- Tutto da rifare nel Lodigiano: il manager rientrato da Shanghai non ha mai contratto la malattia. Anche i veneti brancolano nel buio: zero indizi sull’origine del contagio.
- Il signor Trevisan si è infettato al bar, la donna di Lodi forse in contatto col «paziente 1».
- A Torino c’è il primo caso, eppure una circolare del Comune bandisce le protezioni per il viso: «Generano allarmismo». Giuseppe Sala deve ammettere: «Navighiamo a vista».
Lo speciale contiene tre articoli.
Né in Lombardia né in Veneto è ancora saltato fuori il paziente zero. L’uomo dal quale sarebbe partito il contagio del Covid-19, che ha infettato al momento 39 persone tra Codogno, Pizzighettone e Lodi. Anche l’anziana di 76 anni, di Casalpusterlengo, deceduta ieri, era passata per il pronto soccorso del principale centro del Basso Lodigiano.
Pure in Veneto, nebbia assoluta. Non si sa chi abbia seminato il coronavirus tra i 12 cittadini risultati al momento positivi al test, uno dei quali era il settantasettenne deceduto venerdì a Schiavonia, nel Padovano. Un altro contagiato di 67 anni vive a Mira, nel Veneziano, ma era stato ricoverato all’ospedale di Dolo per quelli che sembravano sintomi di una forte forma influenzale. «Questo ultimo caso è un altro caso che fa scuola perché non c’è alcun contatto da portatore primario e quindi si può dire che il virus è ubiquitario come accade per la sindrome influenzale che non si sa da chi la si è presa» ha rilevato il governatore veneto, Luca Zaia.
Gli altri sono tutti residenti a Vo’ Euganeo, in provincia di Padova, come il pensionato di 68 anni risultato pure lui positivo al test, amico della prima vittima del coronavirus in Italia.
Il paese dei Colli Euganei dove i due giocavano a carte, da ieri è diventato un borgo fantasma, scuole e locali pubblici chiusi, divieti di spostamenti anche per lavoro, così come è accaduto a Codogno e in altri nove Comuni del Lodigiano. Ma se l’assessore lombardo alla Sanità, Giulio Gallera, ha detto di avere «la conferma che l’area del Basso Lodigiano è centro di un focolaio. Possiamo dirlo in maniera abbastanza certa, tutte le situazioni di positività hanno o hanno avuto contatti nei giorni 18 e 19 con il pronto soccorso e l’ospedale di Codogno», in Veneto non ci sono cordoni sanitari estesi a più Comuni. In Lombardia, un sospetto c’era, il manager di 41 anni che vive da sette anni a Shanghai dove lavora per la Mae di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza. Arrivato in Italia il 21 gennaio con un volo Air China per trovare gli amici in Italia, come ha raccontato il padre al Corriere della Sera, non ha più potuto rientrare per l’emergenza coronavirus.
Tra l’1 e l’8 febbraio si sarebbe visto più volte con il trentottenne di Codogno attualmente ricoverato in terapia intensiva e in gravissime condizioni. Ma non sarebbe stato lui a infettare il paziente uno e la moglie del giovane, incinta di otto mesi, anch’essa sotto stretta osservazione, però all’ospedale Sacco di Milano. Il manager aveva manifestato sintomi influenzali proprio quando incontrava l’amico di Codogno. Si pensava che avesse contratto il virus e fosse guarito. Dai test effettuati «è emerso che non ha sviluppato gli anticorpi», ha chiarito invece ieri sera il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri.
In Veneto, ieri il governatore Luca Zaia annunciava la restrizione del movimento di persone solo a Vo’ Euganeo. «In via preventiva faremo il tampone a tutti quelli che si presenteranno nei ricoveri ospedalieri del Veneto con sintomi influenzali importanti», dichiarava il presidente della Regione, ammettendo che «dobbiamo ancora capire chi sia il contagio primario, chi sia stato a contagiare le due persone, delle quali sappiamo solo una cosa, che giocavano a carte insieme in un bar». Zaia ha detto che tutti i bar di Vo’ saranno chiusi, però il panico si sta diffondendo.
Adriano Trevisan, 78 anni, padre dell’ex sindaco di Vo’, Vanessa Trevisan, era ricoverato all’ospedale di Schiavonia da diversi giorni. I medici non avevano sospetti, sapevano che l’uomo non aveva fatto viaggi in Cina. Quando anche l’amico venne ricoverato, i sintomi che i due uomini accusavano cominciarono a preoccupare i sanitari e subito vennero fatti i test, risultati positivi. Trevisan è deceduto, l’amico con cui giocava a carte è nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Padova perché quello di Schiavonia è stato chiuso per bonificare l’intera struttura. Si stanno controllando tutti i movimenti dei due pensionati, cercando di scoprire collegamenti con persone tornate dalla Cina o che avessero presentato sintomi influenzali. Da ieri, otto cinesi tra i quali una donna che svolgono un’attività imprenditoriale a Vo’ Euganeo, sono sotto controllo clinico. Alcuni di loro frequentavano lo stesso bar dei pensionati, forse potrebbero essere il punto di origine del contagio. Sempre ieri è scattato il cordone sanitario attorno al paese dei Colli Euganei, ma dopo l’annuncio di un caso di Covid-19 anche nel Veneziano, la paura è proprio quella di un contagio fuori controllo.
A Dolo ieri c’era l’assalto ai supermercati per far scorta di generi alimentari, nel timore che i negozi vengano chiusi nei prossimi giorni. Il sindaco di Mira, Marco Dori, ha detto che il Municipio non veniva al momento isolato, che amici e parenti del contagiato si stanno sottoponendo ad accertamenti e ha invitato «a restare a casa, in questa fase, e a limitare il più possibile i contatti esterni». Intanto l’allarme coronavirus fa sospendere le lezioni negli atenei, la prossima settimana tutte le università del Veneto resteranno chiuse, mentre la Federazione italiana pallacanestro ha deciso di sospendere tutte le gare gestite dal Comitato regionale Veneto fino a mercoledì prossimo. Nel frattempo, caccia aperta al paziente zero.
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