Grillo «liscia» Musk e i grillini Maga. Così può ammazzare il campo largo
Beppe Grillo (Imagoeconomica)

Parliamoci chiaro. Che Beppe Grillo ed Elon Musk possano avere dei tratti caratteriali e delle idee in comune è quasi naturale. I personaggi si caratterizzano per quella vena (o qualcosa in più) di follia che ha trasformato il primo da comico impegnato a protagonista della scena politica italiana, e il secondo in uno degli imprenditori più innovativi e discussi del Pianeta.

E così l’ultimo endorsement dello showman ligure al magnate sudafricano (naturalizzato statunitense) rischia di passare quasi inosservato. I concetti sono nuovi, ci mancherebbe, ma comunque in continuità con la rivoluzione tecnologica e digitale che ha sempre caratterizzato la visione di entrambi.

Nell’ultimo «scritto», apparso poche ore fa sul suo blog, Grillo sposa in pieno le idee di Musk che, riassumendo, suonano più o meno così. Entro i prossimi dieci anni, ma probabilmente anche cinque, il mondo sarà dominato dall’Intelligenza artificiale. Quello che vediamo adesso ci spaventa, ma è nulla rispetto a quanto ci attende a breve. L’IA sovrasterà la somma di tutte le intelligenze umane: «Non ci sarà nulla», sostiene Mister X, «che l’intelligenza artificiale non potrà fare meglio degli uomini». Insomma, è assai improbabile, continua il tycoon, «che gli esseri umani non avranno più alcun controllo». Niente paura però. Perché il regno degli algoritmi ha quasi solo aspetti positivi e darà il via all’epoca dell’abbondanza, «nella quale tutti potranno avere qualsiasi cosa desiderino, al punto di rendere inutile il denaro».

Addirittura. Al punto da rendere la domanda che di recente Zanny Minton Beddoes (l’economista direttrice responsabile dell’Economist) ha rivolto a Musk quasi spontanea: come potranno vivere le persone se gran parte dei lavori saranno ad appannaggio delle macchine? Semplice. Nel futuro immaginato dal magnate, sarà lo Stato e quindi il Tesoro a sostenere le persone. Ma non come succede adesso. Arriveremo ad uno step successivo rispetto al reddito di cittadinanza. Supereremo l’assegno minimo destinato solo a chi non arriva a fine mese e ci incammineremo verso l’epoca del «reddito universale elevato (universal high income) che permette a tutti di accedere a un livello di vita molto più alto». Un sorta di Eldorado dove non si paga nulla.

Tralasciamo i problemi di inflazione, rispetto ai quali ovviamente Musk ha una soluzione. E bypassiamo pure la discussione sulla realizzabilità di questa visione. Perché più che per i contenuti, il post di Grillo colpisce in quanto a tempistica.

Come mai il cofondatore dei Cinque Stelle torna ad elogiare il Musk pensiero (non è certo la priva volta) proprio adesso? Perché lo fa a poco più di una settimana di distanza dall’ultimo articolo nel quale «distruggeva» ciò che rimasto della sua creatura («Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni», era il titolo del durissimo j’accuse a Conte e compagni)? Un’analisi nella quale accusava gli ex compagni di aver perso l’identità che li rendeva unici per dedicarsi anima e corpo allo sport nazionale dell’acchiappapoltrone tanto caro alla vecchia politica.

Naturale pensare che Grillo si stia rivolgendo a una fetta dell’elettorato dei Cinque Stelle. Quello deluso, che aveva tanti tratti in comune con la Lega (compagna di governo) e anche con certi principi del mondo Maga di Trump e Musk.

L’elettorato duro e puro, che è nato contro la Casta e per contrastare l’establishment. Che si «sfogava» sui social nell’illusione di avere un canale diretto con chi lo rappresentava. Che ha fatto dello scetticismo verso i media un mantra e che in economia ha puntato tutto su nazionalizzazioni e una visione assai critica alla globalizzazione. E che, a dirsela tutta, aveva davvero poco a che vedere con l’apertura senza se e senza ma alle ondate migratorie tanto care alla sinistra.

Ecco, se la strategia del comico è questa e punta all’erosione dello zoccolo duro del grillismo dal ventre molle del grillismo 2.0, allora le conseguenze immediate non potranno che ricadere su Giuseppe Conte e sul Campo Largo. Che già di suo non se la passano benissimo.

Al punto da far passare in secondo piano la caccia al possibile leader della potenziale nuova banda Grillo. Sarà Alessandro Di Battista o qualche altro rivoluzionario senza macchia e senza paura? E da spostare in là anche l’individuazione dei punti di contatto con Vannacci e Futuro Nazionale. Quel che conta a oggi è capire le reali intenzioni di Grillo: se sono davvero queste, il campo largo potrebbe finire sommerso da una valanga di nuovi «vaffa».

Da non perdere

Il campo largo fa scoppiare il Pd
Sinistra a pezzi

Il campo largo fa scoppiare il Pd

Tutti contro Giuseppe Conte: i centristi pensano di arruolare il suo arcinemico Draghi, i riformisti democratici scalpitano. La Schlein è al bivio: o strappa o s’inchina. Ma è chiaro che un’alleanza elettorale non si tradurrebbe in una maggioranza di governo stabile.

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin
Le Firme

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin

Le parole di Conte sulla necessità di parlare con Mosca hanno fatto uscire allo scoperto l’ipocrisia dell’opposizione. Dopo censure e liste di proscrizione contro i «filorussi», infatti, pure Avs sposa la linea del dialogo. Mentre il partito di Elly finge sgomento e strilla.