Sala «chiude» Milano a carabinieri e polizia
Ansa
Nell’area B, poliziotti e carabinieri dovranno sottostare alle stesse regole degli altri milanesi, con tutti i disagi che questo comporta. Sindacati sul piede di guerra: «Con i nostri orari, raggiungere la città sarà impossibile: di fatto è interruzione di pubblico servizio».

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Impedire alle forze dell’ordine di entrare nell’area B di Milano con la propria auto privata «inquinante» per raggiungere la postazione di lavoro, come ha deciso il sindaco Beppe Sala, «è un provvedimento inopportuno e oppugnabile perché si tratta di interruzione di pubblico servizio» dichiara Antonio Serpi, segretario generale del Sim carabinieri, il sindacato dell’Arma.

Non c’è solo amarezza, per una decisione assunta in un momento di gravi difficoltà economiche e pur sapendo che «più del 90% dei carabinieri non può permettersi di cambiare l’auto, con lo stipendio che prendono» e quindi diventa «violenza privata», commenta il referente sindacale a livello nazionale.

Si profilano anche gli estremi penali di una scelta che, se crea enormi disagi nei lavoratori, nel caso della Benemerita impedisce che venga realizzata quella «vigilanza attiva, non interrotta e l’azione repressiva», alla base del regolamento cui devono attenersi i carabinieri che, anche se non sono di servizio, «debbono intervenire se avvengano infrazioni alla legge, oppure l’opera loro sia richiesta da pubblici ufficiali, o da privati».

Il blocco dell’area B, che dal 3 ottobre vieta l’ingresso e la circolazione delle Euro 2 a benzina e gli Euro 4 e 5 diesel, ha tolto alle forze dell’ordine la possibilità di raggiungere il comando, l’ufficio, il tribunale presso il quale prestano servizio. Nel caso dei carabinieri, si tratta quasi esclusivamente di sedi nella Ztl di Area C e, se fino a qualche settimana fa la targa delle loro auto private era memorizzata dalle telecamere e non prendevano multe, adesso per attraversare la B che si estende lungo circa il 72% del territorio milanese, non sono più riconosciuti come «autorizzati».

O si cambiano l’auto assecondando il delirio green del «sindaco calzetta arcobaleno», o si muovono a piedi rincorrendo tram e metro dopo aver inseguito i delinquenti che nella metropoli abbondano sempre di più. «Le forze dell’ordine non possono essere messe in difficoltà da orari», puntualizza Serpi. «Non sappiamo mai con certezza quando iniziamo e quando finiamo. Pensi a quando seguiamo l’ordine pubblico in uno stadio, se ci sono degli incidenti mica stacchiamo a fine turno. O se veniamo chiamati per un’urgenza e non siamo di servizio: dovremmo essere penalizzati perché lavoriamo di più, abbiamo dato più sicurezza alla città ma non possiamo rispettare i blocchi ai varchi? O dobbiamo fare ricorso al prefetto per farci annullare la sanzione?». Il referente sindacale dei carabinieri fatica a credere che il sindaco di una metropoli non abbia previsto deroghe per le forze dell’ordine, sempre indispensabili anche nella dimensione ecologico salottiera in cui Sala vorrebbe far vivere solo la sinistra radical chic che lo appoggia.

«Il carabiniere, come il poliziotto, è sempre in servizio. Da quando esce da casa e lungo il tragitto che percorre per andare al lavoro con la sua auto», ribadisce Serpi. «Se assiste a una rapina, a un incidente, deve intervenire, quindi non va ostacolato da telecamere sanzionatorie. Con il nostro ufficio legale stiamo valutando come intervenire nei confronti di questa assurda decisione, che mette a rischio pure la sicurezza dei milanesi».

L’aspetto ancor più grave, della mancata esenzione dai divieti in area B per le forze dell’ordine, è che il sindaco nemmeno si è preso il disturbo di parlarne con il questore. «Ha mandato avanti l’assessore alla Mobilità, Arianna Censi, e questo è già uno sgarbo istituzionale», osserva Gianpiero Timpano, segretario nazionale Sap, il sindacato autonomo di polizia.

Assieme alle altre cinque sigle sindacali, è stato redatto un comunicato che evidenzia come la decisione del sindaco «mette seriamente a rischio il sistema sicurezza milanese poiché i divieti imposti mal si conciliano con la specificità e gli orari dei servizi di polizia e, in generale, con tutti i servizi di pubblica necessità». Bisognava concordare la decisione dei blocchi con il questore, senza filtri, visto che i cittadini temono maggiormente violenza, rapine, degrado pubblico che le polveri sottili dai gas di scarico delle auto, necessarie per andare a lavorare quando i mezzi pubblici triplicano (come minimo) i tempi degli spostamenti. «Facciamo un lavoro che non può essere ingabbiato in fasce orarie al di fuori dei divieti dalle 7 e 30 del mattino alle 19 e 30. Abbiamo anche reperibilità, come facciamo a spostarci da casa con la nostra auto?», chiede sconcertato il sindacalista. Aggiunge: «Lo stesso problema si pone se vogliamo utilizzare mezzi pubblici. Lasciamo l’auto in un parcheggio scambiatore al di fuori della cerchia urbana, già super congestionato, e se terminiamo il lavoro in piena notte come torniamo a riprenderla senza più corse a disposizione? Come si possono prendere simili decisioni contro le forze dell’ordine?».

Ci sono tantissimi commissariati periferici all’interno dell’area B, quindi il problema coinvolge un numero enorme di poliziotti che magari abitano dall’altra parte della città e devono spostarsi rispettando orari rigidi, spesso senza certezze di quando potranno tornare a casa. «Ci sono colleghi che hanno comprato l’auto pochi anni fa, il più delle volte usata, e che adesso non possono più utilizzare, nemmeno vendere perché ha perso valore commerciale. Sala crede davvero che poliziotti, padri di famiglia, abbiano 20.000 euro da investire in un mezzo green? Non abbiamo remunerazioni alte, tanto meno possibilità di risparmio», commenta amaro Timpano, che non esclude mobilitazioni davanti a Palazzo Marino.

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