Lo Spallanzani prescriverà le cure per Hiv in check point sparsi sul territorio
Ansa
L’istituto ha firmato una collaborazione con alcune associazioni di volontariato.

Contenere l’infezione da Hiv portando la Prep, la prevenzione pre esposizione, oggi solo disponibile in ospedale, anche sul territorio è la sfida dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. L’ente romano ha stipulato delle convenzioni con associazioni di lotta all’Hiv ed altri enti per potenziare la collaborazione con i check point delle associazioni, strutture territoriali extra-ospedaliere, in cui i medici dello Spallanzani, insieme agli operatori delle associazioni, svolgeranno attività di test e prevenzione con prescrizione ed erogazione dei farmaci per la Prep. L’annuncio è arrivato lo scorso maggio, a termine della settimana europea del test su Hiv che ha mostrato come sia più facile raggiungere le persone uscendo dall’ospedale e portando i servizi sul territorio. Grazie alle convenzioni, all’interno dei check point territoriali si trovano ambulatori di test e prevenzione con prescrizione ed erogazione dei farmaci della Prep. Questi centri in Italia sono però «una decina o poco meno, concentrati prevalentemente in alcune città e regioni», afferma Antonella Cingolani, copresidente Icar, Italian conference on Aids and antiviral research. «Aumentare la presenza dei check point significa poter raggiungere una più ampia fascia della popolazione che può trarre beneficio della Prep», osserva l’esperta che suggerisce questa scelta con l’intento di «demedicalizzare la Prep, in considerazione del fatto che si rivolge a persone sane, puntando sui check point» e propone di includere negli stessi centri «gli infettivologi». Il coordinatore di Milano Check Point, Daniele Calzavara, sottolinea che queste realtà «sono la risposta territoriale per arrivare a più persone e» per questo, ovviamente, «vanno favoriti e sostenuti, anche economicamente, e non solo nelle grandi città».

Viene da pensare con quali risorse, anche umane, in una Sanità già in affanno, tutto ciò sia fattibile. Ma soprattutto perché puntare solo ed esclusivamente sulla Prep, invece di sfruttare questi centri per potenziare in modo significativo l’informazione e la prevenzione anche sulle altre malattie a trasmissione sessuale a cui restano a rischio coloro che assumono la Prep (rimborsata), ma che non usano il condom e che così, per curarsi, assorbono ulteriori risorse dal solito Servizio sanitario nazionale, già gravato da una serie di carenze. Certo, aumentare la presenza e la distribuzione omogenea di questi centri sul territorio è importante, purché la prevenzione dell’Hiv e delle altre malattie sessualmente trasmesse non si limiti alla sola prescrizione della Prep.

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