«Novak Djokovic giocherà gli Open». Si scatena l’ira dei talebani del siero
Novak Djokovic (Oscar Gonzalez/NurPhoto via Getty Images)
Il campione ha ottenuto un’esenzione dal vaccino per il torneo in Australia: «Fa il furbo».

Il tennista serbo Novak Djokovic, numero uno al mondo, parteciperà agli Open di Australia grazie ad una doppia esenzione: la prima concessa dall’Amministrazione statale australiana, la seconda dall’Organizzazione del torneo dopo la formale richiesta di esenzione medica presentata dal tennista. La prima è relativa alla comunicazione in frontiera del proprio stato vaccinale, un’esenzione che costituisce una decisione «politica», come ormai tutto attorno al Covid; il secondo tipo di esenzione invece è relativo alla norma introdotta dagli organizzatori dell’Open che prevede la partecipazione soltanto di atleti vaccinati. In questo caso Djokovic ha chiesto un’esenzione vaccinale di tipo medico basata sulle proprie condizioni fisiche e due differenti staff di specialisti, valutando il caso, hanno raggiunto la conclusione che l’esenzione vaccinale è giustificata dal punto di vista sanitario. Questo fatto ha causato il crollo psichico di numerose persone, da Nicola Zingaretti in giù almeno a leggere i social, che si sono sentite defraudate e ingannate nel loro aver conseguito convintamente un presidio medico indispensabile, assolutamente sicuro ed ampiamente sperimentato, tanto da iniziare un ricco tiro al bersaglio dando dell’egoista e del «furbo» a uno che semplicemente è coerente con ciò che ha sempre pensato e detto e che ha ottenuto legalmente e alla luce del sole una misura basata su opportunità e motivazioni scientifiche certificate da numerosi esperti.

La logica reazione sarebbe stata di rammarico se non di timore nei confronti di una persona che purtroppo si espone al Covid senza indispensabile e sicura protezione vaccinale, pur avendolo già contratto in passato e quindi forse avendone sviluppato gli anticorpi. Invece la reazione di molti (vaccinati) si è identificata con lo stesso rancore che gli abitanti di una favela avrebbero riservato a uno che va in giro su una Lamborghini in oro massiccio durante un’alluvione. Inutile dire che tale reazione non conferma quell’eccitato entusiasmo più volte dichiarato nei confronti di una protezione indispensabile e sicura quale quella vaccinale, fatta – lo ricordiamo – «per altruismo» ma che serve per proteggere essenzialmente chi se la fa.

Nole Djokovic ha una lunga storia di diffidenza nei confronti della medicina istituzionale e in passato si è caratterizzato come personaggio «new age», vegano, celiaco, con numerosi problemi fisici ma che riesce a superare le difficoltà proprio grazie alla sua grande forza d’animo, o almeno questo ricordiamo di aver sentito quando era ospite da Fabio Fazio ed era dipinto come un esempio di quella nuova umanità in armonia con la natura, rispettosa del proprio corpo, della propria mente, dei messaggi interiori che vanno ascoltati e assecondati. Purtroppo la Dogana australiana contempla eccezioni che l’archetipo dell’untore non consente di tollerare: non è accettabile che una persona convinta di detenere l’inviolabilità assoluta sul proprio corpo e che, in base a tale convinzione, cerchi dei modi legali per preservarla, possa riuscire nel proprio intento. Ammettiamolo, questa vicenda è divertente oltre che interessante e profondamente simbolica, ma ha anche un lato angosciante: se per ottenere l’esonero dal vaccino Covid bisogna essere Novak Djokovic, convocare due team sanitari di esperti e aprire un contenzioso con lo Stato australiano, il tutto avendo già avuto il Covid ed avendo certamente motivi medici più che fondati, come farà a essere esentato un poveraccio che dalla sua parte ha soltanto il fatto che rischia uno shock anafilattico?

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