Puglia, Toscana e ora l’iter avviato in Sicilia. L’ultima frontiera dell’emancipazione femminile si chiama social freezing: il congelamento degli ovociti al fine di posticipare la maternità. Il ragionamento, in breve, è così articolato: non è giusto che sia la biologia a scegliere quando una donna può avere un figlio. Conservando i gameti, diviene quindi possibile restare incinte all’età che si vuole, anche quando le probabilità diventano scarse o nulle. O questa, quantomeno, è la narrazione.
Il contributo per il social freezing in Sicilia
Ieri in Sicilia, su iniziativa della consigliera pentastellata Cristina Ciminnisi, è stato approvato un emendamento che prevede un contributo fino a 3.000 euro per le donne tra i 27 e i 40 anni, con Isee familiare inferiore a 30.000 euro, desiderose di crioconservare gli ovociti (da stanziare 300.000 per il 2026). Ora la parola passa all’Aula. «Ci sono donne che rinviano la maternità per ragioni di lavoro, di studio, personali o familiari», commenta Ciminnisi. «Per loro questa possibilità oggi esiste sulla carta, perché in realtà ha un costo proibitivo. Auspichiamo che il Consiglio approvi definitivamente la norma che, come avviene già in altre Regioni d’Italia, riconosca anche alle donne siciliane un diritto che non può dipendere dal conto in banca».
Dalla Puglia alla Toscana
Le altre Regioni sono la Toscana, dove una norma analoga è stata approvata lo scorso 23 settembre, e la Puglia, dove è in vigore dal 2024. Ma proposte in tal senso sono in corso di valutazione in diverse Regioni, non solo governate dalla sinistra. Nel Lazio, invece, è previsto il contributo pubblico solo nel caso di gravi malattie, oltre ai tumori (per cui esiste già una legge nazionale), che nuocciono alla fertilità. Il social freezing però è un’altra cosa: non c’è alcuna malattia, solo il desiderio di rinviare la gravidanza a quando si vuole. Ma è davvero così facile ingannare la biologia?
I limiti della crioconservazione degli ovociti
«Sul social freezing e sulla fecondazione artificiale serve una riflessione seria», spiega alla Verità Rachele Sagramoso. «Come ostetrica, vedo ogni giorno quanto sia illusorio far credere alle donne che la maternità si possa rimandare all’infinito affidandosi alla tecnologia. Dal punto di vista clinico è importante chiarire che il prelievo degli ovuli non causa la menopausa precoce, perché recupera solo i follicoli destinati a perdersi in quel determinato ciclo. Per questo la crioconservazione resta una tecnica legittima quando usata a scopo terapeutico per preservare la fertilità, ad esempio di fronte a terapie oncologiche o patologie gravi. Tuttavia, quando si parla di social freezing, la vera criticità risiede nell’illusione che crea e nelle conseguenze delle gravidanze tardive». «Anche se l’ovulo congelato mantiene la sua “giovinezza”», continua, «il corpo della donna invecchia comunque: cercare una gravidanza tra i 40 e i 50 anni aumenta in modo significativo i rischi ostetrici – come diabete gestazionale, ipertensione, parti prematuri e ricorso al cesareo – oltre a generare un profondo divario generazionale, in cui genitori anziani si ritrovano a crescere figli piccoli stravolgendo l’equilibrio familiare».
La conoscenza della fertilità
Per Sagramoso la priorità è un’altra: «Aiutare le donne a vivere la propria fertilità in maniera fisiologica e nei tempi fisiologici. Bisogna sostenere concretamente le giovani coppie affinché possano creare una famiglia presto, senza essere costrette a rinunciare o a procrastinare. Soprattutto, dobbiamo iniziare a promuovere tra i giovani una reale conoscenza della fertilità maschile e femminile. È la conoscenza, e non la tecnologia, a rendere le persone realmente libere nelle proprie scelte procreative».
Gli ovociti non utilizzati e la Pma
Inoltre, come ha di recente osservato Alberto Virgolino, presidente dell’Associazione italiana ginecologi ed ostetrici cattolici, dietro queste pratiche si cela anche una finalità più subdola. Ovociti conservati e poi non utilizzati potrebbero essere «venduti» a beneficio di coppie infertili che ricorrono alla Pma eterologa, riducendo i costi per i centri italiani dipendenti dai laboratori esteri. Senza contare che le probabilità di essere fecondato, per ogni ovulo, è inferiore al 50%, quindi gli scarti sono all’ordine del giorno. La questione è molto seria, e il fatto che la sinistra usi l’inverno demografico per accelerare deve accendere un campanello d’allarme.
Veltroni, fine vita e natalità
Nei gironi scorsi Walter Veltroni ha invocato di nuovo, sul Corriere, una legge sul fine vita, servendosi di quella retorica che papa Leone XIV ha bollato come «falsa compassione»: «Quando la vita è preclusa definitivamente dalla malattia», scrive, «la sofferenza non è solo quella del paziente ma, spietatamente, essa si estende ai familiari, devastando anche la loro esistenza». Un discorso che rappresenta perfettamente lo stigma sociale che verrebbe appiccicato a chi sceglie di vivere se il suicidio fosse legalizzato. Ed è strano che non lo capisca chi, per cultura di appartenenza, dovrebbe avere ben presente l’impatto della dimensione sociale sull’autopercezione che le persone hanno di sé. Dopodiché, Veltroni è passato al discorso natalità, i cui tassi nel nostro Paese hanno raggiunto un livello drammatico. Secondo l’ex segretario del Pd, una delle strade da perseguire è consentire l’accesso alla Pma anche alle donne single. Per avere un figlio, insomma, si può anche evitare la fatica di avere un partner.
Il ruolo dello Stato nelle scelte familiari
Così lo Stato arriva ad amministrare anche la vita e la morte, gli ultimi due baluardi finora sottratti al suo potere. Promuovere il social freezing come «preservazione della fertilità» sarà un incentivo per le donne a comprare tempo, con tutti i possibili rischi sulla salute riproduttiva, invece di creare le condizioni, in primis quelle economiche, affinché i giovani possano viverlo in modo sano, il proprio tempo. E, soprattutto, si finirà per mettere nello Stato il potere di decidere quando e se possono avere figli. Ma tutto questo verrà chiamato emancipazione, sarà brandito come libertà. E chi si dice contrario, di conseguenza, un illiberale che vuole negare i diritti delle donne.
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