Sindaci rossi senza pollice verde: si scordano di innaffiare le piante
iStock

«Servono più alberi». «Facciamo più parchi». «Pianteremo 1.000.000 di nuovi arbusti». Alzi la mano chi non ha sentito un sindaco di centrosinistra blaterare di quanto siano importanti alberi, arbusti, fiori, erbe e rampicanti. Nessuno? Bene, infatti è proprio così: la cura maniacale del verde viene sbandierata a ogni comizio, a ogni taglio del nastro dai prodi sindaci con fascia tricolore, dove il verde risalta più del rosso. È un marchio di fabbrica: dove c’è sinistra, c’è green.

Ma poi basta girare per le strade, i parchi e le zone a prato delle città per accorgersi che il tanto osannato verde in realtà vira verso altri colori. Il giallo, per esempio. L’arancione che degrada verso il marrone. Oppure il nero. Questo perché gli alberi non basta mica piantarli. Vanno curati, soprattutto quando sono giovani e appena messi a dimora. Fatto, questo, che certi sindaci si scordano sempre. Ed ecco che nelle grandi città italiane governate da primi cittadini con il pollice verde, piante e arbusti versano in uno stato comatoso. «Detto che gli alberelli in vaso non sono neppure un’aspirina, ma un palliativo, in realtà bisognerebbe forestare la città», traccia la rotta l’architetto Mario Cucinella, sul Corriere, parlando di Bologna, «Portare il verde in centri storici è una cosa bellissima. Oggi siamo in un’altra era ma, con attenzione e gentilezza, si può cominciare a pensare di trasformare alcune piazze minerali in piazze verdi». Un paradiso in Terra, certo. Peccato che a guardia non ci stanno gli arcangeli ma diavoli infernali.

A Torino, tra un mesetto circa, verrà inaugurata la riqualificata via Roma, l’asse viario per i pedoni che collega Porta Nuova a piazza Castello. In Piazza Cnl, a metà della strada, sono state installate delle fioriere dove hanno trovato dimora delle piantine di osmanto, una pianta ornamentale originaria della Cina e del Giappone che teme i venti freddi e ama le posizioni soleggiate. «Deve essere annaffiato regolarmente, ma con quantitativi non eccessivi», ricorda Wikipedia. La giunta della città sabauda non deve aver letto Wiki e così non ha fatto innaffiare un bel niente. Risultato? Piantine di osmanto trapassate. Una strage. «Abbiamo già chiesto di provvedere alla loro sostituzione», spiega l’assessore Francesco Tresso sempre al Corriere. Speriamo che le sventurate sostitute abbiano una sorte migliore.

A Firenze, altra roccaforte dem-green, di verde c’è rimasto quasi niente. Il giardino dell’Orticoltura è irriconoscibile, una landa di erba bruciata. Le piante sono in sofferenza in tutti i parchi cittadini. «Non piove», assicurano da Palazzo Vecchio. «Ma neppure nessuno innaffia», dicono i fiorentini. Questo orpello dell’irrigazione proprio non va giù alle giunte di sinistra. Ma come, non basta piantare gli alberelli e aspettare di vederli crescere rigogliosi? No che non basta.

A Milano, via social, c’è un censimento quotidiano delle piante, loro sì, «vittime del caldo». In via Solari, per la seconda volta, i ciliegi messi a dimora sono stati fatti seccare. In piazza Caiazzo, appena riqualificata, i giovani alberelli messi ad abbellire lo slargo sono già moribondi. In via Segneri hanno ripiantato a giugno, mese in cui non si mette a dimora praticamente nulla, degli alberi che due mesi dopo sono già cadaveri perché l’impianto di irrigazione, guasto da tempo, non è stato sistemato. Insomma, la giunta di Beppe Sala non sa imbracciare un innaffiatoio, ma la motosega sì, visto che negli ultimi mesi ha compiuto una vera e propria strage di altofusti per far spazio a tutti i cantieri (soprattutto privati) in città.

Da non perdere

Sinistra a pezzi

Il campo largo fa scoppiare il Pd

Tutti contro Giuseppe Conte: i centristi pensano di arruolare il suo arcinemico Draghi, i riformisti democratici scalpitano. La Schlein è al bivio: o strappa o s’inchina. Ma è chiaro che un’alleanza elettorale non si tradurrebbe in una maggioranza di governo stabile.

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin
Le Firme

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin

Le parole di Conte sulla necessità di parlare con Mosca hanno fatto uscire allo scoperto l’ipocrisia dell’opposizione. Dopo censure e liste di proscrizione contro i «filorussi», infatti, pure Avs sposa la linea del dialogo. Mentre il partito di Elly finge sgomento e strilla.