- Coi testamenti lasciati 100 milioni anche al fratello Paolo. La lettera con cui vengono disposte le donazioni non cita Luigi: le sue quote dovrebbero essere escluse dal calcolo. Gli immobili in mano alla Dolcedrago.
- Niente scossoni in Forza Italia, che terrà il congresso dopo le Europee ed è pronto al rientro dei calendiani.
Lo speciale contiene due articoli.
«Tanto amore a tutti». E poi: solide aziende, favolose ville e strepitosi lasciti. Siano fatte le ultime volontà del Cavaliere. Dopo giorni di attese e illazioni, ecco svelato l’arcano: i testamenti di Silvio Berlusconi sono tre e sono stati depositati nello studio di Arrigo Roveda, taciturno notaio assurto a improvvisa notorietà. Il primo è del 2 ottobre 2006: l’ex premier lascia la sua quota di patrimonio «disponibile», dunque anche il controllo di Fininvest, ai primi due figli, Marina e Pier Silvio. Mentre il resto viene diviso tra i cinque eredi «in parti eguali». Ben 14 anni dopo, il 5 ottobre del 2020, vengono confermate le precedenti intenzioni, con l’aggiunta di un lascito di 100 milioni al fratello Paolo. Intendimento reiterato nell’ultimo testamento, vergato dal Cavaliere il 19 gennaio 2022.
I giorni più difficili della sua vita. All’immortale Silvio è stata appena diagnosticata la leucemia. «Cara Marina, Pier Silvio, Barbara e Eleonora, sto andando al San Raffaele, se non dovessi tornare vi prego di prendere atto di quanto segue» scrive nella lettera ai figli, annunciando le sue ultimissime volontà. Segue un brevissimo elenco. Tre nomi. L’inseparabile fratello. La moglie putativa. L’amico perseguitato in suo nome. A Paolo Berlusconi, come già annunciato due anni prima, vengono lasciati 100 milioni. Altrettanti vanno a Marta Fascina. Altri 30 saranno elargiti a Marcello Dell’Utri. Tre postille a margine nella ripartizione dello sterminato impero, valutato 4 miliardi: «Per il bene che gli ho voluto e per quello che loro hanno voluto a me».
Saranno i figli a farsi carico di queste donazioni. E tra le righe, si celano perfino due misteri. A Paolo, citato due volte, vanno 200 milioni o il Cavaliere ha voluto solo ribadire? È lo stesso Paolo a fugare ogni dubbio, «per evitare fraintendimenti»: il fratello, rivela, gli aveva anticipato in più occasioni l’intenzione di lasciargli quei 100 milioni. Ma è l’elenco iniziale a porre ulteriori interrogativi. Berlusconi, nella lettera, si rivolge ai quattro figli: «Marina, Pier Silvio, Barbara e Eleonora». Non viene citato Luigi, il più piccolo. Dimenticanza o volontà? Qualora di trattasse di una precisa scelta, si tratterebbe di un favore all’ultimogenito, che sarebbe sollevato dall’incombenza verso i tre beneficiari. Insomma, i 230 milioni donati complessivamente a fratello, compagna e amico del Cavaliere verrebbero trattenuti dalle quote destinate ai quattro figli: dunque, quasi 58 milioni a testa. Comunque, scripta manent: Luigi non dovrebbe contribuire ad adempire agli ultimi desideri del padre, a meno di diversi accordi familiari.
L’ultimo testamento, che si conclude con quel «tanto amore a tutti», è contenuto in una busta datata «Arcore 19 gennaio 2022» Dentro, c’è questo appunto, lungo una quindicina di righe. È stato consegnato nel primo pomeriggio di due giorni fa, a Villa San Martino, dalla compagna beneficiaria al notaio storico. Roveda, nel successivo atto, ricostruisce: «La signora Marta Fascina, alla presenza di testimoni, mi consegna una busta non sigillata recante la scritta “Ai miei figli” e la firma “S Berlusconi“». Nella busta si trova un foglio di carta intestata composto da due facciate «scritto con inchiostro nero, apparentemente da un’unica persona» che, si specifica, la Fascina “ritiene essere il testamento olografo del signor Silvio Berlusconi e che mi chiede di pubblicare”».
Insomma: nei convulsi giorni dell’apertura dei primi due testamenti, Roveda va ad Arcore, dove Marta ha vissuto con Silvio. Sono le ultime disposizioni del Cavaliere, vergate all’improvviso. Quando vede la vita scivolargli via. Prevedibile quindi la generosità verso la quasi moglie, che non l’ha mai abbandonato durante la malattia. Scontato il gesto verso il devotissimo fratello. Meno scontata la riconoscenza per l’amico di sempre: l’unico indomito berlusconiano che ha davvero pagato, con una condanna di sette anni per concorso esterno, la pervicacia con cui i giudici hanno perseguitato il Cavaliere, i suoi amici e le sue aziende. «Quando stamattina mi ha chiamato il notaio, sono rimasto choccato dalla notizia», ammette Dell’Utri. «Non me lo aspettavo perché non mi doveva nulla. L’affetto rimaneva anche senza questo gesto materiale, che dimostra la grandezza dell’uomo». L’ex senatore di Forza Italia lo definisce un fratello: «Io ho dato tutto per lui e lui ha dato tutto per me», ricorda.
Rimarranno invece ai figli le proprietà immobiliari, come d’altronde emerge dal primo testamento: scritto nell’ottobre 2006, mentre l’ex premier era ancora sposato con Veronica Lario. Berlusconi lascia la «quota disponibile», ovvero il suo 20%, a Marina e Pier Silvio. Che insieme ora controllano il 53% di Fininvest. Così come il resto del patrimonio, tra cui le case e ville acquistate negli anni dall’ex presidente del Consiglio. Quasi tutte sono possedute dalla holding Dolcedrago. Pezzi unici e ragguardevoli: da Villa San Martino a Villa Campari sul lago di Como, da Villa Belvedere a Macherio a Villa Zeffirelli a Roma, dalla residenza alle Bahamas a quelle ad Antigua. Il gioiello della corona, però, è Villa Certosa in Costa Smeralda. Gli arabi, da anni, sono pronti a sborsare cifre indimenticabili. Si favoleggia dell’ultima offerta del figlio del re d’Arabia: mezzo miliardo di euro. Per adesso, nisba. Tutto rimane nelle salde mani dei cinque figli del Cavaliere.
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