Il fallimento dei droni di Piaggio Aero è colpa del Pd (Renzi e Pinotti)
ANSA
  • L’ex ministro della Difesa e i dem attaccano i gialloblu sul fallimento dell’azienda produttrice di velivoli a pilotaggio remoto, eppure il golden power imponeva al governo precedente l’onere e l’onore di «sorvegliare l’equilibrio economico-finanziario». Non è stato fatto. Del resto dal 2014 non viene pubblicato un bilancio e nel 2017 persino la Guardia di finanza escluse la società dal bando di manutenzione per violazione degli obblighi di legge.
  • Il P.180 evo è ormai fuori mercato, anche perché costa più di un jet di una categoria superiore. Consuma di meno, va veloce, ma a livello di manutenzione il costo di 8 milioni di euro è eccessivo, rispetto ai 4,5 per esempio, del brasiliano Phenom 100.

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Quasi 620 milioni di euro di debiti, con un attivo di 494 milioni. Sono le cifre che compaiono nella richiesta di ammissione all’amministrazione straordinaria da parte di Piaggio Aerospace, l’azienda di Villanova d’Albenga specializzata nella costruzione di droni, arriva al capolinea la scorsa settimana. E’ la prima volta dopo quattro anni, a distanza dell’ultima pubblicazione del bilancio nel 2014, che si viene a conoscenza del reale stato economico di questa azienda, su cui i governi di centrosinistra avevano investito molto in questi anni, soprattutto l’ex premier Matteo Renzi e il ministro della Difesa Roberta Pinotti, annunciando in pompa magna del 2014 l’apertura di un nuovo stabilimento. Peccato che le cose siano andate diversamente. E che soprattutto, dopo l’entrata del fondo emiratino Mubadala nel 2015, la situazione fallimentare di Piaggio sia stata per anni sotto gli occhi di tutti senza che nessuno abbia mosso un dito.

Anche per questo motivo, tra i sindacalisti e chi ha seguito la vicenda in questi anni, sono suonate un po’ strane le critiche mosse proprio dalla Pinotti all’attuale governo. «Quello che noi abbiamo fatto, loro lo hanno disfatto», ha detto l’ex numero uno della Difesa attaccando il governo gialloblu. «Il silenzio della maggioranza e del governo sul futuro di Piaggio era ed è irresponsabile. Ma è stato solo la naturale anticamera di questo disastro» ha aggiunto il vicepresidente della Commissione giustizia della Camera, Franco Vazio. Leggendo queste dichiarazioni del Pd, viene da domandarsi chi abbia governato su Piaggio in questi anni. Perché è pur vero che è stato lasciato in eredità dal precedente esecutivo questa estate il decreto firmato Pinotti-Vecciarelli sullo stanziamento di 766 milioni di euro per i droni militari P2.hh, che il ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha fermato, ma è assolutamente fuorviante sostenere che i governi Renzi-Gentiloni abbiano fatto di tutto per salvare la Piaggio. Del resto basta mettere in fila i nomi di chi ha gestito il dossier negli ultimi anni, per capire che i dem hanno più di una responsabilità sul disimpegno di Mubadala come del rischio licenziamento per 1.200 lavoratori.

Oltre a Renzi che celebrò in pompa magna nel 2014 lo stabilimento di Villanova D’Albenga, a seguire da vicino il dossier tra i 2014 e il 2016, fu l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, figura di punta del Giglio magico fiorentino. E proprio i renziani hanno ottenuto i maggiori benefici dalla gestione di Piaggio, perché mentre l’azienda falliva, senza una politica industriale all’altezza, c’era per esempio chi come il gruppo Orsero versava alla Leopolda di Firenze ben 70.000 euro. Gli Orsero sono famiglia impegnata nell’alimentare famosa nel mondo e proprio Piaggio rilevò da loro un capannone in Liguria dove è stata esternalizzata parte della produzione.

Ma non finisce qui. Perché ancora adesso non sono chiari i motivi per cui la stessa Pinotti, insieme con l’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli, ora capo di stato maggiore della Difesa, non siano mai intervenuti sulle scelte dell’azionista di maggioranza Mubadala. Lo avrebbero potuto fare, grazie al golden power, che permette al governo italiano di sorvegliare sulle aziende strategiche. A questo proposito il governo non aveva solo il diritto ma il dovere di «sorvegliare l’equilibrio economico-finanziario» dell’azienda. Persino la Corte dei Conti sollevò obiezioni alla cessione della maggioranza a Mubadala. E il ministero della Difesa rispose che, nonostante ci fossero gli estremi per opporsi, riteneva che Mubadala avrebbe garantito i livelli occupazionali di Piaggio. La risposta alla Corte dei conti venne inviata con una lettera di accompagnamento di Carlo Magrassi, allora consigliere militare di Renzi e oggi consigliere industriale del ministro Elisabetta Trenta. Nessuno si è accorto che Piaggio accumulava 618 milioni di debiti?

Per di più nel settembre dello scorso anno a certificare il fallimento dell’azienda un documento della Guardia di finanza che certificò la crisi economica spiegando come l’allora governance aveva violato gli obblighi di legge nella presentazione dei documenti per la gara d’appalto per la manutenzione dei P.180 Avanti come i corsi di addestramento per i piloti. Si trattò di un perdita di una commessa da 3,5 milioni di euro, rilevante perché riguardava un nostro corpo di polizia. All’epoca il governo non disse una parola. E a palazzo Chigi c’era il Pd, non i gialloblu Lega e 5 Stelle.

Alessandro Da Rold

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