Un docufilm per non dimenticare

Si intitola Covid19, dodici mesi di pensiero critico il docufilm in via di realizzazione e presto disponibile sul nostro sito.

Si parte da una constatazione: durante la pandemia, la nostra ragione è stata messa a dura prova. In questa crisi storica ci è infatti stato chiesto di smettere di pensare; di non ragionare, dubitare, discernere; di non fare domande.

Ci hanno chiesto di accettare supinamente illogicità e incoerenze, soprusi e divisioni, senza riflettere sulle conseguenze che una discutibile gestione ha causato e che sono numerose, gravi e destinate a durare.

Smettendo di pensare abbiamo infatti lasciato accadere cose impensabili, a livello, umano, sociale, istituzionale: abbiamo accettato di non poter seppellire i nostri cari; siamo passati dalla libertà dallo Stato alla libertà nello Stato (il quale ne stabilisce contenuti e modalità di esercizio); abbiamo permesso che diritti fondamentali diventassero concessioni, ottenibili attraverso un lasciapassare; abbiamo ingoiato bugie plateali da autorità e media, dando modo al potere di mentire senza dover mai rendere conto ai cittadini; abbiamo consentito che crescesse la società del controllo accettando di far parte di un enorme esperimento digitale; e – cosa più triste – ci siamo lasciati dividere in due fazioni nutrite d’odio l’una verso l’altra.

Pensare è anche mettere in relazione le cose e ciò che emergerà dal docufilm è la presenza di un filo rosso che lega la pandemia ad altro. Chi in questi due anni non ha smesso di ragionare, ha anticipato quello che ora sta accadendo: la pandemia come occasione per sperimentare una gestione biopolitica della società e accelerare l’introduzione di novità tecnologiche e la trasformazione dei cittadini in utenti digitali.

Pensiamo al green pass, di fatto un account di ID, modulabile: quale garanzia abbiamo che questo strumento – per ora legato a condotte sanitarie, ma curiosamente gestito dall’Agenzia delle Entrate – in futuro non possa essere plasmabile per altre esigenze, diventando il mezzo con cui controllare ancora più capillarmente la vita dei cittadini?

Più in generale, nel docufilm si ragiona anche di come il Covid abbia portato allo sdoganamento di una serie di cose: l’avvio della cosiddetta “permacrisi”, la crisi permanente (dal Covid siamo passati alla guerra e poi alla crisi energetica, senza soluzione di continuità); la legittimazione, in nome dell’emergenza che ne deriva, di cambiamenti impensabili (dai lockdown all’imposizione di un trattamento sanitario posto perfino come obbligo per lavorare, alla partecipazione dell’Italia a una guerra nel cuore dell’Europa, fino al ribaltamento delle politiche energetiche per raggiungere gli obiettivi climatici); la creazione di presupposti per un enorme spostamento di investimenti in nuove direzioni (pensiamo a PNRR, Green economy, Fit for 55 o alla spinta enorme avuta da Big Pharma); la concentrazione di ricchezza nelle mani di corporations e oligopoli privati e la loro fusione e saldatura con gli apparati statali.

Mentre calava il sonno della ragione, alcune persone però vegliavano e mostravano “l’altra storia” su quanto stava accadendo.

Il docufilm in lavorazione è la rassegna del loro pensiero critico, che ho raccolto argomento dopo argomento, mese dopo mese: il risultato sarà un diario ragionato che ci aiuterà a capire meglio non solo cosa è stato ma anche ciò che sarà.

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