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Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (Ansa)

Roberto Gualtieri, il peggior sindaco che i romani ricordino da 30 anni a questa parte, senza sorprese, si ricandida per altri cinque anni, ovviamente ottenendo subito il benestare del segretaria Pd, Elly Schlein.

Sebbene abbia saputo far peggio persino dei suoi illustri predecessori, da Francesco Rutelli a Virginia Raggi, passando per Walter Veltroni e Ignazio Marino, l’ex ministro dell’Economia di Giuseppe Conte, senza macchia e senza paura (e nemmeno vergogna), ieri ha convocato tutto il campo largo all’auditorium della Conciliazione per annunciare l’apertura della sua campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del 2027.

E lo fa in grande stile, distribuendo prebende. Per addolcire l’amara pillola e assicurarsi voti, annuncia un nuovo contratto per i dipendenti comunali: 250 euro all’anno di welfare, buoni pasto per chi lavora in smart working, insegnanti ed educatrici e maggiore flessibilità negli orari di ingresso.

Sono queste, infatti, le principali novità del nuovo contratto collettivo integrativo di Roma Capitale, firmato, guarda caso venerdì, un giorno prima della sua ricandidatura. Dette somme saranno riconosciute attraverso rimborsi per determinate spese, tra cui abbonamenti al trasporto pubblico, previdenza, istruzione dei figli e formazione.

Durante la sua omelia, in sala a sostenerlo era presente tutta la coalizione al gran completo. Oltre a Schlein, Ernesto Maria Ruffini di Più Uno, Marco Cappa e Luciano Nobili per Italia viva, Francesco Silvestri per il Movimento 5 stelle, Alessio D’Amato per Azione, Matteo Hallissey di Più Europa, Massimiliano Smeriglio per Sinistra civica ecologista e Alessandro Onorato per Progetto civico.

Come ciliegina sulla torna, proprio quest’ultimo, assessore alla Moda, allo Sport e ai Grandi Eventi, apre le porte a Matteo Renzi: «L’altra volta Italia Viva sostenne Carlo Calenda. Siamo felici che oggi vogliano sostenere Gualtieri, non è mai troppo tardi».

«La città mi ha cambiato e ha anche cambiato il mio rapporto con le persone», dice il sindaco parlando della sua esperienza. «Voglio continuare a cambiare la città, con al centro le persone».

E lo fa mendicando più soldi dall’Europa. «Speriamo di avere presto un altro governo che ci aiuti ad avere un altro piano casa. Speriamo che l’Europa metta nella cassetta degli attrezzi» gli strumenti per questo tema «e che costringa i governi ad attivarsi per le politiche della casa».

Dimenticandosi di aggiungere che l’ultima volta che ha usato i soldi dell’Europa, non gli è andata proprio benissimo.

Gualtieri, infatti, è sotto inchiesta per il caso delle pinete del litorale romano riguardo alle pesanti criticità emerse nei progetti di riforestazione urbana finanziati con circa 40 milioni di euro di fondi Pnrr, che lo vedono coinvolto per via delle segnalazioni alla magistratura contabile.

Ma lui insiste. Parlando della crisi climatica, definisce la destra «retrograda». E propone di «depavimentare e mettere più verde nella nostra città». Un tarlo che lo ossessiona. Roma non ha mai visto tanti cantieri come sotto il suo mandato, che l’hanno portata spesso alla paralisi.

Ma lui prova a smarcarsi: «I cantieri di questi anni? Erano necessari. Molti poi li abbiano chiusi ovviamente. La trasformazione della città doveva essere profonda perché Roma non doveva solo essere aggiustata e manutenuta ma trasformata. La città nel secolo scorso è stata costruita solo per le macchine. Se la vogliamo trasformare in un luogo per le persone bisogna continuare a fare piazze pedonali, piste ciclabili e parchi».

E per far questo chiede, ovviamente, l’appoggio dei compagni. «Il mio obiettivo è che gli amici del Movimento 5 Stelle e di Azione possano essere parte di questa sfida per una coalizione larga, inclusiva, aperta di forze politiche con una visione comune e condivisa di cambiamento della città». Un campo larghissimo, almeno quanto il suo ego.

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