«Siamo pronti a curare la bambina». Come anticipato sulla Verità di ieri, sulla vicenda di Indi Gregory – la bimba di otto mesi, britannica, affetta da una malattia del Dna mitocondriale i cui medici, nel suo «best interest», intendono staccare il respiratore che la tiene in vita – è arrivata una svolta. E questa svolta è arrivata dall’Italia. Si tratta della disponibilità ad accoglierla avanzata in modo ufficiale dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù direttamente a Dean Gregory, 37 anni, padre della neonata. «Scriviamo per confermare che siamo pronti ad accogliere e curare vostra figlia Indi Gregory, nata il 24 febbraio 2023, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma», recita l’inizio della lettera scritta dal presidente del nosocomio, Tiziano Onesti.
Il documento è finito la scorsa notte nelle mani del team legale della famiglia che ieri, già alle prime luci dell’alba, aveva presentato istanza per il trasferimento in Italia della piccola paziente. Ora la palla è nuovamente nelle mani della magistratura inglese, che per le 15 di oggi pomeriggio (ora italiana) ha fissato una nuova udienza per esaminare la nuova richiesta. Il Bambino Gesù ha prudenzialmente scelto di non rilasciare alcun tipo di dichiarazione sulla vicenda. La disponibilità resa dal nosocomio italiano con anche l’interessamento del governo Meloni – resosi disponibile a garantire piena copertura alle spese per il ricovero – hanno però colpito e commosso i genitori di Indi Gregory, che si sono dichiarati «profondamente grati all’ospedale e al governo italiano, che ci hanno restituito fiducia nell’umanità».
«Stiamo ora supplicando i medici del Queen’s medical center per garantire il trasferimento di nostra figlia a Roma», hanno inoltre aggiunto papà e mamma della piccola. Adesso credono veramente in una svolta. In effetti, come si annotava ieri su queste colonne, la disponibilità di un ospedale italiano rappresenta un elemento di forte novità sull’intera vicenda. Il sollievo e la speranza che traspaiono dalle parole dei genitori della neonata si basano anche sul fatto che la disponibilità resa dal Bambino Gesù, in realtà, un suo effetto significativo l’ha già ottenuto: quello, se non di evitare, almeno di procrastinare la sospensione dei sostegni vitali alla piccola Indi, che diversamente sarebbe stata eseguita nel pomeriggio di ieri.
«I sostegni vitali alla bambina continuano, per ora, a essere garantiti», ha dichiarato alla Verità Simone Pillon, avvocato formalmente incaricato dalla famiglia Gregory di seguire gli interessi della bambina in Italia. Il legale ha altresì confermato l’ottima collaborazione instaurata con l’ospedale italiano. «Proprio ora», ha raccontato al telefono alla Verità, «sto inviando la documentazione medica che mi è stata fatta pervenire dal Bambino Gesù, con il cui staff c’è una grandissima e direi encomiabile collaborazione. Stanno facendo un lavoro meraviglioso ancor prima di aver qui in Italia la bambina. Tutta la documentazione che chiediamo ce la mandano in tempo reale, sono bravissimi». Contribuisce a generare un clima di cauto ottimismo quello che si raccontava ieri su queste colonne e che si accennava poc’anzi, e cioè l’elemento di forte novità che costituisce la disponibilità di un ospedale estero ad accogliere Indi Gregory.
Tutti i pronunciamenti che i giudici hanno finora emesso sulla vicenda – da quello dell’Alta Corte britannica, del giudice Robert Peel, a favore della sospensione dei sostegni vitali alla piccola, a quelli di tenore analogo o di rifiuto a esaminare la questione da parte della Corte d’Appello prima e della Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo poi – non hanno, infatti, mai neppure contemplato l’ipotesi di un trasferimento della piccola paziente. In ciò sta una differenza sostanziale con le vicende giudiziarie che hanno avuto per protagonisti altri sfortunati bambini inglesi come Charlie Gard e Alfie Evans, nell’ambito delle quali i verdetti in favore della sottrazione di sostegni vitali già comprendevano – ed escludevano – l’opzione di un ricovero all’estero.
Ora, invece, la partita è diversa; e non resta che augurarsi che i magistrati inglesi possano dare il loro assenso affinché il trasferimento dal Queen’s medical center di Nottingham al Bambino Gesù di Roma, dove a Indi Gregory verrebbe assicurato un iter terapeutico diverso senza sottrazione alcuna dei sostegni vitali, possa avvenire senza ulteriori rinvii. A sostenere questa speranza, oltre alla disponibilità resa dal qualificato ospedale romano – il più grande policlinico e centro di ricerca pediatrico in Europa -, c’è il clima di massimo rispetto istituzionale che ha finora caratterizzato la vicenda.
Del resto, l’intera questione ruota attorno a un aspetto in fondo molto semplice: la possibilità di offrire a una bambina malata una chance terapeutica che, senza sofferenza aggiuntiva alcuna, le consenta di continuare a vivere, così come chiedono a gran voce i suoi genitori.
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