• Le statistiche dell’ultimo mese dell’Iss: il siero libera le terapie intensive, ma l’alto indice di reinfezione smonta la presunta utilità dei pass. Smentita la tesi dei bambini «untori»: la fascia 0-9 anni non è a rischio.
  • La fiala può modificare l’equilibrio ormonale. Uno studio pubblicato dal New York Times conferma effetti sul ciclo mestruale.

Lo speciale comprende due articoli.

È un quadro complesso, quello offerto dai dati dell’ultimo report dell’Iss sul contagio da Covid in Italia. Un quadro in chiaroscuro, che in alcune parti induce a un moderato ottimismo sulla progressiva perdita di severità della malattia, ma in altre pone degli interrogativi sull’efficacia delle ultime misure adottate dal governo in tema di obbligo vaccinale e super green pass sui luoghi di lavoro.

A sfogliare le 45 pagine della versione integrale dell’Aggiornamento nazionale del report, contenente dati che arrivano fino al 2 gennaio, l’impressione è che ci si trovi di fronte a uno scenario repentinamente mutato, in cui l’irruzione della variante Omicron con la conseguente esplosione delle infezioni, non seguita fortunatamente da un’impennata dei ricoveri direttamente proporzionale, suggerirebbe un cambio di paradigma a livello legislativo, con la presenza di numeri che sfatano alcune narrazioni invalse nell’ultimo periodo, come ad esempio l’aumento incontrollato dei contagi tra i bambini.

Ma andiamo per ordine, partendo dal dato che tutti hanno messo in risalto: la protezione offerta dal vaccino rispetto alle manifestazioni più severe della malattia. Nel report si sottolinea che è nettamente maggiore il numero di persone non vaccinate che finiscono in terapia intensiva, rispetto a chi si è sottoposto ad almeno una vaccinazione. Il tasso di ricovero in terapia intensiva, infatti, è di 23,1 per 100.000 per i non vaccinati, e di 0,9 ogni 100.000 per i vaccinati con booster. Inoltre, il tasso in intensiva è pari a 1,5 ogni 100.000 per vaccinati con ciclo completo da più di 120 giorni, uno ogni 100.000 per vaccinati da meno di 120 giorni.

Se da una parte, dunque, in termini di percentuali si può prendere atto di un maggiore rischio di finire in terapia intensiva per chi si è vaccinato, dato il numero più esiguo di coloro che non hanno ricevuto alcuna dose rispetto a chi si è vaccinato, c’è da dire che l’arrivo di Omicron e l’impennata natalizia sta mettendo a nudo una certa permeabilità dei vaccini (messi a punto per contrastare la variante Delta) rispetto alle infezioni in generale.

Fatta anche in questo caso la premessa – contenuta nel report – sul cosiddetto «effetto paradosso», per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile, se non maggiore, tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati, per via della progressiva diminuzione nel numero di questi ultimi, a scorrere le cifre della tabella 5 del report si nota che, su una platea di più di un milione e mezzo di vaccinati con ciclo incompleto, le diagnosi di Covid registrate dal 3 dicembre 2021 al 2 gennaio 2022 sono state 34.617, mentre su una platea di 11,6 milioni di vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni, nello stesso periodo i casi sono stati circa 196.000. Tra i 26 milioni di italiani vaccinati con ciclo completo da più di 120 giorni, i casi soni stati circa 55.000, mentre tra i circa otto milioni di persone con dose booster i contagiati sono stati circa 80.000. Un vaccino che ancora protegge dalla forma più aggressiva della malattia ma che non costituirebbe uno scudo dall’infezione da Omicron, come dimostrano anche i numeri del periodo 20 dicembre 2021-2 gennaio 2022, in cui sono stati segnalati 934.886 nuovi casi, con 721 deceduti.

Non un trionfo, insomma, come si evince anche dal quadro delle ospedalizzazioni, in cui al netto del citato «paradosso» si nota che dal 19 novembre al 19 dicembre del 2021 546 vaccinati con booster sono finiti in reparto, 6.612 vaccinati da più di 120 giorni e 905 da meno di 120 giorni. Restano comunque superiori le percentuali di ospedalizzazioni tra i non vaccinati, con 8.278 ricoverati, così come i dati sui decessi (nello stesso periodo) indicano 84 morti tra i vaccinati con booster, 1298 tra i vaccinati da più di 120 giorni e 107 tra i vaccinati da meno di 120 giorni. In questo caso, l’effetto paradosso è ancor più paradossale, con 1.170 decessi tra i sei milioni e mezzo di non vaccinati e 89 tra il milione e mezzo di vaccinati con ciclo incompleto.

Veniamo ora ai dati divisi per fasce di età, dove emerge un elemento interessante, e cioè che nelle ultime due settimane monitorate dal report (quelle che vanno dal 13 al 27 dicembre), l’incremento maggiore dell’incidenza dei casi si è registrato nella fascia 20-29, seguita dalla fascia 10-19 e 30-39, mentre per i bambini da 0 a 9 anni c’è stata una lieve frenata, a dispetto degli allarmi lanciati sui bambini «untori» e sulla necessità di una campagna vaccinale destinata anche a loro.

C’è infine un dato connesso alla recrudescenza del contagio: le reinfezioni, che dal 24 agosto 2021 al 5 gennaio del 2022 sono state 36.082, pari al due per cento di tutti i casi notificati. Il dato più allarmante, però, è che nell’ultima settimana questa percentuale è salita al 3,1, rispetto al 2,4 della settimana precedente. Secondo l’Iss, la probabilità di reinfettarsi risulta più elevata nei non vaccinati rispetto ai vaccinati con almeno una dose e, ovviamente, negli operatori sanitari. Prima dell’arrivo della variante Omicron le reinfezioni erano solo l’uno per cento dei casi totali, e alcuni studi condotti nel Regno Unito stimano che con Omicron la possibilità di una reinfezione sia 5,41 volte superiore rispetto alla variante Delta. Un motivo in più, per il governo e il Cts, di procedere a un check sulle ultime decisioni assunte, con le quali si rischia di paralizzare il Paese senza fermare il contagio.


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