Quirinale, si vota da lunedì 24. Spunta l’ipotesi Draghi+Ursula
Mario Draghi (Ansa)
  • I dem lavorano a un accordo per sostituire Sergio Mattarella con Super Mario e prendersi Palazzo Chigi, sbattendo fuori il Carroccio dal governo. Dario Franceschini in pole position ma i rapporti con Mr Bce non sono buoni. E alla fine può spuntarla lo stesso Enrico Letta.
  • Numeri ballerini per il fattore virus. Roberto Fico annuncia la convocazione su Facebook. Nei primi tre giri servono 671 voti, poi 504.

Lo speciale comprende due articoli.

Nella trottola di schemi possibili per la grande e caotica partita del Quirinale, irrompe il fattore Ursula. Il piano politico, un’ipotesi che ovviamente può avere i numeri o no, ma di cui si è discusso a massimo livelli, vede infatti Mario Draghi sul Colle e Dario Franceschini a Palazzo Chigi, sostenuto da una maggioranza Ursula, appunto: Forza Italia dentro e la Lega all’opposizione. Questo l’accordo, o almeno un accordo, al quale si sta lavorando per sbloccare l’impasse sull’elezione del prossimo Capo dello Stato, condizionata dalla necessità di individuare contestualmente un nuovo presidente del Consiglio.

Condizione necessaria, considerato che per convincere i parlamentari a votare per Draghi, al Quirinale occorre rassicurarli sul fatto che la legislatura prosegua fino al 2023: l’incubo delle elezioni anticipate, infatti, rappresenta il più irto ostacolo all’ascesa di «nonno» Mario alla prima carica dello Stato. L’idea di un tecnico, anzi di un altro tecnico, a Palazzo Chigi, ad esempio l’attuale ministro dell’Economia, Daniele Franco, non convince praticamente nessuno, e così il punto di caduta, a quanto ci risulta sarebbe stato individuato in un esponente del Pd: il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Va ricordato che Franceschini non è assolutamente in buoni rapporti con Draghi: non a caso lo schema potrebbe restare valido anche con Enrico Letta premier.

L’accordo sarebbe stato raggiunto molto di recente, e quasi a prescindere da Matteo Salvini, il quale non avrebbe grossi problemi a votare Draghi ma che avrebbe ancor più interesse a non far parte di una nuova maggioranza con un dem a Palazzo Chigi. Del resto, sarebbe davvero strano il contrario: il leader del Carroccio ha già pagato un sostanzioso pedaggio dal punto di vista dei consensi con il sostegno al governo Draghi, sarebbe impossibile per lui convincere i suoi elettori a sostenere un esecutivo a guida Pd. Non solo: un annetto all’opposizione consentirebbe forse a Salvini di recuperare un gruzzolo di consensi, affiancando Giorgia Meloni all’opposizione. E da qui sarebbe meno difficile, a patto di mantenere unito il partito, sfilarsi da molti provvedimenti in tema di emergenza sanitaria su cui perfino Giancarlo Giorgetti ha iniziato a smarcarsi già adesso.

Forza Italia invece resterebbe a far parte della maggioranza di governo. La convergenza della Lega su Draghi, infatti, non potrebbe certamente incrinare il rapporto tra Salvini e Silvio Berlusconi (in fondo è già accaduto l’opposto: Lega al governo, azzurri all’opposizione). Il Cavaliere, che sta puntando tutto sulla presidenza della Repubblica, un obiettivo che avrebbe necessariamente bisogno tuttavia della rinuncia o della bocciatura dell’attuale premier alla corsa per il Colle. D’altro canto, però, Forza Italia è un partito che si è caratterizzato per la moderazione e per la tendenza alla stabilità, e inoltre i parlamentari azzurri non accetterebbero di certo le elezioni anticipate, poiché tra calo dei consensi e taglio dei parlamentari al prossimo giro saranno in pochissimi a essere riconfermati. Forza Italia resterebbe dunque inchiodata al governo, completando quella maggioranza Ursula che è un po’ l’obiettivo di tutte le forze politiche che potremmo definire «non sovraniste», e che hanno contribuito alla elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea nel 2019.

Per il Pd sarebbe l’apoteosi: otterrebbe infatti la presidenza del Consiglio in una legislatura partita con uno dei peggiori risultati di sempre, quel 18% che costò la segreteria a Matteo Renzi. Il Pd si confermerebbe partito di sistema per eccellenza: Enrico Letta ha tentato, o finto di tentare, di mantenere Draghi a Palazzo Chigi, ma non potrebbe mai e poi mai rinunciare a esprimere il premier destinato a traghettare l’Italia fino alle elezioni del prossimo anno. Non solo: tenere la Lega fuori dalla maggioranza di governo è sempre stato l’obiettivo di Letta e degli altri capicorrente dem, e non è certo un caso che proprio oggi è previsto un Consiglio dei ministri incandescente, con Pd, Leu e Forza Italia che premono per l’obbligo vaccinale o comunque per l’estensione dell’obbligo del super green pass alla maggior parte delle categorie professionali, a partire dai dipendenti della Pubblica amministrazione.

Contrari Lega e M5s: a proposito dei pentastellati, è evidente che per il partito guidato (per così dire) da Giuseppe Conte qualunque soluzione del rebus Quirinale che non porti alle elezioni anticipate sarà accolta con trenini di festeggiamento. I grillini, o presunti tali, sono letteralmente terrorizzati dalle urne anticipate, che vedrebbero decimata la loro pattuglia parlamentare: Franceschini premier o chi per lui andrebbe dunque benissimo, come del resto chiunque altro. L’elezione di Mario Draghi alla presidenza della Repubblica si potrebbe celebrare al primo scrutinio, un altro fattore che sta facendo propendere le forze politiche per questa soluzione. Ricordiamo sempre, infatti, che sull’elezione del successore di Sergio Mattarella incombe il dilagare dei contagi di questi giorni, con decine di deputati e senatori in quarantena: se si arrivasse, come è stato ipotizzato, a 100 assenti il 24 gennaio, giorno della prima votazione, sarebbe difficile per chiunque raggiungere i quorum necessari all’elezione, che sono fissati a quota 671 (i due terzi del totale dei grandi elettori, 1.007) nelle prime tre votazioni e a 504 (la maggioranza assoluta) dalla quarta in poi. Difficile per chiunque, ma non per un candidato votato da tutti o quasi (non si sa cosa farà Giorgia Meloni). Ovvero, per chiunque ma non per Mario Draghi.


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