- Avviata la procedura per mandare alla sbarra il leader leghista sul caso Gregoretti. Decisivo il voto dei grillini. L’ex ministro dell’Interno: «Fiero di aver difeso i confini».
- Nel caso Diciotti l’esecutivo era compatto e la Procura chiese l’archiviazione.
Lo speciale contiene due articoli.
«Conto di trascorrere il 2020 a piede libero. Voglio guardare in faccia quelli con cui abbiamo condiviso scelte di governo ed oggi hanno cambiato idea». Parola di Matteo Salvini, che si prepara a far ballare attorno a sé tutta la politica italiana sul tema dell’immigrazione: praticamente una manna dal cielo per il leader della Lega.
La battaglia si annuncia campale sulla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania nei confronti di Salvini, accusato di sequestro di persona nell’inchiesta sulla nave della Guardia costiera italiana Gregoretti, che fu fatta sbarcare il 31 luglio scorso, dopo 3 giorni in mare con 131 persone a bordo.
Ieri la giunta per le immunità parlamentari, convocata al Senato e presieduta da Maurizio Gasparri di Forza Italia, ha avviato la procedura per la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini.
Gasparri ha spiegato che il leader leghista avrà 15 giorni per presentare una memoria o essere ascoltato sul caso e che la Giunta dovrebbe votare presumibilmente il 20 gennaio. Dopo che la Giunta avrà espresso il suo giudizio, entro 30 giorni l’aula del Senato sarà chiamata a esprimersi sulla richiesta di autorizzazione a procedere.
Si annuncia un inizio 2020 pirotecnico: il 26 gennaio ci saranno le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, alla fine di febbraio il voto su Salvini. La navigazione del governo guidato da Giuseppe Conte si annuncia molto, molto difficile. Riflettori accesi, manco a dirlo, sul Movimento 5 stelle: in occasione dell’analogo caso Diciotti, lo scorso marzo i pentastellati – all’epoca alleati della Lega – dopo aver consultato gli iscritti sulla piattaforma Rousseau, votarono contro l’autorizzazione a procedere. Stavolta, faranno il contrario: «Mi pare che Salvini», attacca il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, «abbia sempre detto di non avere nulla da temere. Ora fa la vittima. Penso sia ben chiaro che la questione Gregoretti non è come quella della Diciotti. La Diciotti fu una questione», aggiunge Di Maio, «la Gregoretti è stata propaganda del ministro Salvini, che a un certo punto cominciò ad annunciare il blocco delle navi militari. Per il caso Diciotti, Salvini diceva che non aveva problemi a farsi processare. Adesso lo vedo un po’ impaurito, però è evidente che ognuno deve assumersi le sue responsabilità».
In realtà, Salvini è tutt’altro che impaurito. Il leader del Carroccio non lo ammetterà mai, ma l’idea di giocare questa partita lo entusiasma, perché si disputa sul suo terreno preferito: campo pesante, corpo a corpo, gioco duro, legnate a più non posso. Per lui la partita è win-win, esattamente come sta accadendo negli Stati Uniti a Donald Trump, che i sondaggi segnalano rinvigorito nel consenso dall’impeachment voluto dagli avversari democratici. Se il Senato negherà l’autorizzazione a procedere, il governo andrà a casa; se invece la concederà, Salvini vestirà i panni del martire della patria, di colui che si è immolato per contrastare l’invasione degli immigrati, dello statista tradito dagli ex alleati.
Non a caso, le dichiarazioni di Salvini sono di sfida: «Fanno il processo? Non vedo l’ora di andarci», dice l’ex ministro dell’Interno a L’aria che tira, su La7, «pop corn e bibite tassate dal governo. Il sequestro di persona è una cosa grave, era quella cosa che rapivano i bambini e gli tagliavano l’orecchio. A Di Maio dico che deve dire se quanto fatto l’abbiamo fatto come scelta del governo. Mi processeranno», aggiunge Salvini, «amen, chi se ne frega. Rischio processo e galera», prosegue ,«per aver protetto i confini della Patria. Sono sereno e la serenità mi è data anche dall’affetto delle persone che incontro ogni giorno che mi esortano ad andare avanti, a filare dritto per difendere l’Italia. Conto di trascorrere a piede libero il 2020 per portare avanti le nostre battaglie. Quel che ho fatto», argomenta Salvini, «l’ho fatto da ministro, e lo dimostreremo con le carte, con l’ok di tutto il governo. Se poi oggi qualcuno, per convenienza o per non litigare col Partito democratico, dice che Salvini è brutto, cattivo, sequestratore, razzista e fascista e deve essere processato, allora poi ne risponderà la sua coscienza. Di Maio? Un piccolo uomo, tutto qui».
Lo scontro è senza quartiere: «È una vergogna», sottolinea Salvini, «che il sottoscritto rischi 15 anni per aver difeso i confini. Ma non sono l’unico, guardando come viene trattato Trump negli Stati Uniti oppure Netanhyau in Israele. Penso che qualcuno faccia un uso politico della magistratura, usi il suo ruolo per fare politica. Pochi, il 99% della magistratura italiana è sana, libera e indipendente».
Intorno al leader del centrodestra, si stringono gli alleati, Fdi e Forza Italia: «Considero scandaloso», attacca Giorgia Meloni, «che adesso si stia processando Matteo Salvini per aver impedito a persone irregolari di entrare. Ma c’è una cosa che considero più scandalosa: Di Maio che vota a favore. Se Di Maio vota a favore oggi, vuol dire che ieri non era d’accordo con quello che faceva Salvini, però pur di tenersi la sedia sotto al sedere è stato muto».
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