Con l’allarme Covid negli ospedali saltati 11 milioni di esami clinici
  • Il 69% degli italiani manifesta sintomi legati all’ansia, in Emilia 10.000 persone hanno chiesto sostegno psicologico all’Asl. E la psicosi fa aumentare i rischi per chi ha patologie diverse.
  • Il presidente della Società italiana di psichiatria Massimo Di Giannantonio,: «Aumentati i disturbi alimentari, boom della bulimia Sono cresciuti i consumi di farmaci, soprattutto antidepressivi. E pure quelli di cannabis comprata online»
  • Boom di interventi negli Usa e in Italia nella speranza che vedersi belli aiuti ad affrontare meglio la realtà

Lo speciale contiene tre articoli

Ansia, depressione, sovrappeso, fobie, insonnia. Persone che si barricano in casa e che non vogliono vedere più nessuno, che lasciano per giorni la spesa sul terrazzo nella convinzione di neutralizzare l’eventuale virus, o che hanno cambiato radicalmente alimentazione e ora si nutrono solo di surgelati perché ciò che è fresco è percepito come un veicolo potenziale di contagio. Comportamenti paradossali che stanno cambiando la vita di tanti italiani, sprofondati in un incubo. E non stiamo parlando solo di anziani o individui psicologicamente fragili già prima del Covid. Questi atteggiamenti deformati sono stati riscontrati anche nei quarantenni e addirittura negli stessi medici.

È l’eredità lasciata dal virus e dagli allarmismi eccessivi. Il servizio sanitario nazionale deve fare i conti non solo con il contagio ma anche con gli effetti collaterali della pandemia: nuove patologie ma anche patologie trascurate da chi preferisce non mettere piede in ospedale e rinviare visite ed esami. Un’emergenza nell’emergenza, le cui dimensioni sono ancora difficili da individuare. Nella Web conference «Lockdown vs salute mentale: la tutela del paziente nell’era Covid-19», psichiatri e psicologi hanno stimato che oltre 300.000 persone svilupperanno disturbi psichici, soprattutto tra coloro che hanno meno risorse e meno capacità di adattamento.

Finora la sanità pubblica si è concentrata sulla cura del contagio, sulla ricerca di un vaccino ma c’è un nemico per la nostra salute altrettanto pericoloso. La pandemia sta deformando i comportamenti. In Emilia Romagna, una delle regioni con più casi di contagio, in 10.000 si sono rivolti ai servizi pubblici, chiedendo un sostegno psicologico. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sestante dice che le conseguenze si faranno sentire anche più avanti.

Sono sempre più frequenti le persone che entrano in farmacia per chiedere qualcosa in grado di placare il malessere, il senso di vuoto interiore lasciato dalla prova durissima della pandemia, arrivata all’improvviso. Il sistema sanitario è preparato ad affrontare questi disturbi? È una domanda retorica, la risposta è nei numeri. Il nostro Paese destina alla salute mentale appena il 3,6% dell’intero finanziamento del servizio sanitario nazionale. In Francia, Germania, Regno Unito e altri Paesi europei le percentuali sono almeno il doppio, spesso superando il 10%.

«Stanno emergendo due reazioni alla pandemia, diametralmente opposte. Ci sono coloro che rimuovo il problema, arrivando a negare addirittura l’esistenza del virus e quelli invece che hanno comportamenti distorti al limite del patologico. I medici di famiglia ci riferiscono di persone che continuano a non voler uscire di casa, che evitano qualsiasi contatto con altri diversi dal nucleo familiare o che vengono in studio allarmati da un semplice colpo di tosse o da due linee di febbre. Sono comportamenti esagerati rispetto al timore di essere contagiati», dice Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, e vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma. «Alcuni ci riferiscono che spruzzano il disinfettate sulla spesa o che la lasciano per giorni in terrazzo. O hanno smesso di mangiare frutta e verdura perché temono di essere stati toccati da persone positive al virus. Anche se cerchiamo di convincerli che stanno esagerando, che è un comportamento anomalo, non ascoltano. Ho alcuni pazienti che hanno perso fino a 15 chili perché hanno cambiato tipo di alimentazione e per la grande e costante agitazione».

Bartoletti rivela che queste fobie hanno coinvolto anche il personale medico. «Ci sono colleghi che sono rimasti talmente impressionati dai decessi tra gli ospedalieri che indossano la mascherina anche quando sono in auto da soli, oppure quando ricevono un paziente si barricano dietro la scrivania. C’è chi ha smesso di frequentare i colleghi».

L’«altro» si rivela un pericolo per la propria sopravvivenza, per salvarsi è bene sfuggire ai rapporti interpersonali generalmente caratterizzati da sentimenti, passioni condivise, impegni sociali e professionali.

Come riportato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell’ultimo Situation report sul coronavirus, le notizie diffuse da media e social media si presentano allarmanti, a volte discordanti dai pareri tecnici, e sollecitano esperienze stressanti tali da incentivare comportamenti inappropriati o addirittura dannosi per la salute fisica e psicologica. L’Oms ha sottolineato che la pandemia è stata accompagnata da un eccesso di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile trovare fonti affidabili. E non mettono in guardia da forme di allarmismo ingiustificato che «possono danneggiare la salute pubblica con forme di falsa prevenzione».

Uno studio coordinato dall’università di Torino e pubblicato sulla rivista The Canadian Journal of Psychiatry rileva che il 69% della popolazione italiana manifesta sintomi legati all’ansia, il 31% legati alla depressione, mentre il 20% ha riferito sintomi da stress post-traumatico. I soggetti più a rischio sono prima di tutto le donne, poi gli individui con bassi livelli di scolarizzazione e quindi coloro che sono entrati in contatto con pazienti malati. Un’altra ricerca, che questa volta viene dagli Usa, ha scandagliato il comportamento dei giovani. Il 13% ha iniziato o ha aumentato l’uso di alcol o di marijuana per far fronte allo stress legato alla pandemia e quasi l’11% dichiara di aver preso seriamente in considerazione il suicidio.

Tornando in Italia, l’ansia ha fatto anche aumentare l’acquisto di medicine. Un rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e realizzato con Osmed, l’osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali, indica un incremento della richiesta di farmaci a base di acido ascorbico (vitamina C), ansiolitici e prodotti a base di vitamina D. Di contro c’è un calo della «pillola blu» e dei farmaci utilizzati per dare quell’»aiutino» in più nei rapporti sessuali. La paura sta vincendo sul piacere.

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