dell’avventura, i cui protagonisti saranno ricordati meno delle figurine della raccolta a premi legata alla radiorivista I quattro moschettieri che ebbe tanto successo tra il 1935 ed il 1937.
Una testimonianza raccolta da Repubblica riferisce di «inni patriottici e insulti» sull’aereo che riportava i parlamentari a Roma. Prima di decollare, l’assistente di volo avrebbe detto al microfono: «Ci sono con noi quattro persone a cui dobbiamo ricordare che Am Israel Hai», ovvero che il popolo di Israele vive. E tutti i passeggeri avrebbero applaudito, qualcuno chiedeva: «Perché non li abbiamo lasciati tornare a nuoto da Israele all’Italia?».
L’account ufficiale di Fratelli d’Italia così commentava il rientro dei quattro: «Scortati in acque internazionali, tutelati attraverso i canali diplomatici e riportati a casa grazie all’impegno del governo. Eppure, la Flotilla e i tifosi del Pd continuano ad attaccare l’esecutivo».
Stefano Benigni, deputato e vice segretario nazionale di Forza Italia, ha usato parole dure nei confronti del quartetto: «Sono provati, dicono. E infatti hanno abbandonato i compagni di avventura per tornare al più presto a casa. Non hanno ottenuto nulla per Gaza, nulla per i palestinesi, nulla per la causa che a parole dicevano di sostenere. La loro è stata soltanto una pagliacciata, costruita per avere qualche titolo sui giornali. Una messa in scena ridicola, che dimostra come la sinistra strumentalizzi tragedie e conflitti, utilizzandoli come strumento di propaganda politica».
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